Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Di nuovo il binomio scacchi e matematica: Vladimir Makogonov

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(Antonio M.)
Makogonov, “Una vita fortunata“, scrive Riccardo nel suo post di ieri, “E la fortuna prosegue: a pochissimi altri giocatori, forse a nessuno, abbiamo qui sul Blog dedicato due articoli consecutivi: il destino ha scelto lui!“.
Tutto questo nonostante il fatto che, se ci trovassimo in una stanza piena di appassionati e si facesse la solita domanda su chi lo conoscesse, io penso che pochissimi alzerebbero la mano e spero molti di più dopo aver letto questi due post a lui dedicati.

[Nella foto di apertura, da sinistra a destra: V. Chekhover, V. Makogonov, I. Pogremyssky, I. Bondarevsky]

Io ne conoscevo il nome, non perché conoscessi il personaggio e avessi visto le sue partite, ma perché nell’estate del 1982 mi imbattei a Varese, in una piccola libreria vicina al centro della città, nel libro sulla Difesa Grünfeld di Botvinnik-Estrin tradotto in italiano e, nelle sue ultime pagine, in una variante considerata minore che portava il suo nome e che si riproduceva sulla scacchiera dopo le mosse 1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.Cc3 d5 4.Cf3 Ag7 5.e3 00 6.b4

Giocatore sconosciuto ai più, anche perché non lasciò mai l’Unione Sovietica e partecipò solo a tornei e campionati interni. Ma rispettato in patria per la sua forza e la sua determinazione, viste le vittorie ottenute in partite con personaggi poi diventati famosi quali Botvinnik, Smyslov (entrambi arrivati ad essere incoronati con il massimo alloro scacchistico), Bronstein, Geller, Keres ed altri ancora.

Ma una cosa interessante è che lui, come fatto sempre riferimento da Riccardo, fosse un insegnante di matematica di base, tra l’altro molto stimato dai colleghi, tanto che Lev Landau, suo ex compagno di università e futuro premio Nobel in Fisica, lo invitò a raggiungerlo a Leningrado avendo di Vladimir un’alta opinione come matematico, ma lui declinò l’invito, cosa di cui ebbe a rimpiangere successivamente. Quindi di nuovo un forte giocatore di scacchi dedito alla matematica, come Max Euwe, al quale il nostro Blog ha dedicato un trittico: “Euwe, il professore di matematica campione del mondo!”Parte 1, Parte 2 e Parte 3.

E vista la schiera di giocatori che sono stati dei matematici, quali i campioni del mondo Lasker ed il menzionato Euwe, per arrivare a tempi più recenti agli Inglesi Nunn, Speelman e Mestel, tutti laureati in matematica (e chiedo venia per gli altri non menzionati), la domanda sorge spontanea: se ci sia qualcosa di più di una semplice coincidenza sul fatto che molti matematici siano stati anche degli ottimi giocatori di scacchi. Di sicuro dei punti di contatto tra scacchi e matematica ci sono, ed è sufficiente vedere una scacchiera con la numerazione delle case per capirlo visivamente: un piano cartesiano dove i punti (in questo caso le caselle bianche e nere della scacchiera), sono identificati da coordinate rappresentate da numeri (le ordinate) e lettere (le ascisse), dove attraverso il movimento dei pezzi viene introdotta l’equazione della retta e la relativa pendenza. Per passare poi ad altri esempi, tra quelli fantasiosi dei chicchi di grano da posizionare sulle caselle in maniera definita (raddoppiandone la quantità di casa in casa fino alla sessantaquattresima), per ricompensare l’inventore del gioco, che troviamo nella novella dei chicchi di grano di Sessa, al problema classico del “Salto del Cavallo” di Eulero. Ma più che la partita di scacchi vera e propria, che ha spesso dei risvolti psicologici dei due contendenti, è il problema scacchistico, con la sua formulazione univoca e rigorosa, che più si avvicina ad un problema matematico e viene spesso utilizzato per introdurre elementi di logica e sviluppare il pensiero laterale.

E questo ci può far immaginare un Makogonov intento a sviluppare il suo insegnamento della matematica tramite un sistema più divertente rispetto a quelli classici, quale l’utilizzo del gioco degli scacchi e la risoluzione dei relativi problemi associati a risvolti matematici. Mentre lui poi era intento ad esercitarsi a sviluppare varianti e piani logici per mettere in difficoltà gli avversari. Cosa che lo porterà ad essere ricordato, oltreché per la variante della Grünfeld sopra citata, per la variante dell’Est Indiana sempre con il suo nome che si ha dopo le mosse 1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.Cc3 Ag7 4.e4 d6 5.h3, e la variante del gambetto di Donna rifiutato nella quale però deve condividere il nome in coabitazione con altri, perché denominata “Tartakower, Makogonov, Bondarevsky” dove ognuno dei tre diede il proprio corposo contributo e che si ha dopo le mosse 1.d4 d5 2.c4 e6 3.Cc3 Cf6 4.Ag5 Ae7 5.e3 00 6.Cf3 h6 7.Ah4 b6.

Peccato poi non aver potuto assistere ad una partita, o meglio ad un match, tra lui ed Euwe, l’altro suo coetaneo matematico che riuscì a divenire Campione del Mondo pur non avendo mai abbandonato la professione di professore di matematica, per il fatto che mai Makogonov uscì fuori dai confini russi privandoci di uno scontro tra menti, per quanto mi riguarda, decisamente superiori!

Ora veniamo a quello che più interessa noi appassionati: vedere Vladimir in azione! L’occasione ci viene dal 12° Campionato Sovietico disputato a Mosca nel 1940.

Una terribile debacle per Botvinnik, che dà un’idea della forza di Vladimir.
Sempre dallo stesso torneo, un’altra partita giocata di nuovo contro un futuro Campione del Mondo.

Ed anche per Smyslov una terribile debacle! In questa partita è stato completamente dominato da Makogonov. E come quando da ragazzini si fa a pugni con chi poi diventerà un grande amico, Vladimir divenne il suo secondo nel match contro Botvinnik nel 1957 che lo incoronò Campione del Mondo!

Che dire? Tre super giocatori dell’epoca spazzati via. “Ma allora”, direte voi, “ha vinto facilmente il 12° Campionato Sovietico”: ma neanche per idea!! Arrivò solo 7°-9° a 10,5 punti su 19. Il torneo fu vinto da Bondarevsky e Lilienthal con 13,5 punti e per la cronaca, Smyslov arrivò a 13 (ahi quanto è stata dolorosa la sconfitta con Makogonov), Keres a 12 e Botvinnik a 11,5. Questo per dire quanti giocatori forti, anzi fortissimi, circolavano in Unione Sovietica all’epoca.

Vladimir Makogonov, uno dei più forti giocatori che la Russia abbia mai avuto, praticamente sconosciuto in Occidente, ma con radici profonde in una terra che oggi si chiama Azerbaigian, morto nel 1993 a Baku che è la città di nascita di un altro genio scacchistico che è stato forse uno dei più grandi in assoluto: Garry Kasparov. Non so se voi credete nelle coincidenze…

1 thought on “Di nuovo il binomio scacchi e matematica: Vladimir Makogonov

  1. Grazie Riccardo e Antonio per la bella la coppia di articoli su Makogonov, Anche se, per quanto ne sappiamo, non uscì mai dall’URSS, Makogonov non partecipò solo a tornei e campionati interni. Giocò il match URSS-USA via telegrafo del 1945, vincendo il suo mini-match con Kupchik. Anche questo un segno di quanto fosse considerato in patria.

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