Cronache scacchistiche torinesi e italiche: il 1923 da Alekhine (a Batori)

(Riccardo M.) – Parte 1: Alekhine

24 marzo del 1923
“Il formidabile campione della scacchiera, il maestro russo Alessandro Alekhine, è venuto in Italia per un breve giro, reduce dai grandiosi trionfi ottenuti nella Francia e nella Spagna. …

[nella foto, Torino 1923: Stazione di Porta Nuova]

… Ora è a Torino: 4 partite simultanee contro consultazione e alla cieca. Vittoria su tutta la linea! I 12 avversari (3 per ciascuna scacchiera) sono i migliori del Circolo Torinese. Tale vittoria è certamente una delle più brillanti della sua gloriosa carriera. Alla sera dello stesso giorno gioca una partita contro Canal a parità di condizione: è un gioco piano che si prolunga fino alle sei del mattino, dopo circa cento mosse: solo alla fine il grande Maestro moscovita vince il geniale Peruviano….

… Noi nel salutarlo da queste pagine gli facciamo l’augurio che da campione europeo sappia domani allargare questo titolo alle altre parti del mondo battendo il formidabile cubano”.

Eh, già! L’augurio dell’articolista, che si firmava “..Le Pion coiffé..” su “L’Italia Scacchistica”, ebbe a concretizzarsi pochi anni dopo, nel 1927, quando Alekhine strappò il titolo mondiale a Capablanca.

I nomi dei 12 “consultanti” torinesi strapazzati da Alexander Alekhine non venivano riportati dal “..Le Pion coiffé..”. Conosciamo però il nome di colui che a Torino era il più forte giocatore dell’epoca, tale Felice Germonio (il primo Maestro della città, e che fu anche Presidente del Circolo), il quale nel 1923 vinse il Campionato della “Società Scacchistica Torinese”, imbattuto, con 17 punti su 18 partite.

L’esibizione di Alekhine, invitato da un’attivissima FSI, si tenne nei saloni del “Circolo Siciliano”, in via Bogino, e non sfuggì neppure ai commentatori de “La Stampa”. Ecco quanto si leggeva di Alekhine sul quotidiano torinese:

“Estraneo a tutti, siede davanti a una finestra socchiusa. Guarda fuori, insistentemente, come chiedendo ispirazioni ai grandi alberi del cortile. Fuma e, di quando in quando, beve una sorsata di sciroppo o di caffè. La sedia che ha davanti è già coperta di tazze vuote. Appoggiato a un bracciale, si tormenta le labbra con una mano. Nessun altro segno di tensione, di concentrazione. Eppure chissà quanto deve lavorare la sua mente! E’ inappuntabilmente vestito di nero, dalle calze alla cravatta, tranquillo, come impassibile, quasi immobile. Sta combinando i piani di quattro battaglie. Non c’è che dire. C’è in lui la stoffa di un Napoleone (…) il russo è lottatore personalissimo, audace: ama le mosse avventurose e originali, la schermaglia che disorienta, il colpo a fondo condotto con oculata scaltrezza. (…). Attacca con foga irresistibile, obbliga gli avversari a difendersi, li mette in posizione sempre più difficile. Sono attimi di attesa febbrile. Speranza e sgomento si alternano. (…). Alle 18 egli coglie la prima vittoria. La scacchiera che era reputata la più forte cede le armi. Rinuncia a continuare, perché ridotta agli estremi. Bandiera bianca. Grande mormorio di commenti. Alekhine, quando gli portano la novella, accenna semplicemente a un mezzo sorriso e di nuovo si astrae. Napoleone!” [1]

Il giorno dopo, il 25, Alekhine era a Milano, alla Scacchistica Milanese, dove si era esibito anche il giorno 23. Altra simultanea alla cieca, altra “lotta titanica”. Qui solo due fortunati (G.Bussola ed L.Morelli) riuscirono a batterlo, cosa che non riuscì all’ingegner Luigi Padulli (presidente del circolo e vice-presidente della FSI), che resistette ben 8 ore, in un difficilissimo finale, prima di abbandonare.

Alekhine, accomiatandosi, strinse calorosamente la mano al rappresentante della FSI (il prof. Giuseppe Orlandi, Segretario Generale), dichiarandosi “enchanté” della entusiastica accoglienza e dell’impeccabile organizzazione. Sfortunatamente la Federazione non poté accontentare tutte le altre Società che si erano dette pronte ad ospitare ben volentieri ulteriori esibizioni del campione, in quanto lo stesso Alekhine aveva già anticipato alla FSI di non poter dedicare più di tre giorni al suo soggiorno in Italia.

In quell’anno la sede della Società Scacchistica Torinese fu spostata dal glorioso “Caffè degli Specchi” al “Caffè Romano” in Piazza Castello, mentre Andrea Cavalleri sostituiva alla presidenza Felice Germonio. Quasi contemporaneamente, a Torino nasceva, per la prima volta in Italia, una “Sezione Universitaria di scacchi”.

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Torino 1923: sullo sfondo, a destra, l’antico “Caffè Concerto Romano”

Senza dubbio le presenze dei migliori campioni stranieri presso i circoli italiani, sia pur rare, hanno contribuito a spingere l’interesse e la diffusione del gioco nel nostro Paese nel primo quarto del Novecento, nonostante la triste parentesi bellica. Ricordo che ben prima di Alekhine, nel febbraio del 1914, un altro grande, il maestro tedesco Siegbert Tarrasch, scese da noi, anche lui per un breve giro, accolto entusiasticamente come lo sarebbe stato poi Alekhine.

E i risultati non tardarono a farsi vedere, sospinti anche dalla FSI, da poco costituita (accadde il 20 settembre del 1920, con Carlo Salvioli presidente onorario e Luigi Miliani presidente effettivo), e dall’attivismo di alcuni suoi dirigenti, su tutti il segretario prof. Giuseppe Orlandi.

Le piazze di Milano e Torino non erano state scelte a caso dalla FSI per la breve puntata italiana di Alekhine.

Leggevamo infatti sul Blog della Scacchistica Torinese che già ”Domenica 25 giugno 1922, fra il più vivo ed intenso interessamento di tutti gli scacchisti milanesi, in una delle magnifiche sale della Società Artisti e Patriottica gentilmente concessa si svolse la prima prova del match fra la S. S. Milanese e la consorella Torinese…. Primo confronto di una serie che si prolungherà nei decenni fra i due principali circoli del Nord Ovest. Non suona certo bizzarro che la rivalità fra Torino e Milano, così viva in altri campi, a cominciare dal gioco del football, si allargasse a comprendere anche il dominio degli scacchi. I matches fra le due squadre, fin da quel lontano primo esperimento, ebbero sempre gran seguito di tifo e di partecipazione: ci si impegnava ad allestire la formazione migliore, e il perdente (più spesso Torino che Milano) masticava amaro fino al match successivo”.

Per la cronaca quel primo incontro fra le due città fu vinto da Milano per 10 a 7; in prima scacchiera Germonio prevalse sul maestro Roberto Sani, e sulla seconda il milanese Ugo Schenardi ebbe la meglio su Eugenio Szabados.

Nel 1923 gli scacchi erano molto attivi soprattutto a Milano e a Torino, ma si giocava sempre di più anche a Venezia, Verona, Trieste, Bologna, Ferrara, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Mantova, Brescia, Monza, Varese, Legnano, Gallarate, Domodossola, Novara, Genova, La Spezia, Pisa, Viareggio, Firenze, Foligno.

Di consueto i circoli si appoggiavano come sede presso dei Caffè, come a Padova (Caffè Gaggian), a Pisa (Caffè Chianese), a Mantova (Caffè del Veneziano), a Udine (Caffè Roma), a Trieste (Caffè Orientale), a Reggio Emilia (Caffè del Teatro Comunale), a Busto Arsizio (American Bar Cinzano), a Bologna (Caffè della Mercanzia) a Brescia (Caffè Maffio), a Ravenna (Caffè Moka), a Forlì (Caffè Centrale), a Parma (Caffè Bontadina di Via Mazzini), a Varese (Caffè Principale), a Gallarate (Caffè Commercio in piazza del Duomo), a Sampierdarena (Bottiglieria Durando in via Barabino n.23/rosso), a Legnago (Pasticceria Bendazzoli), ad Alessandria (Gran Caffè Galleria).

Né mancava di crescere la partecipazione al Sud, in primis a Napoli e Palermo, delle quali abbiamo parlato in altro post.

E poi ancora citiamo i circoli di Pisa (di nuovo) e Viareggio, i quali nella primavera del ’23 si sfidavano “toscanamente” su 11 scacchiere con andata e ritorno. E nuovi circoli si costituirono nella seconda metà dell’anno, come a Rapallo, a Casalmaggiore (Cremona), e poi al Sud: a Messina, a Bovalino (Reggio Calabria), Adria e a Cava dei Tirreni.

All’inizio del 1923 più della metà dei soci della FSI si riscontravano comunque in tre sole regioni: Lombardia, Veneto ed Emilia.

Nascevano nel 1923 anche delle nuove rubriche sui quotidiani. La prima fu quella bolognese del “Resto del Carlino”, che poteva vantare la collaborazione del campione italiano, il marchese Stefano Rosselli del Turco, del problemista Ettore Foschini e del maestro Giovanni Cenni. Già in verità una rubrica era presente, a partire dal 1920, ogni martedì, sul “Secolo” di Milano, sorta per interessamento del prof. Orlandi, segretario della FSI, e tenuta dal dott. Guidelli (ma inspiegabilmente soppressa sul finire del 1921). E ancora più antica era la rubrica de “L’Illustrazione Italiana”, curata dalla coppia L.Morelli/Giuseppe Padulli.

Nel maggio del 1921 Giuseppe Padulli aveva fondato una nuova rubrica sul settimanale “La Vittoria”, ed un’altra era apparsa sul “Gazzettino Illustrato” di Venezia. Sempre nel 1921 aveva iniziato le pubblicazioni una rivista quindicinale, “L’Alfiere di Re”, con la redazione in Palermo (corso Tukory 198) composta dai signori Cancelliere, Lanza e Raccuglia. Ad Udine l’organo ufficiale del Circolo era “il Giornale di Udine”, al tempo piuttosto diffuso nella provincia.

Ampio spazio agli scacchi dedicava “Il Piccolo“ di Trieste, che nel maggio del 1922 aveva lasciato un’intera colonna al “Campionato della Venezia Giulia”, non disdegnando particolari: “…. Con viva soddisfazione si videro scendere in lizza i signori Luigi Riedl e Giulio Traubner, che mancavano dai tornei, l’uno dal 1904, l’altro dal 1913….Leone Singer si misura nell’ultima partita contro Traubner e, approfittando di alcune mosse deboli dell’avversario, lo stringe sempre di più e, dopo aver superato una gravissima minaccia, lo vince” (quel torneo fu vinto alla pari da Traubner e Riedl, n.d.a.).

(segue)


[1] Vedi anche, fonte preziosa di informazioni per il presente articolo: “C’erano una volta i Re” – Piccola storia della Società Scacchistica Torinese (ed. 2004)

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