Fischer, gli scacchi e le donne

(UnoScacchista)
Le idee di Fischer sulle donne sono sempre state note. Vi proponiamo una sua rara intervista del 1963 in cui chiarisce a Bob Quintrell (*) Ralph Ginzburg il suo pensiero. Oggi, nel 2018, nel 75° anniversario della nascita di Fischer, molte cose sono cambiate, ma non abbastanza. Anna Muzychuk ne ha parlato e ha preso decisioni chiare in merito, ma gli scacchi sono solo un aspetto della nostra società. Ripeto: c’è ancora molto da fare.

(*) Corretto il 22/05/18 (nota a fine post)

L’intervista è disponibile grazie a Internet Archive. Per avermela fatta conoscere, ringrazio di cuore Olimpiu G. Urcan.

Ho trascritto e tradotto in italiano l’intervista per i nostri lettori che non possono seguire l’inglese-americano in cui è svolta.

Ralph Ginzburg (RG): Mi dica: quale qualità secondo lei dovrebbe avere una persona per diventare un campione di scacchi?
Bobby Fischer (BF): Come prima cosa penso che uno debba avere una buona memoria perchè ci sono molte varianti da ricordare; poi bisogna avere molta immaginazione, bisogna essere in grado di vedere molte varianti in anticipo, 10, 20 mosse a volte; infine bisogna essere una persona logica.
RG: In che senso? Con una logica chiara e calcolatrice?
BF: No, c’e’ molta… c’entra molto la psicologia. Uno deve essere, penso… gli scacchisti forti devono essere dei maestri in psicologia.
RG: Cosa intende dire?
BF: Che devi essere in grado di leggere i piani dell’avversario, fermarlo prima che riesca a mettere i pezzi dove vuole.
RG: Studiando la posizione o l’avversario?
BF: Studiando… be’, una po’ una combinazione di entrambe le cose. Devi … be’ … devi sapere il modo con cui pensa l’avversario durante la partita, così da poter contrastare tutti i suoi piani.

Dopo aver parlato delle caratteristiche che dovrebbe avere un giocatore di scacchi, Ginzburg porta l’intervista sull’attualità.

RG: Passiamo a questa ragazza, Lisa Lane, che sta avendo molta pubblicità per essersi innamorata o qualcosa del genere e non essere quindi più in grado di giocare. Cosa ne pensa?
BF: (sorride) Be’, insomma … io … diciamo che mi sembra un’ottima scusa (ride)
RG: Ma è una buona giocatrice?
BF: No, non è molto brava. Le donne non sono bravi giocatori di scacchi. Potrei concedere il vantaggio di un Cavallo a qualunque giocatrice e comunque vincere facilmente. Compresa la campionessa del mondo, la russa Bykova. Un Cavallo e vincerei facilmente.

Dai riferimenti a Lisa Lane (pluri-campionessa USA, che abbandonò il torneo “Reserve” di Hastings 1961-1962 dopo 4 partite perchè “innamorata”) e a Elisaveta Bykova (Campionessa del mondo fino all’Ottobre 1962) l’intervista sembra essere stata registrata nel primo semestre del 1962 e non nel 1963 come riportato nell’archivio.

Fischer fa anche quella che è stata sempre riportata come una dichiarazione di evidente disistima verso le giocatrici donne. Pur avendo letto riferimenti a questa affermazione più volte, questa è la prima volta che la sento con le mie orecchie.

RG: Come fa a dirlo? Le donne sono cattivi giocatori di scacchi?
BF: Oh, sono giocatori terribili. Non ho altro modo per dirlo. E non giocano neanche nei tornei degli uomini.
RG: Perché?
BF: Non saprei dire perché. Penso semplicemente che non siano abbastanza intelligenti (ride)
RG: Ma questo vale per tutte le donne?
BF: Be’, penso di sì, non si è mai visto un buon giocatore donna. Neanche una che sia stata in grado di competere con gli uomini nella storia degli scacchi.
RG: Le piace giocare a scacchi contro una donna?
BF: No, non ho mai giocato contro una donna in torneo.
RG: Lo farebbe?
BF: Io lo farei, ma… non penso che loro vogliano giocare contro di me (ride).

Anche se Fischer ha poi avuto frequenti incontri con Susan Polgar, e quindi può aver cambiato opinione sulle giocatrici, è la parte successiva dell’intervsita che chiarisce il pensiero di Fischer sulle donne in generale.

RG: Lei si definirebbe un misogino?
BF: Scusi, cosa significa … (sorride)
RG: Una persona che odia le donne.
BF: No.
RG: No?
BF: No.
RG: Cosa pensa delle donne?
BF: Se parliamo di scacchi, non ne ho molta considerazione
RG: E al di fuori degli scacchi?
BF: Be’, penso che non dovrebbero immischiarsi in questioni intellettuali. Dovrebbero occuparsi solamente della casa
RG: Il posto di una donna è in cucina, vero?
BF: No, non sanno cucinare, dovrebbero stare in casa, pulire…
RG: Ma allora cosa dovrebbero fare?
BF: Be’, insomma … (ride) … semplicemente stare a casa, aspettare che l’uomo torni e … tutto qua (**)

Pur contestualizzando le affermazioni di Fischer nella società statunitense dei primi anni ’60 (per intenderci quando era ancora ben radicata la segregazione razziale), quello che dice riguardo al ruolo della donna nella società e nella famiglia desta orrore.

Di certo nessuno discute il contributo di Fischer al gioco degli scacchi e la sua importanza nello scuotere le certezze del sistema sovietico, ma le qualità dell’essere umano Fischer, purtroppo, non sono state all’altezza dello scacchista e questa intervista ne è una ulteriore prova.


