Vincere con gli alfieri di colore contrario è possibile

(Uberto D.)
Nel mio articolo di cronaca sul torneo di Biel, ho commentato brevemente il finale della partita Mamedyarov-Carlsen, riportando l’annotazione fatta dal GM Daniel King sulle similitudini tra quel finale e il finale della partita Carlsen-Karjakin giocata a Wijk aan Zee nel 2013. In entrambi i casi il finale vedeva una maggioranza 4 contro 3 sul lato di Re, alfieri di colore contrario e Torri. Oggi voglio andare un po’ più a fondo nel capire perché nessuna delle due partite è finita patta.

Cercherò di analizzare i temi di base e le diverse strategie adottate dai giocatori nelle due partite, tenendo presente che Carlsen ha giocato sia dal lato in vantaggio che da quello in difesa. Vi anticipo le conclusioni: questi finali si possono vincere, ma più per la continua pressione a cui deve resistere il difendente che per l’esistenza di un piano vincente.

Una caratteristica fondamentale dei finali con gli alfieri di colore contrario è che, ovviamente, i due alfieri non possono essere mai scambiati. Questo porta inevitabilmente a finali molto lunghi quando è presente almeno anche un paio di Torri. Inoltre, se nel mediogioco gli alfieri di colore contrario possono essere un’arma letale in un attacco diretto contro il Re, anche nei finali la formazione Torre (o Torri) + Alfieri di colore contrario consente di creare una pressione su alcune case o pedoni impossibile da bilanciare con i pezzi, di fatto legando il Re avversario alla loro difesa.

Altro fattore fondamentale è, come sempre, la struttura pedonale: in presenza di una maggioranza pedonale entrano in ballo anche dinamiche legate all’attacco da parte di un pedone, eventualmente passato.

Vediamo come questi fattori si sono combinati nelle due partite in esame.

OCB cover
A sinistra la Carlsen-Karjakin (Tata 2018), a destra la Mamedyarov-Carlsen (Biel 2018)

In entrambi i casi siamo in presenza dell’Alfiere campochiaro per il Bianco e camposcuro per il Nero, con una maggioranza 4 contro 3 sul lato di Re. Questo vuol dire che il Bianco avrà sempre una pressione significativa contro i pedoni (o le case) f7 e g6, dove possono concentrare la loro azione la Torre (o le Torri) sulla settima traversa e l’Alfiere. Il Nero cercherà di bilanciare la difesa passiva con il contrattacco su f2 e g3. In entrambi i casi, il vantaggio di spazio del Bianco può giocare un fattore decisivo in alcune combinazioni, come vedremo.

Visto che il bianco punta a sfondare con la spinta in e6 opportunamente preparata da quella in f5, il Nero deve decidere se contrastare la spinta in g4 mettendo un pedone in h5, indebolendo però in questo modo g6: le due posizioni differiscono per questo aspetto e sono convinto che Carlsen nello scegliere l’assetto difensivo contro Mamedyarov abbia tenuto conto dei temi e dell’esito del piano che giocò a Wijk aan Zee contro Karjakin.


Tata2013 - R8 Carlsen-Karjakin
Tata Steel Chess 2013 – R8 Carlsen-Karjakin (Foto dal sito del torneo)

Analizziamo prima questo finale di partita, che cominciamo a vedere assieme dopo la 25ª mossa del Nero, che fu 52… Ta6-a7.

[NdA: Ricordate che potete cliccare su ogni mossa e seguire la partita sulla scacchiera che si apre in un pop-up; potete anche spostare il pop-up per leggere meglio i commenti e potete scegliere di seguire le varianti sempre cliccando sulle mosse. Una volta aperto il pop-up, per seguire la partita nella variante principale si possono anche usare i tasti destra/sinistra o i cursori sotto il diagramma per andare avanti/indietro con le mosse.]

Una vittoria figlia della pazienza e del coraggio, ma anche, obiettivamente, della scarsità di tempo per Karjakin. In ogni caso, abbiamo visto alcuni dei temi tattici e strategici del finale che sarè bene tenere a mente e che incontreremo in seguito.


Biel2018 - R9 Mame-Carlsen(Photo Lennart Ootes : Biel Chess Festival)
Biel2018 – R9 Mamedyarov-Carlsen (Foto Lennart Ootes : Biel Chess Festival)

Vediamo adesso come Carlsen ha impostato la propria difesa nella partita di Biel 2018 contro Mamedyarov e quali scelte offensive ha operato il bianco vista la diversa conformazione pedonale sul lato di Re. Analizziamo la partita dopo la 37ª mossa del Nero, che fu 37… Af8xDa3.

La vittoria di Mamedyarov è stata ovviamente facilitata dalla svista di Carlsen, ma vanno riconosciuti all’azero i meriti di aver sfruttato al massimo le possibilità offerte dalla posizione: (1) con la spinta in h5 ha creato il presupposto per la spinta del pedone “f”, (2) con la manovra delle Torri in settima traversa è riuscito a ridurre la capacità di blocco del Nero sulla casa e7 e (3) con l’avanzata del Re sarebbe riuscito a guadagnare anche il pedone f6. Nonostante ciò, però, la posizione del Nero si è dimostrata molto resiliente, con risorse sia statiche (blocco e controlle delle case nere), sia dinamiche (contrattacco su g3),  sia tecniche (possibile ingresso in un finale con un pezzo in meno).

Comunque la si metta, il gioco del Nero è stato sempre più difficile, dovendo analizzare ad ogni mossa quali erano le minacce immediate del Bianco e quale strada prendere: è bastata una svista a Carlsen per perdere immediatamente.


Al di là di notare che entrambe le partite si concludono con la spinta del pedone bianco in e7, quali conclusioni generali possiamo trarre?

Come prima lezione che la difesa della parte debole è lunga, difficile e snervante. Abbiamo visto come in entrambe le partite il Nero avrebbe potuto contrastare l’accerchiamento con una precisa sortita contro g3, ma la difficoltà di riconoscere il momento giusto in una lunga fase manovriera è enorme.

Come seconda conclusione, la tentazione di cercare la “fortezza” inespugnabile tende a far abbassare la attenzione sulle componenti dinamiche della posizione, ovvero su quando cambiare marcia e contrattaccare: le lunghe manovre, talvolta ripetitive, della parte in vantaggio hanno anche questo effetto.

Terzo aspetto: il fattore tempo. Giocare in difesa queste posizioni richiede una concentrazione altissima per apprezzare le piccole sfumature in posizioni apparentemente simili e, di conseguenza, fa bruciare molto tempo sull’orologio.

Insomma, per vincere queste posizioni non esiste la ricetta magica nè, di solito, esiste un piano che vince contro la miglior difesa. Chi è in vantaggio però ha un’arma potentissima: la pressione continua a cui l’avversario deve resistere e che non può eliminare in nessun modo perché non può cambiare gli alfieri (come dicevamo all’inizio).

Identificate i punti principali su cui giocare (la seconda/settima, il punto di sfondamento per creare il pedone passato con la vostra maggioranza) e manovrate lentamente e con fantasia, senza paura di perdere tempo (i fattori posizionali rimangono invariati) e, anzi, alternando se possibile le minacce.

Come abbiamo visto, neanche i migliori riescono sempre a resistere a questo tipo di approccio: gli alfieri di colore contrario, con almeno una coppia di Torri sulla scacchiera e una struttura pedonale non simmetrica, possono vincere in partita viva.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Powered by WordPress.com.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: