Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La Donna è m(n)obile

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(Riccardo M.)

“La donna è mobile qual piuma al vento
Muta d’accento e di pensiero
Sempre un amabile leggiadro viso
In pianto o in riso, è menzognero…”

[Antonella Colaianni nel “Rigoletto” al Teatro Verdi di Trieste, aprile 2017]

Certamente la Donna è più mobile da quando qualche spagnolo, nel XV secolo, iniziò a proporne un movimento di qualsivoglia case in qualsivoglia direzione. Prima di allora la Regina muoveva solo di un passo.

Ma la Donna è anche “mobile” intesa nel senso di quella volubilità tipicamente femminile che forse è stata una delle cause che da sempre hanno impedito una più larga diffusione del nostro gioco fra le donne: “La donna è mobile, qual piuma al vento, muta d’accento e di pensier”, cantava Luciano Pavarotti ne “Il Rigoletto” di Giuseppe Verdi.

In Italia, dopo il fervore femminile rinascimentale che aveva ad esempio pervaso donne celebri quali Caterina de’ Medici e Isabella d’Este, dal ‘600 in poi, almeno fino ai primi del Novecento, l’abitudine al gioco degli scacchi da parte delle donne raramente si trasformò in vera e propria passione. Era un po’ come se alle ragazze venisse insegnato questo gioco come un qualcosa in più, quasi a renderle più piacevoli e non oltre. In particolare le dame del ‘700 erano indotte a conoscere gli scacchi dalle esigenze della moda e dagli usi dei salotti e dei ricevimenti, se non proprio per intraprendere intrighi d’amore.

Adriano Chicco (in “L’Italia Scacchistica” 2/1939) ricordava come “anche in donne spiritualmente assai ben dotate, che nel ‘600 si avvicinarono agli scacchi con animo sgombro di preconcetti, raramente l’abilità assurse ad eccellenza, così come l’abitudine al gioco non divenne mai vera e propria passione”.

Il nostro più grande storico degli scacchi faceva l’esempio della marchesa Marie de Rabutin-Chantal, altrimenti nota col nome di M.me de Sévigné, scrittrice francese, della quale riportava uno stralcio di una lettera alla figlia, M.me de Grignan, datata 7.2.1680:

Mi hanno detto che voi giocate qualche volta agli scacchi. Io vado pazza per questo gioco, e pagherei molto denaro per conoscerlo bene, almeno quanto mio figlio e quanto voi. E’ il più bello ed il più razionale dei giochi; in esso nulla è affidato al caso, e solo con noi stessi ci si può rammaricare o rallegrare; ognuno ha la propria fortuna nella propria mente…”.

Ma appena tre settimane dopo la stessa M.me de Sévigné scriveva di nuovo alla figlia con accenti piuttosto perplessi sugli scacchi: “…. Io non sono dunque ancora ben guarita, e voglio essere un poco più persuasa della mia imbecillità”. Volubilità femminile?

M.me de Sévigné, 1626-1696

Un’altra donna celebre e amante degli scacchi, menzionata dal Chicco (id.) fu Elisa Bonaparte in Baciocchi (1777-1820), sorella di Napoleone. Così scriveva il Chicco: “Lo stesso Napoleone era un giocatore appassionato, se pure non eccellente; non può perciò stupire che una sua sorella s’interessasse di scacchi. Ma quando Elisa fu fatta principessa di Lucca e Piombino, e granduchessa di Toscana, questa sua innocente passione per gli scacchi fu presa di mira da un bello spirito, che fece circolare questo epigramma:

“Perché Elisa dimostra tanto attacco
Per quel che chiamasi lo scacco?
Perché vede che in esso, da pedina
Si può talora diventar regina!”

E concludeva Chicco: “Elisa Bonaparte non vi udiva che una eco, assai smorzata, di quell’aperto scherno che il popolo ostentava verso usi e costumi sospetti di aristocrazia”.

Apro una breve parentesi: tra i giochi aristocratici e da tavolo che stavano emergendo in quegli anni, e che ebbe notevole successo femminile e poi fra i bambini, c’era anche il “gioco dell’oca”, apparso in Italia e in Spagna anch’esso nella seconda metà del XVI secolo, e poi nel secolo successivo diffusosi largamente in Francia e in Inghilterra.

Jean Baptiste-Siméon Chardin: Le jeu de l’oie, 1746

Alla fine del lungo articolo citato Adriano Chicco segnalava un aneddoto, con protagonista Josè Raùl Capablanca durante una sua esibizione in simultanea, e dallo stesso cubano così raccontato: “Un giorno, a New York, avevo compiacentemente permesso ad una piccola giovane donna, dall’aspetto innocente, di ottenere una posizione di vittoria; ma rimasi assai male quando mi accorsi, nel giro successivo, che dietro di lei stava seduto uno dei migliori giocatori americani. Posso assicurarvi che, da quel giorno, non mi lascio più battere da occhiate assassine”.

I tempi sono molto cambiati. Oggi, affinché io sia battuto da una donna, e neppure troppo forte e troppo giovane, non c’è nemmeno bisogno di occhiate assassine …..

Ma “la donna è mobile”, avevamo detto nel titolo, e anche nobile. E pertanto può perfino accadere che sia lei a regalarci una partita, perché la donna è per solito più incline dell’uomo a gesti di generosità, disinteressati.

A me personalmente ciò accadde una volta, ad Arco di Trento, nell’ottobre del 1983, al sesto turno di un torneo di II nazionale. Mia avversaria era Rosaria Iacono, che è stata la moglie dell’ex (1981) campione italiano Roberto Messa (oggi direttore di Torre&Cavallo) e che più volte ha fatto parte della nazionale olimpica femminile. Orbene, intorno alla cinquantesima mossa la nostra partita si stava incanalando inevitabilmente verso una patta teorica. Per sperare ancora nella promozione a me sarebbe occorso il punto pieno, mentre lei, con mezzo punto in meno, ne era già fuori. Ebbi subito la precisa sensazione che Rosaria commise volutamente uno strano e decisivo errore al tratto numero 35. Un sacrificio, o un bel gesto, che difficilmente sarebbe venuto da un uomo (a parte certi odiosi accomodamenti/mercanteggiamenti) e che in ogni caso restò vano in quanto io persi la partita successiva.

Insomma, “la donna è mobile”, sì, ma è anche “nobile”; assai più raramente (come diceva Capablanca) “assassina”.

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