Scacco matto all’assassino (4)

(Fabio Lotti)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

Partiamo da una citazione di Da molto lontano di Roberto Costantini, Marsilio 2018. Anno 1990. Siamo nella villa del cavalier Petruzzi. Accanto alla sedia un tavolino basso con sopra un fascio di quotidiani, una radiolina, un taccuino, una matita, una bottiglia di acqua minerale e un bicchiere, e un libro di scacchi “Fischer-Spassky, 1972, la sfida del secolo.” Citazione che ci riporta ad un momento esaltante della storia scacchistica mondiale.

Mi ricordo che facevo un tifo sfegatato per Fischer anche se ho sempre avuto massimo rispetto per il forte giocatore russo.

Per quanto riguarda il libro si tratta di un plot complesso, intricato, intricatissimo, svolto con un linguaggio fluido e lucido, attraverso capitoletti brevi alternati a spazi più lunghi e frasi in corsivo a mettere in luce sprazzi di canzoni, improvvisi commenti, ricordi e pensieri più profondi. Colpi di scena a ripetizione, citazioni imprescindibili di Sherlock e Watson, ma anche i dieci piccoli indiani della Christie e Poirot che se non ci sono il lettore si incattivisce. A fine lettura una riflessione sulla vita, sui problemi della vecchiaia, sui soliti vincenti e perdenti, su noi stessi, sul bene e sul male che ci circondano. Contagiato dal personaggio un leggero senso di vuoto e di malinconia.

Brevissima citazione anche in Il rovescio della medaglia di Ellery Queen, Mondadori 2019. Ad un certo punto Ellery Ecco quello che accadeva, pensò tristemente, a considerare le persone non come esseri umani ma come pezzi degli scacchi. (pag.107/108). Due cosette sul libro. “Ellery credeva ormai di averla finita con Wrightsville”, con “il verde perenne delle foreste”, “l’aria profumata” e le “ridenti colline.” Fino a quando arriva una busta proprio da questa località. Una busta senza mittente che contiene alcuni ritagli di giornale, più precisamente del ”Wrightsville Record”  a firma di Malvina Prentiss. Tre sere dopo per espresso la seconda busta con un altro ritaglio dello stesso giornale. In sintesi i fatti riportati: la morte per malattia di cuore di Luke MacCaby un “eccentrico vecchio miserabile” che non è “povero affatto” e ha lasciato il suo intero patrimonio (quattro milioni di dollari!) al dottor Sebastian Dodd, conosciuto da tutti per il suo animo generoso; il suicidio del socio segreto in affari del morto John Hart per speculazioni sbagliate; infine la scomparsa dell’”ubriacone” Tom Anderson, forse buttato nelle sabbie mobili sottostanti ad una rupe dopo una rissa. Tutti, per qualche motivo, in relazione fra loro. Un caso interessante da capire e risolvere attraverso il rovescio della medaglia. Come suggerisce Ellery al capitano “Adottate questo metodo di vedere le cose, Dakin. Tenete sempre la medaglia in modo da poter dare un rapido sguardo all’una e all’altra faccia.” Semplice, eh! Per lui.

In Frontiera maledetta sempre di Ellery Queen in Viaggi nell’incubo di Ellery Queen, Edgar Wallace e Arthur Conan Doyle, l’investigatore Barney entra nella stanza di Liz, una signora scomparsa. Il suo sguardo fu poi attirato da una scacchiera posata sulla libreria, con le pedine già disposte per una partita. Qualcosa lo indusse ad accostarsi per guardarla. La regina bianca minacciava il re nero e quando Barney la prese in mano, lasciò un cerchio nitido impresso sulla polverosa scacchiera. _Scacco matto con tre mosse_ disse.- Chi gioca? Voi?- Liz, per posta. Io non ho sufficiente pazienza per giocare con lei, perché pensa troppo, prima di ogni mossa. (pag.30). Chi risponde all’investigatore è il marito della scomparsa. In seguito i due si ritrovano ancora davanti alla scacchiera. Ora lo spazio intorno è pulito e la regina è minacciata da una torre e non può muoversi senza mettere in scacco il re. Praticamente un messaggio di Liz che è prigioniera. Lei non può muoversi senza mettere in pericolo il marito.(pag.97).

