Spettatori decapitati

(Riccardo M.)
Il 17 gennaio del 1918 “The Times” pubblicò un servizio sul gioco giapponese “Go”, molto diffuso nell’estremo oriente, raffrontandolo con gli scacchi. A sua volta la nostra “L’Italia Scacchistica” riprendeva, pochi giorni dopo, quel servizio dell’illustre quotidiano, così commentando:

“In verità il Go è originario della Cina, al tempo in cui il Grande Impero era anche una grande potenza militare. Il Go è essenzialmente un giuoco di guerra, con il che si spiega in parte la sua grande popolarità … in oriente. Quando il lettore saprà che esso si giuoca su una scacchiera di 18 case di lato, il che dà 361 punti di intersecazione, e con 180 pezzi per parte, troverà poco probabile che esso si estenda anche da noi in concorrenza con gli Scacchi, già ritenuti come un giuoco abbastanza difficile.

Ma il punto interessante del raffronto del Times è costituito dalle regole elaborate dai Giapponesi (o dai Cinesi) intorno all’etichetta del giuoco ed in ispecie intorno al contegno della Galleria.

Agli spettatori è severamente proibito commentare le partite, suggerire mosse, o altrimenti interloquire nel gioco. Questa che è ora semplice norma di cortesia, sembra abbia avuto in altri tempi più rigorosa sanzione, a giudicare dalla configurazione della scacchiera, che presenta sul rovescio una depressione in forma di coppa, destinata ad accogliere il capo mozzo dello spettatore imprudente e loquace. Ottima e rispettabile costumanza (conclude scherzosamente il Times), che non pochi scacchisti, esperti dell’acuto fastidio di una galleria pervicacemente nervosa, vedrebbero volentieri rinnovellata ed estesa ….”

Ma dimentichiamo certi truci particolari e diciamo che in effetti il “Go” è uno dei giuochi più antichi del mondo, essendo nato all’incirca 2.500 anni fa in Cina. Dev’essere pure assai più complicato dei nostri scacchi, come suggeriva già nel 1918 il Times, se è vero che l’uomo è risultato, molto più a lungo che negli scacchi, invincibile nel “Go” da una intelligenza artificiale.

Ciò fino al marzo del 2016, quando, contro il pronostico, il supercomputer Alpha-Go, sviluppato dalla DeepMind, ha battuto in un match il sudcoreano Lee Sedol, uno dei più forti giocatori al mondo. Alpha-Go si è portato subito sul 3 a 0, e la cosa apparsa più impressionante è che pare abbia utilizzato strategie inusuali e giudicate sbagliate agli occhi degli esperti umani.

AlphaGo

Gli spettatori presenti all’ Hotel “Four Season” di Seoul, sede dell’incontro, ammutoliti dalla sorpresa, si sono ripresi ed entusiasmati nella quarta partita, quando Lee Sedol ha dato la sensazione di aver intuito le strategie oscure della macchina e di poterle punire, portandosi sul 3 a 1. “Questa vittoria è così preziosa che non la scambierei per niente al mondo”, aveva detto Lee, 18 volte campione mondiale, sostenendo di aver individuato due punti deboli nel programma di intelligenza artificiale Alpha-Go.

Purtroppo subito dopo è arrivato il colpo del KO per il coreano, quando addirittura è accaduto che Alpha-Go ha saputo rovesciare le sorti della partita dopo quello che doveva essere un grave errore commesso in apertura di gioco: 4 a 1!

Uno spettatore ha così commentato l’esito di quel match: “E’ come se un’altra specie intelligente ci avesse mostrato un altro e diverso modo di guardare il mondo”.

Dal 10 febbraio 1996, quando Deep Blue sconfisse Kasparov, al 14 marzo 2016, quando AlphaGo ha piegato Lee Sedol, sono trascorsi appena vent’anni, un lampo nella storia dell’umanità. Di certo quell’editorialista del Times non l’avrebbe mai immaginato nel lontano 1918.

Ci resta solo da sperare, a questo punto, che nessuna intelligenza artificiale mai si azzardi davvero a poggiare dentro la coppa rovesciata di una scacchiera il capo mozzo di spettatori o giocatori troppo “imprudenti o loquaci” ….

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