Carlsen e la manovra con De1 contro la Siciliana

(Uberto D.)
Non ho mai fatto mistero della mia ammirazione per lo stile di gioco di Carlsen, soprattutto per la sua capacità di identificare spesso “angoli” inattesi in posizioni che molti giudicano piatte o pari (senza che però siano patte!). Nel suo ultimo torneo vinto a Wijk aan Zee, il norvegese ha battuto Rapport con una combinazione molto profonda (ma leggete il post fino in fondo per una sorpresa), che mi ha ricordato la costruzione di uno dei suoi capolavori: la vittoria contro Anand nella finale del Grand Slam del 2012.

[Foto di Alina l’Ami, Tata Steel Chess Masters 2019]

Le due partite che ho citato sono state due Siciliane vinte brillantemente da Carlsen con il Bianco, sfruttando un tema strategico noto (l’avanzata del pedone e), e un tema tattico che invece raramente ho visto applicato: l’utilizzo della diagonale e1-a5 per bloccare il controgioco del Nero con la minaccia di mettere l’Alfiere in a5. La colonna e la diagonale citate hanno in comune la casa e1, dove Carlsen mette la sua Donna: un posizionamento non frequente ma altamente efficace nelle Siciliane “posizionali” impostate dal norvegese.

Vediamo le due partite in ordine cronologico, iniziando da quella giocata contro l’allora Campione del mondo Anand.

Carlsen-Anand, San Paolo del Brasile, 2012 (courtesy Galder Orobengoa)

Una partita che fece sensazione e che, al di là dell’essere Carlsen il numero uno della classifica Elo, convinse tutti che avrebbe potuto giocarsela davvero in un match contro Anand.


Veniamo adesso ai giorni nostri, riprendendo la partita che Carlsen ha vinto circa un mese fa contro Rapport e che avevo commentato in un post precedente.

Carlsen-Rapport, 2018 (Foto di Alina L’Ami)

Bene, due belle vittorie caratterizzate da un gioco inizialmente lento, con la struttura pedonale del Bianco a controllare le case bianche e la bella manovra De1-Ac3 per sostenere la spinta del pedone e e rendere difesa e controgioco del Nero difficile a causa della minaccia di giocare Aa5. Entrambe le partite, poi, decise da un attacco posizionale contro il Re nero: tutto molto bello (come avrebbe detto Pizzul),  ma … perché Carlsen era stato così misurato nel dopo-partita con Rapport invece di spiegare con soddisfazione il brillante piano di attacco basato su 25. e5 e 27. Cd5?

Il motivo lo ha spiegato lo stesso Carlsen qualche giorno dopo in un’intervista con Jan Gustafsson su Chess24: il norvegese aveva semplicemente sbagliato i calcoli e non si era accorto che dopo 25. e5 il Nero può giocare (come ha effettivamente fatto) 25… Axg2 26. Dxg2 dxe5 guadagnando un pedone! La mossa 27. Cd5 (a cui, assieme a tutti i commentatori, avevo dato un bel punto esclamativo) fu giocata perchè “a quel punto era l’unica mossa che avesse senso”, solo che “mi sono poi accorto, continuando ad analizzare, che tutto andava per il verso giusto ed ero in posizione vincente!” Un caso di “fortuna del principiante“, come ha spiritosamente detto Carlsen che ha ammesso di sentirsi a disagio nel commentare una partita che tutti stavano descrivendo come un capolavoro, ben sapendo come il tutto fosse stato assolutamente casuale. Io, comunque,  i punti esclamativi li lascio (che ne sappiamo noi di quante combinazioni sono nate “strada facendo”?).


A conclusione del post, vi rinnovo l’invito a riflettere su come l’apparentemente modesta mossa di Donna in e1 possa costituire, in alcuni schemi della Siciliana, un’arma valida per controllare la case scure del lato di Donna e sostenere l’apertura del gioco con la spinta in e5. Se Carlsen dice che certe posizioni “si giocano da sole“, perché non provarci?

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