Se non sono gli scacchi sono i loro antenati che si intrufolano nelle storie di morti ammazzati. Il bel romanzo di Danila Comastri Montanari Cui prodest è ambientato nella Roma del I secolo d.C. Un serial killer uccide giovani schiavi ma commette l’errore di sgozzare Glauco, il copista greco di Publio Aurelio Stazio. L’assassino lascia come firma un pezzo del gioco dei latruncoli, l’antico gioco degli scacchi romano. Le indagini portano il lettore a conoscere ambienti diversi, dalle fabbriche di scarpe, dalle terme ai postriboli, dalla caserma dei vigiles agli scarichi di immondizia, alle caldaie degli ipocausti dove gli schiavi fuochisti si logoravano in un lavoro durissimo, ai circoli di latruncoli dove dei veri e propri maestri giocano da professionisti, puntando sesterzi e facendo puntare su di loro il pubblico stesso.

Anche Rex Stout ha fatto cimentare il suo strabordante Nero Wolfe con Re e Regine. In Scacco a Nero Wolfe, una tal signorina Sally Blount si presenta dal Nostro in cerca di aiuto per suo padre Matthew, che è stato accusato di omicidio. La scena del delitto è il Gambit Club, un circolo di scacchi dove il giovane Paul Jerin stava sfidando contemporaneamente dodici avversari, tra cui anche Matthew Blount, in una sala separata e quattro messaggeri facevano la spola tra lui e gli altri giocatori per comunicargli le mosse. Jerin beveva sempre cioccolata calda ma questa volta qualcuno ha pensato bene di riempirla di arsenico. A portargliela e a ritirala è stato Blount e questo comportamento così sospetto non ha lasciato dubbi agli inquirenti. Ma Sally è convinta dell’innocenza di suo padre. Analizzando il caso con occhio e mentalità scacchistica, Nero Wolfe coglie una strana analogia tra il delitto e un gambetto in cui si sacrifica un pedone (in questo caso Jerin) per un altro obiettivo.

In La morte viaggia in autobus di Leslie Cargill sul mezzo di trasporto c’è Morrison Shape, uno scapolo di mezza età fissato con l’enigmistica e gli scacchi. Dunque, potenza del nostro gioco, può prevedere le mosse dell’assassino che ha fatto fuori uno dei passeggeri. Qualche citazione: ad un certo punto il Nostro si perde in una intricata partita a scacchi, manovrando mentalmente pezzi bianchi contro pezzi neri con magistrale efficienza. (pag.9); assorto nel nuovo caso in relazione agli scacchi e al movimento dei pezzi. (pag.18); Il dottore ammirato di Morrison. Risposta Cruciverba e scacchi. (pag.63); Come ha fatto a sapere che si erano accordati per incontrarsi?. Semplice movimento di scacchi. Me li sono figurati come due torri. (pag. 119); a pag. 121 ad ogni pezzo fa corrispondere un personaggio; Lo studio degli scacchi dovrebbe essere obbligatorio tra le forze dell’ordine. (pag.141); Gli scacchi un addestramento ideale. Sulla scacchiera c’è tutto (pag.170); Questo caso come una partita a scacchi. E il grande segreto è pensare sempre con l’anticipo di una mossa…due mosse…tre prima dell’avversario (pag.170). Il morto ammazzato viene fuori poco oltre metà del percorso, quando il motore dell’autobus incomincia a rumoreggiare. Un colpo di pistola al petto e arma sparita. Arriva la polizia nella persona del sergente Matthews (anche lui gioca a scacchi) e l’”ometto”, che si intrufola nelle indagini, suggerisce spunti e suscita discussioni. Intanto sembra che un passeggero si sia volatilizzato (ma come?) e al primo defunto forzato se ne aggiunge un altro per avvelenamento di stricnina. Il caso si ingrossa, se ne possono notare gli echi sempre più vasti sulla stampa. C’è di mezzo un furto di gioielli e un intrigo gigantesco. Non manca la fuga del probabile assassino con relativo processo. Un lavoro apprezzabile con il connubio nobil giuoco- giallo che continua imperterrito il suo bel viaggio insieme a tanti altri compagni di avventura.

Dal blog di Lucius Etruscus (https://citascacchi.wordpress.com/)

“Dubito ci sia qualcosa di anche solo minimamente scacchistico in questo romanzo – almeno in senso “canonico” – ma la copertina de “La Scacchiera Nera” (2009) di Miki Monticelli, per Piemme, è deliziosa e merita di essere citata.”

Ecco la trama:

Nello stesso istante, a migliaia di chilometri di distanza, tre ragazzi – Ryan, americano, Morten, danese, e Milla, italiana –, entrano in possesso di una scacchiera ottagonale dall’aspetto molto antico. Il Guerriero, l’Arciere e il Ladro Nero sono le sole pedine rimaste e sembrano invitarli a fare la prima mossa…
Appena le toccano però, i tre ragazzi vengono trasportati in un mondo parallelo dove è in corso una guerra sanguinosa e secolare, che un mago ha trasferito sul tavoliere per far sì che il mondo degli uomini continui a esistere. Così Ryan si accorge di essere diventato il Guerriero del Fuoco. Lui, però, non riesce a credere di essere un eroe, e soprattutto che il Ladro Nero, quella ragazza dagli occhi di smeraldo e dall’aria indifesa, sia il suo più acerrimo nemico. Contro ogni regola del gioco, Ryan decide così di fidarsi della ragazza che combatte contro il proprio lato oscuro, e scoprirà che a volte una mossa imprevedibile può cambiare le sorti di una partita.

Ed ecco l’incipit:

Italia Aprile 2008

La massiccia Scacchiera ottagonale era stata appoggiata sulla scrivania solo poche ore prima ma aveva lasciato una profonda impronta sul legno chiaro di ciliegio. Un’impronta perfettamente ottagonale.
Era intagliata in quello che sembrava un unico blocco di ebano, alto tre dita. I margini erano fittamente decorati con logore serpentine di foglie e teschi che davano l’impressione di ghignare beffardamente, mentre il campo di gioco era composto da piccoli ottagoni e quadrati dai bordi smussati in legni diversi e pietre dure. Sul legno levigato del bordo un occhio attento avrebbe potuto distinguere un particolare teschio circondato da una consunta scanalatura, dove il legno sembrava più usurato. Una mano dalle lunghe dita sottili premette su di esso, e, con un rumore secco, quattro dei piccoli ottagoni si ribaltarono sui loro perni metallici.
Sulla base di ebano nero comparvero quattro figure di metallo ossidato – i pezzi del gioco – abbigliate in modo vagamente medievale e vagamente orientale al tempo stesso. Una delle pedine aveva decisamente l’aspetto di un crudele Guerriero, sul punto di snudare una grossa spada; una era un Arciere, asciutto e agile; una rappresentava un vecchio barbuto e l’ultima pedina, una figura avvolta in un corto mantello, aveva un cappuccio che le copriva il viso, e non portava armi.
Le dita sfiorarono debolmente la figura incappucciata; e immediatamente, senza un lampo di luce, senza che si udisse un grido o un lamento, quelle stesse dita diventarono nere, come macchiate da uno schizzo di nerofumo o incenerite da un fuoco invisibile.
E parve che la mano fosse capace di attraversare la materia. Fenderla e passare Oltre…

Alla prossima, sempre con il solito se…


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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