(*) Leggendo il commento di Pamela Dorelli ricevuto il 21/05/2018 (che potete leggere in fondo alla pagina), ho saputo di quanto Riccardo Musso (ilMusso) aveva scritto nel NewsGroup di Google it.hobby.scacchi il 20/03/2018. Vi invito a leggere l’ottima ricerca svolta, che dimostra come l’intervistatore di Fischer nel video all’inizio di questo articolo non sia Ralph Ginzburg, bensì Bob Quintrell. Complimenti a ilMusso per la ricerca e grazie a Pamela per avermi fatto conoscere il NewsGroup dove scrive. Per completezza di informazione, l’intervista a Fischer di Ralph Ginzburg (apparsa su “Harper’s magazine” nel Gennaio del 1962) può essere letta qui.

(**) Nello stesso suo post, ilMusso critica la mia traduzione di quanto detto da Fischer (ultima parte del mio post), ritenendo che i puntini di sospensione con cui chiudevo la frase lasciassero intendere una qualche allusione sessuale. Ho riletto criticamente quanto avevo scritto e, pur non essendo stata quella la mia intenzione (i puntini di sospensione indicavano solo che Fischer non aveva completato la frase limitandosi a sorridere) devo ammettere che era possibile interpretarlo per come lo hanno fatto ilMusso e Mrs P (nei commenti). Ho quindi modificato anche quella parte del mio post.

(Uberto D. – 22/05/2018)

4 thoughts on “Fischer, gli scacchi e le donne

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  1. Ho sempre ritenuto (forse erroneamente ?) che il saper giocare a scacchi fosse sinonimo di apertura mentale, di sensibilità, di capacità di giudizio: dopo aver letto l’intervista a Fischer, credo che quest’ultimo ne incarnasse la più alta eccezione.
    Peccato, da una persona che si reputava molto intelligente mi sarei aspettata opinioni ben diverse.
    Condivido in pieno il commento finale di “unoscacchista”, in particolare quando scrive “…quello che dice riguardo al ruolo della donna nella società e nella famiglia DESTA ORRORE”.
    Se prima Fischer non incarnava il massimo della mia simpatia, ora la disistima nei suoi confronti è al massimo.
    E’ decisamente un’intervista che m’indigna, come donna e come membro della società “civile”. La considerazione di Fischer per le donne é drammaticamente quasi pari allo zero!
    Non sono intelligenti, non sanno cucinare, insomma, non sanno far nulla tranne essere oggetto del piacere maschile (vedi certi puntini di sospensione)( perché immagino che del piacere femminile, nell’ottica Fischeriana, manco a parlarne…) e mere macchine da “riproduzione”.
    Insomma, OGGETTI di PROPRIETA’.
    E’ vero che l’intervista va contestualizzata in quegli anni ’60 americani in cui vigeva ancora la segregazione razziale e in cui la donna era proposta dai mezzi di comunicazione di massa tipicamente come “casalinga”. La scrittrice progressista statunitense dell’epoca, Betty Friedan, nel suo libro “La mistica della femminilità”, si opponeva esplicitamente all’immagine della donna proposta dal mezzo di comunicazione di massa, affermando che tenere le donne chiuse in casa significava limitare le loro possibilità e perderne il talento e le potenzialità.
    Forse gli uomini dell’epoca cercavano di circoscrivere il ruolo femminile perché lo temevano?
    E’ possibile.Tuttavia questo modo di vedere e considerare la donna, tipico degli anni ’60, non può essere portato a giustificazione delle affermazioni di Fischer!
    Peccato, come accennavo ieri in un mio commento, che anche Fischer dimenticasse che, se non ci fosse stata una donna, lui non sarebbe esistito.

  2. Esatto, l’intervista è del 1962; così è riportato in ”La psicologia del giocatore di scacchi’ di Reuben Fine, (Titolo originale: ‘The Psychology of the Chess Player’ Traduzione di F. Bovoli), © 1976 Adelphi, Milano): “Nel 1962, quando era già una celebrità internazionale, apparve su Harper’s un articolo su di lui dello scrittore Ralph Ginzburg, che suscitò grande interesse perché illuminava la sua personalità più di qualsiasi altra cosa prima pubblicata.”

  3. Buongiorno a tutti.
    In realtà, come approfonditamente e bene spiegato due mesi fa da ilMusso su it-hobby-scacchi (goo.gl/XXD8zS) e come confermato da Kevin Spraggett nel suo blog (goo.gl/z9B84r), l’intervistatore NON E’ Ralph Ginzburg (e nemmeno Bob Quintrell, come asserito in un primo momento da Spraggett nel suo articolo sopra linkato)!
    Peraltro, è sufficiente una semplice ricerca per immagini su Google per accorgersi subito che Ginzburg era completamente diverso dall’intervistatore del video.
    L’autore di questo articolo, Delprato, ha evidentemente fatto confusione con l’intervista fatta in quel periodo da Ginzburg a Fischer e pubblicata in una rivista cartacea (ci sono tutti i dettagli nel citato post di ilMusso su IHS).
    Colgo comunque l’occasione per rivolgere un apprezzamento generale per i contributi di questo sito!
    Pamela Dorelli, 21 maggio 2018

    1. Grazie, Pamela, per le precisazioni e per il riferimento al post di Riccardo Musso, che non avevo letto.
      Ammetto che conoscendo l’intervista pubblicata da Ginzburg, sentendo le affermazioni di Fischer nel video ho sbrigativamente dedotto che fossero traccia della stessa conversazione. Correggerò il post citando quanto ha molto chiaramente esposto Riccardo.

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