Scacco matto all’assassino (2)

(Fabio Lotti)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca.

Sono ormai parecchi anni che mi dedico alla caccia degli scacchi nel romanzo poliziesco, comprensivo di thriller, noir e compagnia bella. Un connubio assai stretto che sembra destinato a rafforzarsi e continuare. Vediamone qualche aspetto.

In primis gli scacchi come arma del delitto. La regina del giallo Agatha Christie fu una delle prime a capire cosa succede nell’animo tormentato degli scacchisti. In Poirot e i quattro fa usare all’omicida un pezzo degli scacchi ( il “Testa d’uovo” in un altro giallo dichiara “E’ difficile vincermi a questo giuoco”) per uccidere il suo avversario. L’Alfiere di Re del Bianco è attraversato da un elettrodo e il circuito elettrico si chiude nella casa b5, così quando il suo conduttore  sposta l’Alfiere proprio in quella casa, come è solito fare, viene fulminato e muore di paralisi cardiaca (li mortacci!).

Qualche spunto sul libro. Hastings va a trovare Poirot mentre sta partendo per il Sudamerica attratto da un lauto compenso. Obiettivo risolvere un problema di una grossa ditta. Di mezzo i Quattro, una banda internazionale di delinquenti che vogliono prendere il dominio del mondo: un cinese il numero Uno, un americano il numero Due, una donna francese il numero Tre e un inglese il numero Quattro, meglio noto come il Distruttore. Giallo movimentato: travestimenti, pericolo, trucchi e contro trucchi, colpi di scena, sigarette al curaro, il nostro povero Hastings che perde i sensi e poi si riprende in continuazione, misteri risolti con la solita abilità di Poirot. Aggiungo il mistero del gelsomino giallo,  le celluline grigie che più grigie non si può e il nostro testa d’uovo al massimo della forma e della esaltazione di se stesso (si paragona perfino a Napoleone), l’unico avversario di cui i Quattro debbano avere paura. Di mezzo c’è pure lo studio di un raggio con tremende capacità distruttive, il fratello gemello di Poirot di nome Achille (sì, avete capito bene), la politica e insomma un bel po’ di roba mischiata insieme. Il tutto va letto con spirito goliardico che la Christie si diverte un mondo (non è la prima volta) a creare scene e controscene davvero incredibili.


Idea affascinante, quella degli scacchi come arma del delitto, talmente affascinante che è stata poi ripresa pari pari da Roberto Berna in L’avventura del vice-campione mondiale di scacchi , il Giallo Mondadori 1962, ripubblicato nel 1986 con la piccola variante della scossa elettrica che si becca, questa volta, nella casa b4, e da Roberto Gravina in Eterodelitto (si copia dappertutto!) dove l’omicidio avviene attraverso un metodo ancor più subdolo e sottile. Con un vermicida liquido e trasparente l’assassino ricopre l’Alfiere nero che serve per uccidere, non un antipatico avversario ma evidentemente una ancor più antipatica mogliera. In questo caso, però, il colpevole non viene scoperto e il fatale Bishop (alla lettera il vescovo ma nella terminologia scacchistica si tratta sempre dell’Alfiere) è posto in una piccola vetrina a perenne memoria del sublime misfatto. Ecco qualche spunto per gli scacchisti che vogliono usare a loro vantaggio questa nuova, incredibile arma…

D’altra parte che tra gli scacchi e il giallo, e viceversa, ci sia un feeling del tutto particolare anche da un punto di vista del ragionamento logico, questo è un dato di fatto confermato da diverse personalità. “Il giallo è come una partita a scacchi: assassino, vittima e complice si muovono sempre secondo una logica ferrea come pedine su una scacchiera; poi arriva il detective che conosce le regole del giuoco e riesce immancabilmente ad acciuffare il colpevole” scrive la giornalista Paola Sorge su Repubblica del 10 febbraio 2005, presentando La promessa di Friedrich Dürrenmatt che in realtà si svolge in maniera diversa dal giallo tradizionale (anzi ne decreta perfino la morte). Un personaggio del bel romanzo La tavola fiamminga di Arturo Perez Reverte  afferma “Io dico che, più che con l’arte della guerra gli scacchi sono strutturalmente correlati con l’arte dell’assassinio”.

