Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Euwe, il professore di matematica campione del mondo! (3)

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(Riccardo M.)
Nelle vesti di campione del mondo Max Euwe giocò un forte torneo nel 1936 a Zandvoort, vinto dal giovane americano Reuben Fine. Euwe ottenne la seconda piazza davanti ad un sorprendente Landau, a Tartakower, Maroczy, Bogoljubov, Spielmann, Grunfeld, Keres…

Hans Kmoch così descriveva all’epoca Euwe: “… Euwe passerà alla storia come l’apostolo del metodo. E’ laureato in matematica, diplomato in ragioneria e abilitato a insegnare contabilità. E’ un buon pugile, nuotatore e aviatore. Ha scritto più libri lui di tanti maestri viventi messi insieme. Come riesce a fare tutto ciò? Ordinando tutta la sua esistenza come un orario ferroviario, dividendola in compartimenti stagni, applicando alla sua vita la stessa analisi logica e distaccata di un insegnante di matematica…”.

Scriveva invece così, parecchi anni dopo, Al Horowitz: “Difficilmente sarebbe potuta esistere maggiore diversità tra Euwe e i suoi due immediati predecessori. Uomo modesto, colto, le sue attività nei confronti degli scacchi in generale e dello scacchismo olandese in particolare hanno fornito un incommensurabile contributo alla diffusione del gioco … uno dei primi atti di Euwe come campione mondiale fu quello di riconoscere l’autorità della FIDE nella selezione del suo successivo sfidante, qualora egli avesse vinto il match di rivincita contro Alekhine. Fu, da parte sua, un atto di pura generosità, che vanamente si sperò Alekhine avrebbe imitato. Il russo (e c’era da aspettarselo) non lo fece, e la sua riconquista del titolo nel 1937 dilazionò il potere di amministrarlo, da parte della FIDE, di circa dieci anni”.

Eh, già! Infatti il match di rivincita del 1937 ebbe storia incerta per sole 5 o 6 partite: Euwe vinse facilmente la prima, illudendo i suoi sostenitori, ed era ancora avanti 3 a 2 dopo la quinta. Qui cedette improvvisamente di fronte ad un Alekhine “assetato di vittoria”, e il punteggio finale fu di 15,5 a 9,5 a favore del russo.

La sera del 7 dicembre 1937 Euwe fermò l’orologio nella venticinquesima ed ultima partita, congratulandosi con Alekhine e, qualche giorno dopo, affermava di aver fatto il possibile ma che Alekhine aveva giocato meglio: “E’ il miglior giocatore al mondo e confesso la mia ammirazione per il più grande giocatore di tutti i tempi”.

Euwe, un vero signore, non cercò scusanti alla sua sconfitta, ma, come raccontò proprio un connazionale di Alekhine, cioè il futuro campione mondiale Botvinnik nelle sue “100 partite scelte”, Alekhine sapeva introdurre nelle sue partite elementi di pressione psicologica difficilmente sostenibili. Uno di questi era, nei momenti cruciali e dopo aver eseguito una mossa importante, quello di girare continuamente intorno al tavolo ed al suo avversario, “come un nibbio”. Una pressione psicologica che seppe fare la differenza allorché Euwe non era più, come nel primo match, indifferente e tranquillo davanti a risorse avversarie che parvero ai limiti del regolamento.

Un altro dei motivi del cedimento netto dell’olandese dalla sesta partita in poi può ritrovarsi nella improvvisa assenza del suo principale “secondo”, l’americano Reuben Fine, ammalatosi di appendicite. Aggiungiamo che Alekhine si era preparato al match di rivincita come non mai, tra l’altro avendo smesso di bere e di fumare ed essendosi sottoposto ad una stretta dieta a base di latte.

Stavolta però, nel 1937, riconquistato il titolo e forte di un atteggiamento che stava pericolosamente emergendo in Europa, Alekhine si lasciò andare ad affermazioni di pessimo gusto, soprattutto questa: “Mi accorsi che parecchi maestri ebrei erano allenatori e secondi di Euwe. All’inizio della seconda partita non potevo più lasciarmi ingannare: cioè non dovevo combattere solo contro Euwe, ma contro gli ebrei degli scacchi; la mia vittoria fu un trionfo contro l’ebreo cospiratore”.

Che Alekhine fosse ritenuto molto vicino ai nazisti è del resto cosa nota. Edward Winter citava alcuni articoli firmati dallo stesso Alekhine e pubblicati a Parigi nel 1941. In uno di questi egli parlava dello “… effetto distruttivo che gli ebrei avevano avuto sullo sviluppo del gioco”. Sic!

Nel giugno del 1938 Euwe fu tra i partecipanti a Noordwijk. L’orario di gioco venne fissato nel tardo pomeriggio, alle 17,30, proprio per dar modo al professore olandese, che al mattino era occupato a scuola con gli esami, di poter giungere in tempo in sala gioco. Vinse un sorprendente Eliskases (7,5/9), davanti a Keres, Pirc, Euwe, Landau e Bogoljubov.

Nordwijk 1938 davanti alla sede di gioco, il Rembrandt Hotel: da sinistra a dx Bogoljubov, Euwe, Spielmann, Sir George Thomas, Keres, Schmidt, Landau, Tartakower, Eliskases e Pirc

L’immagine qui sopra spiega anche il motivo per il quale spesso Euwe era chiamato “l’Albero”: la sua statura era veramente notevole!

Nell’inverno successivo Euwe tornò a giocare ad Hastings, dove fu secondo (6,5/9), alle spalle di un altro europeo emergente, l’ungherese Laszlo Szabo.

Nel 1939 vinse imbattuto (9/11) nell’incantevole cittadina inglese di Bournemouth, davanti a Flohr e all’inglese Klein, poi giocò alcuni tornei nei Paesi Bassi e un match amichevole contro un sempre più forte Paul Keres, match perduto di misura (6,5 a 7,5).

Nel 1940 giocò un solo torneo, a Budapest, dedicato al 70° anniversario dell’amico Maroczy, e lo vinse.

Nel 1941 fece suo nettamente un match con Bogoljubov a Karlsbad (+4 −1 =5).

Arrivarono poi gli anni bui della seconda guerra mondiale. Anche gli scacchi naturalmente si fermarono, come tante altre attività. I tedeschi organizzarono ancora dei tornei, ma Euwe non vi partecipò mai.

Intanto, nel 1940 lui aveva smesso di insegnare ed era entrato nella direzione di “Van Amerongen” un’organizzazione volta principalmente alla beneficenza e all’assistenza alimentare, collegata alla Resistenza olandese. In questa nuova veste dovette per forza entrare in contatto diretto con i tedeschi, riuscendo ad organizzare trasporti di cibo nell’Olanda occupata e affamata.

Ma di quei tristi anni di guerra, e dei sacrifici umani che gli scacchi sostennero con l’avvento del nazismo, Max Euwe non ha mai voluto parlare troppo volentieri. Ricordo soltanto che nella sua casa egli ospitò/nascose nel 1942 per un lungo periodo Salo Landau, un forte maestro olandese (fu campione d’Olanda nel 1936), nato in Polonia e di origini ebraiche, ricercato dai tedeschi. Landau avrebbe poi tentato la fuga in Svizzera con la famiglia, ma, catturato ai confini col Belgio, fu deportato in un campo di concentramento in Slesia. Euwe fece appello ad Alekhine perché intervenisse, ma ciò non avvenne e Landau morì nel “campo di lavoro” di Gräditz, proprio a pochi passi dal luogo in cui era nato 39 anni prima. La moglie e la figlia di Landau vennero “gasate” ad Auschwitz. Lo stesso Euwe ebbe fastidi e molestie per aver protetto il povero Landau. Oggi il nome di Salo Landau è quasi dimenticato, pur essendo stato tra i più bravi maestri europei negli anni ’30: ricordo in particolare la sua vittoria a Rotterdam nel 1931 in un quadrangolare (4,5/6) con Colle, Tartakower e Rubinstein.

Finita la guerra, ritroviamo ancora il nostro Euwe negli scacchi, ad Hastings 1945-46, dove fu appena terzo alla pari con Steiner e Denker (7/11), in una edizione minore vinta da Tartakower. A gennaio del 1946 Euwe era a Londra, dove organizzarono il primo torneo internazionale del dopoguerra, curiosamente diviso in due gruppi. Non ebbe avversari (9,5/11) nel gruppo B, privo di grossi nomi. A Groningen fu buon 2°, dietro Botvinnik ma davanti a Smyslov, Najdorf e Szabo.

Nel marzo del 1946 moriva Alexander Alekhine ed il titolo mondiale restò vacante, anche se in Olanda (Paese, tra l’altro, del Presidente della FIDE, Alexander Rueb) si sperava potesse automaticamente essere riconsegnato ad Euwe. La FIDE in un primo tempo infatti assegnò il titolo ad Euwe, ma qualche mese dopo annullò la sua decisione a seguito delle vive proteste dell’Unione Sovietica.

Senza dubbio sulla nuova determinazione della FIDE pesò il risultato del primo grande torneo del dopoguerra, svoltosi con quasi tutti i migliori giocatori (eccetto Reshevsky e Fine) a Groningen nel 1946: 1° Botvinnik (14,5/19), 2° Najdorf, Szabo, Flohr, Boleslavsky ecc … Botvinnik in seguito avrebbe confidato che questa vittoria era stata fondamentale; infatti se il torneo lo avesse vinto Euwe, questi probabilmente sarebbe stato dichiarato, senza appello, di nuovo il campione del mondo.

Euwe nel frattempo era stato anche tentato dal professionismo scacchistico. Alla fine la FIDE e l’URSS, i due litiganti, trovarono un accordo: un nuovo mondiale sarebbe stato in palio in un supertorneo a L’Aja. Era il 1948. I protagonisti a L’Aja furono Botvinnik, Smyslov, Reshevsky, Keres ed Euwe. Il nuovo Campione fu Mikhail Botvinnik, mentre Euwe, completamente fuori forma, giunse ultimo con appena 4 punti su 20, il peggior risultato della sua carriera. Più volte da allora egli avrebbe definito quel torneo de L’Aja come la sua Waterloo.

Dopo il 1948, Euwe tralasciò competizioni di alto livello, dedicandosi per lo più ai campionati nazionali, a tornei minori e competizioni a squadre. Il 29 maggio del 1951 si era intanto spento a Budapest il suo maestro Maroczy.

L’ultima apparizione importante di Euwe fu nel Torneo dei Candidati del 1953 a Zurigo. Euwe fu ultimo (p.11,5 su 28), ma nel primo girone mise a segno bellissime vittorie contro Najdorf e Geller. Poi, ormai cinquantaduenne, subì la durezza e lunghezza del torneo e la grinta di avversari più giovani e affamati. La partita contro Geller, con uno di quei sacrifici spettacolari di Torre che si vedono una volta ogni 5 anni, vinse comunque il premio di bellezza e ve l’abbiamo mostrata pochi giorni fa in un articolo del nostro Antonio. Andate a leggerlo, se già non l’avete fatto!

A proposito di Zurigo, si raccontava un curioso aneddoto, aneddoto che soprattutto rimarcava i principali aspetti della personalità di Max Euwe: la sua semplicità e la sua sensibilità. Pare che un bambino, prima che lui partisse per la Svizzera, gli avesse chiesto il suo autografo e quello degli altri 14 partecipanti al Torneo. Altri campioni probabilmente avrebbero risposto al bambino con una battuta ed una carezza. Lui no, lui sentì di dover accontentare e rendere felice il piccolo! Ebbene, alla fine di ogni partita Euwe chiese, e ottenne, l’autografo di ogni suo avversario. Di tutti, però, meno quello di Geller! Euwe infatti non se la sentì di disturbare il suo avversario chiedendogli una firma dopo la sconfitta così eclatante e poco dimenticabile che il sovietico aveva appena subìto!

In pratica la vita e la personalità di Max Euwe furono tutto il contrario di quelle che avremmo visto in Fischer, col quale ha però condiviso una certezza: la scelta del giocatore più forte di tutti i tempi, che per entrambi era Paul Morphy.

Euwe decise a quel punto, dopo Zurigo ’53, di appendere davvero gli scacchi al chiodo e dedicarsi esclusivamente alla sua professione di insegnante. L’unica eccezione furono le Olimpiadi, alle quali seguitò a partecipare … E così Euwe guidò la sua Olanda in ben cinque edizioni olimpiche (1950, 1954, 1958, 1960 e 1962).

Nel contempo, negli anni ’50 Euwe aveva intrapreso anche lo studio della tecnologia informatica. Nel 1956 fu consulente nella filiale olandese della società americana Remington Rand (nel settore dei computers).

Un’altra interessante eccezione fece Euwe al suo pre-pensionamento scacchistico: nel 1957, durante un viaggio di lavoro negli Stati Uniti, giocò due partite con Bobby Fischer, che allora aveva 14 anni; una la vinse rapidamente, la seconda finì in parità.

Nel 1958 (classico canto del cigno a 57 anni) Euwe ottenne alle Olimpiadi di Monaco di Baviera il secondo miglior risultato sulla sua scacchiera (8½ su 11) e apprezzabili furono i suoi successi col bianco contro il canadese Yanofsky e contro l’italiano Giuseppe Primavera.

Nel 1959 fu nominato direttore del Centro di ricerca per l’elaborazione automatica dei dati. Nel 1960, alle Olimpiadi di Lipsia, ottenne appena 6,5 su 16 (tra le sue sconfitte, una con Robert Fischer).

Nel 1961 (e fino al 1963) fu a capo di una commissione creata dalla Euratom che tra i primi studiò la possibilità del computer di giocare a scacchi. A Varna 1962, sua ultima Olimpiade, mise il cuore nell’incontro di semifinale con la Polonia, che l’Olanda aveva bisogno di vincere per 4 a 0. E riuscì nell’intento.

Dal 1964 è stato professore presso la Higher Economic School di Rotterdam in “automazione delle informazioni” ed in seguito ottenne una cattedra anche a Tilburg (dove si trasferì con la famiglia) presso la Katholieke Hogeschool, cattedra che lasciò nel 1971 quando andò in pensione (e ritornò a stabilirsi ad Amsterdam) e quando, nel frattempo, stava tornando ad interessarsi attivamente di scacchi, pur se sotto altre forme.

Nel 1970 Euwe fu eletto all’unanimità (ma c’era solo la sua candidatura) alla Presidenza della FIDE, in sostituzione dello svedese Folke Rogard; pertanto ebbe i voti degli stessi rappresentanti sovietici.

In qualità di Presidente della FIDE seppe dare un contributo enorme allo sviluppo e alla propaganda degli scacchi nel mondo e al consolidamento dei legami internazionali. Euwe fu determinante nell’accettazione del rating Elo come strumento ufficiale della FIDE e seppe altresì dimostrare buone capacità politiche di diplomazia, mediazione e compromesso durante quei conflitti che intervennero inevitabili tra paesi occidentali e blocco sovietico.

Il suo ruolo è stato decisivo anche nel 1972 nell’organizzazione del “match del secolo” di Reykjavik tra Boris Spassky e Robert Fischer, vinto da quest’ultimo. Lui seppe fare all’americano tutte quelle concessioni che poteva alle sue mille richieste, evitando nel contempo di danneggiare il campione in carica e di urtare la suscettibilità dei sovietici. Ad esempio seppe rimandare senza danni l’inizio del match quando Fischer non si presentò a Reykjavik per la cerimonia inaugurale e per la prima partita, appigliandosi ad una presunta malattia di Fischer anche quando tutti sapevano che il vero ostacolo erano stati gli attriti fra lo sfidante americano e la sua stessa Federazione.

Nel 1974 gli fu rinnovato, per altri 4 anni, il mandato alla Presidenza della FIDE. Euwe tentò allora, nel 1975, in tutti i modi di organizzare il nuovo match mondiale fra Bobby Fischer e lo sfidante designato Anatoly Karpov, rinunciando solo quando davvero parve impossibile accordarsi con le bizze dell’americano e dichiarando pertanto Anatoly Karpov nuovo campione del mondo. Sempre nel 1975 viaggiò per un mese intero in Africa (Ghana, Nigeria, Senegal, Zambia e Zaire), tenendo conferenze ed intrattenendo ministri e capi di Stato, allo scopo di allargare la grande famiglia internazionale degli scacchi.

Nel 1976 Max Euwe aggiunse un altro successo alla sua intensa vita: venne nominato professore di cibernetica all’Università di Mantenach, in Lussemburgo. Quindi, nello stesso anno, come Presidente della FIDE, spinse affinché le nuove Olimpiadi fossero assegnate ad Haifa, in Israele, Olimpiadi che furono boicottate dall’URSS e dai Paesi del blocco sovietico. Poi seguì la complicata vicenda-Korchnoi, che chiese asilo politico all’Olanda dopo il torneo di Amsterdam: Euwe, contrariando ancor più i sovietici, gli assicurò il diritto di partecipare alle successive sfide fra i candidati al titolo mondiale.

Nel 1978, dopo il match mondiale di Baguio (Filippine) tra Anatoly Karpov e il nuovo sfidante Viktor Korchnoi, lasciò la Presidenza della FIDE, non ricandidandosi in quanto ormai inviso all’URSS, e al suo posto venne eletto un altro “uomo del nord”, l’islandese (e G.M.) Fridrik Olafsson.

E’ da sottolineare che un notevole riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto nella FIDE da Euwe venne proprio da un Grande Maestro sovietico (e molto vicino alla “nomenklatura” sovietica), Yuri Averbach: “Max Euwe è stato senza dubbio il migliore presidente che la FIDE abbia mai avuto”. Euwe fu infatti un vero ambasciatore degli scacchi, un uomo che girò il mondo per aggregare al gioco nuovi proseliti, riuscendo meravigliosamente nell’intento. Grazie a lui le porte della FIDE si spalancarono a tanti nuovi Paesi, anche i più piccoli e lontani dal cuore storico del nostro gioco. Curiosamente, proprio quest’ultimo punto è stato ciò che qualcuno ha visto di negativo nel suo operato. Mi riferisco a Karpov, che non vide di buon occhio l’allargamento della FIDE a troppi piccoli Paesi e giudicò ciò una delle cause dell’inflazione del titolo di Grande Maestro. Non mi pare che si possa assolutamente condividere il pensiero elitario e antipopolare del russo.

Nel 1981 Euwe per la prima volta si iscrisse al campionato olandese per corrispondenza. Il destino non gli concesse di completarlo: subì due attacchi di cuore e il 26 novembre morì in ospedale ad Amsterdam dopo un intervento chirurgico. Aveva 80 anni.

Euwe: “lo zio John insegna scacchi a suo nipote”, 1936

Max Euwe ha scritto numerosi libri, sia per i principianti sia per i più esperti, e vari lavori sulle aperture, testi che sono ancor oggi utilizzati. Forse il più famoso di tutti è “Oordeel in Plan” (Judgment and Approach).

In Italia la casa editrice Mursia meritevolmente nel 1976 pubblicò un volume, dal titolo generico “Trattato di scacchi” che raccoglieva due distinti lavori di Euwe: “Positionspel en Combinatienspel” (Gioco di posizione e gioco di combinazione, che altro non era che un riassunto di una serie di articoli usciti nel 1937-38 sulla rivista “Chess”) del 1948 e “Judgment and planning in Chess” (Valutazione della posizione e piano di gioco) del 1950.

