I corvi della Nuova Caledonia

(Riccardo M.)
In un numero di tanti anni fa del periodico “Le Scienze” avevo letto un interessante articolo che iniziava con queste parole:
“Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista “Nature”, gli esperti di scacchi giocano usando parti del cervello diverse rispetto ai principianti.”

[Immagine da Quotidiano.net]

“Alcuni scienziati dell’Università di Costanza, in Germania, hanno infatti analizzato il cervello di 20 giocatori di scacchi di vario livello, scoprendo che negli esperti le aree del cervello più attive durante il gioco sono quelle responsabili della memoria a lungo termine, le cortecce frontale e parietale. Questo avviene perché i giocatori di scacchi a più alto livello richiamano spesso alla mente intere sezioni di partite, giocate in precedenza o studiate a tavolino, con cui confrontano la situazione attuale. Al contrario, nei principianti la regione più attiva è quella del lobo temporale mediano, che aiuta a codificare le nuove informazioni; i principianti, infatti, analizzano le nuove situazioni volta per volta, cercando la mossa migliore”. 

Io che provengo da studi umanistici sono comunque sempre stato incuriosito da articoli scientifici ogni volta che questi trattavano di settori o materie delle quali mi sono occupato in qualche modo nell’arco della mia vita. E sapete quanto nella mia vita mi abbiano interessato gli scacchi, anche se sotto aspetti e vesti normalmente piuttosto distanti da quelli di un giocatore in senso stretto.

Orbene, a parere di quegli studiosi di “Nature”, non solo il cervello di noi scacchisti lavora in maniera diversa da quello di altre persone, ma lavora diversamente anche secondo il livello del nostro gioco.


A questo punto sarebbe interessante sottoporre a qualche esperto di neuroscienze i risultati di uno studio riportati e commentati in un articolo apparso lo scorso 8 febbraio su “Quotidiano.net” e che qui ci piace integralmente riportare, dal momento che stavolta si fa addirittura un parallelismo fra i ragionamenti degli scacchisti e quelli dei corvi, in particolare dei corvi della Nuova Caledonia.

Immagine da etsy.com

“Auckland (Nuova Zelanda), 8 febbraio 2019 = 

Il corvo della Nuova Caledonia è noto alla comunità scientifica perché capace di utilizzare strumenti esistenti per crearne di nuovi e poi insegnare queste innovazioni ai propri simili.

Ma fino a che punto si spingesse la sua intelligenza era ancora oggetto di dibattito: una recente indagine ha chiarito che questo uccello è capace di utilizzare l’immaginazione per pianificare in anticipo una determinata strategia, comprendendo quali passaggi successivi sono necessari a raggiungere un determinato scopo, un po’ come fanno i giocatori di scacchi.

Lo studio è stato condotto presso l’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, e pubblicato su “Current Biology”.

I corvi che pianificano in anticipo una strategia

I ricercatori hanno predisposto una sorta di puzzle: per ottenere una porzione di cibo, era necessario sbloccare un meccanismo utilizzando un sasso. A sua volta, quest’ultimo era inserito in un tubo e poteva essere raggiunto solo utilizzando un bastone, per spingerlo fuori e poterlo prendere con il becco.

Ogni elemento del puzzle era isolato dagli altri, in modo da non consentire una visione d’insieme e da rendere più rilevante il lavoro di astrazione mentale. Per complicare la sfida è stato anche inserito un oggetto che non era utile alla strategia complessiva, perché metteva a disposizione uno strumento inefficace. L’esito dell’esperimento è mostrato nel video qui sotto, grazie al quale scopriamo che alcuni corvi hanno risolto il puzzle al primo tentativo.

L’Intelligenza dei corvi

In precedenza, gli esemplari di corvo della Nuova Caledonia utilizzati nell’esperimento erano stati istruiti sui singoli step della strategia, isolati l’uno dell’altro, dunque il compito loro assegnato alla fine non era proibitivo. In ogni caso, sottolineano i ricercatori, la presenza di un oggetto inutile allo scopo finale ha comunque rappresentato una sfida notevole.

Lo stesso dicasi per il fatto di alterare leggermente i vari meccanismi, tra una prova e la successiva, per valutare la capacità di adattamento degli uccelli: i quali hanno effettivamente interpretato correttamente le modifiche e raggiunto nuovamente il cibo.

Sostanzialmente, dunque, i corvi hanno dimostrato di sapere immaginare nel loro cervello la corretta sequenza necessaria a ottenere ciò che vogliono. Consegnando in questo modo ai ricercatori “la prima, evidente prova” che questo tipo di uccelli sa pianificare in anticipo l’uso di strumenti differenti all’interno di una strategia unica”.


Insomma, io erroneamente pensavo che, fra gli animali, soltanto il Cavallo potesse attrarre, per ovvie ragioni, l’attenzione di uno scacchista (e di … UnoScacchista!).

Oggi so che non è più così. E da oggi, quando nella bella stagione aprirò la mia scacchiera sul tavolino del mio balcone e mi disporrò a gustare qualche bella partita, so che dovrò valutare con occhio un poco diverso da quello degli anni scorsi quel bellissimo esemplare di corvo che è abituato a scendere fino ad appoggiarsi nella parte superiore della ringhiera del balcone stesso, dove spesso gli piace sostare stranamente per alcuni minuti a fissare i miei movimenti e i movimenti dei miei pezzi sulla scacchiera …

Non è un “Corvo della Nuova Caledonia”, lo so bene, ma non è detto che un banale “Corvo del Portuense” sia molto lontano dal modo di ragionare del suo più illustre parente dell’altro emisfero.

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