Ma vediamolo più da vicino. Abbiamo un antico quadro fiammingo del XV° secolo e una frase enigmatica “Quis necavit equitem?”, ovvero “Chi ha ucciso il cavaliere?” a caratteri gotici venuta alla luce per mezzo di raggi infrarossi durante il restauro da parte di Julia. Il quadro ritrae una partita a scacchi tra un cavaliere assassinato e il suo principe che, forse, è addirittura il mandante dell’omicidio. La chiave del mistero sta nel ricostruire a ritroso, attraverso cioè una analisi retrospettiva, tutta la partita con l’aiuto dell’esperto di scacchi e di matematica Munõz. Un personaggio singolare dall’aspetto dimesso ( a Julia sembra “un anonimo impiegato”) che nutre una estrema fiducia nelle leggi della Logica. Il passato entra poi prepotentemente nel presente attraverso una serie di orrendi delitti che sembrano essere collegati a questo ritrovamento e coinvolgono la giovane Julia. E dal fatto che l’assassino vuole continuare a giocare l’antica partita. Una partita particolare in cui gli stessi personaggi diventano i pezzi degli scacchi. “Quis necavit equitem?” ritorna più volte, direi rimbomba più volte lungo tutto il romanzo anche quando non viene menzionata,  per mantenere un’atmosfera di mistero, coinvolgente e a tratti quasi gotica. Julia ”Era davvero intrigata dal quadro e dall’iscrizione nascosta; ma non si trattava solo di questo. La cosa più sconcertante era che, allo stesso tempo, provava una strana apprensione. Come quando era piccola e in cima alle scale di casa doveva farsi forza per affacciare la testa dentro il solaio buio”. Oppure “Ma la paura che Julia aveva appena scoperto era diversa. Nuova, insolita, sconosciuta fino ad allora, maturata all’ombra del Male con la M maiuscola, iniziale di ciò che sta all’origine della sofferenza e del dolore”. Infine “Julia guardò innanzi a sé, continuando a camminare. Tutti i suoi muscoli lottavano contro la necessità imperiosa di mettersi a correre, come quando era piccola e attraversava l’androne buio di casa sua, prima di salire d’un balzo le scale e bussare alla porta”.

La parte finale, quella dello smascheramento dell’assassino, lascia un po’ a desiderare. Ma non si può avere tutto. Stile sicuro, deciso, ritmo serrato. Da vero scrittore. Il “New York Times” lo giudicò alla sua uscita “geniale, elegante, sofisticato”. Io lo considero un buon libro. Buono davvero.

E già che siamo in tema di citazioni non posso tralasciare il bell’articolo di Alberto Miatello Le straordinarie analogie tra pensiero scacchistico e indagine poliziesca pubblicato  su L’Italia Scacchistica del maggio 2005, che mette bene in rilievo i diversi punti di contatto tra le due attività mentali.


Il giallo non è un’opinione. Come la matematica. Ce lo spiega Carlo Toffalori in Il matematico in giallo. Con l’appetitoso sottotitolo Una lettura scientifica del romanzo poliziesco. Che la matematica, ovvero il ragionamento logico e scientifico, stia alla base di questo genere letterario lo sappiamo fin dalla sua nascita, quando il “padre” Edgar Allan Poe tirò fuori dal cilindro delle invenzioni quell’Auguste Dupin che del ragionamento matematico, appunto, fece l’arma principale dei suoi successi investigativi…Fra matematica e logica non potevano mancare diversi riferimenti al gioco degli scacchi che si introducono con grande sicurezza in questo contesto così perfetto e razionale. Libro godibilissimo.

Molti dei più o meno importanti personaggi della letteratura poliziesca giocano a scacchi o, comunque, li conoscono, compreso il famoso Sherlock Holmes (Sherlock Holmes e gli scacchi di Carmelo Coco). Ne riparleremo.

Alla prossima!


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

4 thoughts on “Scacco matto all’assassino (2)

Add yours

  1. Sempre divertente puntale e soprattutto intrigante. Che la forza sia con te Fabio e lunga vita agli scacchisti

  2. Grande Patri! Agli amici scacchisti ricordo, tra gli altri, alcuni libri di Patrizia Debicke: “L’uomo dagli occhi glauchi”, “L’oro dei Medici”, “L’eredità medicea” e “La sentinella del Papa”, intriganti rivisitazioni della Storia.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Powered by WordPress.com.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: