Quattro antichi pezzi in osso

(Roberto C.)
Nel giugno 1996 ad Albano Laziale (Roma), in uno strato di terreno d’età medievale, furono casualmente trovati durante dei lavori di consolidamento quattro antichi pezzi degli scacchi, più precisamente del loro antico predecessore Shatranj (approfondimenti); tale notizia circolò per un decennio principalmente nel mondo archeologico [1] e soltanto nel 2007 anche tra gli studiosi della storia degli scacchi. [2].

La tipologia di questi pezzi andò avanti per parecchi secoli fino a quando iniziò quella trasformazione voluta dagli europei verso forme più slanciate (approfondimenti). Alti dai 33 mm. ai 40, con la base circolare di circa 30 mm. o esagonale, sono abbelliti da cerchietti e sottili lineette; vediamoli brevemente uno alla volta.

177 DONNA RE DALL ALTO

DONNA (o Re?)

Pezzo dalla tozza forma cilindrica. Ha una profonda tacca nella parte superiore e tre righe circolari incise orizzontali parallele, sia sulla base di appoggio che sulla parte superiore. Sono numerose le decorazioni di piccoli cerchietti incisi presenti tutt’attorno al pezzo, presenti anche sull’estremità piatta superiore.

Nella Persia del tempo [3] gli antichi pezzi “Shah” e “Mask i aparzen” (che all’epoca degli arabi divennero Farzen e Visir) simboleggiavano il monarca (Re) e la “Tenda del comando” (Donna); questo è sicuramente un pezzo nobiliare ma risulta molto difficile stabilire quale dei due: crediamo sia un’antica Donna (piuttosto che un antico Re).

COPERTINA TORRE

TORRE

Pezzo integro con superficie levigata quasi lucente, dalla sezione esagonale e l’estremità superiore biconvessa è decorato alla base da tre linee incise orizzontali parallele e da cerchietti incisi collegati da linee verticali ed oblique.

Si tratta di un’antica Torre dall’inconfondibile forma con la spaccatura bicuspidata verso l’alto che simboleggiava l’antico carro da guerra utilizzato almeno fino a tutto l’VIII secolo come mezzo bellico di minore importanza che nel Medioevo ha portato gli europei a rappresentarlo unicamente come un Rocco italiano (dal Rochus latino, derivato dall’arabo-persiano Ruhk) dalla forma ben visibile ad esempio nelle splendide miniature del “Libro de Ajedrez, Dados y Tablas” di Alfonso X, detto Il Saggio.

Libro de Ajedrez_05_1253
Alfonso X, Libro de Ajedrez, Dados y Tablas, 1283
(Immagine tratta da http://chessbook.es/historia-del-ajedrez.html)

177 ALFIERE DALL ALTO

ALFIERE

Pezzo di forma cilindrica arrotondata abbastanza integro ma dalla superficie consunta, decorato alla base da tre linee incise orizzontali parallele e da gruppi di cerchietti disposti simmetricamente.

Ha il classico profondo taglio tra le due protuberanze superiori a stilizzare le zanne dell’elefante, componente abituale dell’antico gioco orientale e del tutto estraneo alla mentalità del giocatore europeo, che col tempo diventeranno, con il loro completo avvicinarsi, la nota forma della mitria vescovile (alfiere in inglese si dice bishop, cioè vescovo).

4 laterale nero

ALFIERE (o CAVALLO ?)

Pezzo integro dalla superficie levigata quasi lucida, dalla sezione circolare e decorato alla base da tre linee incise orizzontali parallele e sul corpo da cerchietti incisi collegati tra loro da linee oblique e verticali.

Alla sommità del pezzo sono presenti due protuberanze e sul retro un lungo cordolo centrale decorato; per via delle due sporgenze superiori, realizzate per mezzo di un taglio centrale, parrebbe quasi sicuramente un Alfiere, ma la presenza sul retro di un non comune e rifinito “cordolo” centrale che inizia nella parte superiore ed arriva fin quasi alla base del pezzo, potrebbe verosimilmente indicare la “criniera” stilizzata di un Cavallo; forse non è un caso che sul retro di tutti e tre i cavalli dei pezzi di Venafro è presente una non comune “grezza sporgenza”. Gli antichi Fil (Alfiere) e Asp (Cavallo) per molti secoli vennero realizzati, per motivi di ordine pratico-costruttivo, con la forma molto simile tranne qualche piccolo particolare (in genere una o due protuberanze, una piccolo triangolino per evidenziare il muso del destriero, o altri dettagli).

Ipotesi di datazione

In aggiunta ai dubbi già esposti sull’esatta tipologia di alcuni pezzi, resta da stabilire una congrua datazione: per foggia islamica, materiale osseo e dimensioni ma anche per le decorazioni ad “occhi circolari”, indizi importanti, generalmente considerate innovazioni di carattere europeo ed assenti in molti dei pezzi di produzione “islamica”, crediamo si possano datare tra il XII ed il XIII secolo, più difficilmente al X-XI secolo [4].

Questi pezzi Shatranj, tra i più belli che l’Italia custodisce, esposti nella vetrina 66 del piano inferiore della Sala XVIII della Sezione Medievale-Rinascimentale, meritano una visita al Museo Civico di Villa Ferrajoli dove ci sono molte altre cose interessanti da vedere; informatevi bene prima (oggi i mezzi ci sono!) e, col pretesto di questi antichi reperti, organizzate per voi ed i vostri amici una bella gita culturale e culinaria…


[1] I risultati preliminari dello scavo, insieme alla notizia del ritrovamento degli scacchi, sono in P. CHIARUCCI, Porta Principalis dei Castra Albana, Documenta Albana II serie n. 14-15, 1996 pp.71-86
[2] Cassano R., I quattro antichi pezzi degli scacchi del Museo Civico di Albano, L’Italia Scacchistica, 1193. giugno 2007
[3] Con il termine Persia (dal 21.3.1935 è l’attuale Iran), gli uomini che vi abitavano nell’antichità intendevano l’area entro i confini di Afghanistan, Pakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghzistan. (Wiesehofer, 1999, pag. 9).
[4] Datazione confortata anche dall’eccezionale ritrovamento di Sandomierz, comune nel sud-est della Polonia: 28 pezzi di scacchi ritrovati in una casa di legno risalente tra la fine dell’XI e la prima metà del XII secolo.

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