Nella introduzione del libro il maestro Mario Monticelli scriveva “…. I due lavori presentati in questo volume (i primi di Euwe tradotti in italiano) offrono forse il saggio più espressivo delle capacità didattiche del grande maestro: istruttore lucido, fermo nei principi generali che espone, ma esente da dogmatismi”.

Consentitemi di aggiungere, avendo letto il libro, una considerazione personale. Di certo avrete visto scritti di autori/giocatori nei quali sono presentate partite con loro medesimi protagonisti. Ebbene, la più parte di loro non mostra le proprie sconfitte, e pressoché tutti gli altri, nel presentare qualche propria sconfitta, cercano di dimostrare che le stesse sono state determinate da varie sviste in un gioco generalmente superiore.

Non fu così per il più modesto e straordinariamente obiettivo Euwe, capace di presentare sue partite perdute nelle quali evidenzia prevalentemente il superiore gioco dell’avversario, quasi stesse scrivendo una cronaca imparziale di un incontro fra altri due maestri. Semplicemente un grande! A dimostrazione di ciò, basta che guardiate  (se avete il libro) la partita Keres-Euwe (1-0, sesta del match del 1939), in cui la dicitura “….la fine si avvicina dopo il tratto 53 del nero ….” si riferisce alla propria fine! Tra le altre cose ricordo, fra quei commenti, un pensiero didattico semplice e che la pratica di torneo di quegli anni avvalorò sempre: “…. La lotta tra pezzi pesanti si risolve sempre in favore di quel giocatore il cui Re gode di maggior sicurezza”.

Ancora a proposito di libri: una nipote di Max Euwe, Esmee Lammers, ha scritto un libro per bambini intitolato “Lang Leve de Koningin” (Viva la Regina), che è stato molto popolare tra i giovani d’Olanda.

Il ricordo del campione è sempre vivo ad Amsterdam, dove esiste dal 1982 una “Max Euwe Plein” (piazza Max Euwe) ed un museo a lui dedicato (il “Max Euwe Centrum”) contenente una vasta collezione di libri di scacchi di tutto il mondo, oltre a vari oggetti personali appartenuti al campione. In una sala riunioni adiacente al museo, oggetto anche di visite guidate, si trova una videoteca dove è possibile ammirare dei documenti di storico valore: alcuni vecchissimi filmati sugli scacchi.

In “Max Euwe Plein”

Nel 2004 è stata inaugurata sulla piazza una statua raffigurante il campione olandese, opera dell’artista José Fijnaut. Si dice da qualche anno che il “Max Euwe Centrum” sia in pericolo, essendo a rischio i fondi pubblici che lo hanno fin qui sostenuto.

Tra gli scritti su Euwe, cito il libro del 1976: “Max Euwe, the biography” di Alexander Munninghoff, giornalista olandese di origini polacche, vivente.

Quale la conclusione di questa lunga chiacchierata su (e con) Max Euwe? Il mio pensiero (invero poco originale) è che siamo di fronte all’unico campione del mondo davvero dilettante della storia degli scacchi, che non siamo di fronte ad un campione del mondo più forte in assoluto di altri, ma che siamo di fronte ad un uomo al quale gli scacchi mondiali debbono tanto, anzi tantissimo.

Ci vorrebbero sempre Presidenti di federazioni (internazionali o nazionali) come lui, con il suo attivismo e nello stesso tempo con il suo equilibrio, il suo tatto, le sue capacità e la sua nobiltà, per far sì che il nostro gioco superi i momenti difficili e vada avanti per il meglio nei secoli.

Ma di uomini come Machgielis Euwe non ne nascono purtroppo tutti gli anni. E non nascono ovunque.

(fine)
(la 1ª parte è uscita martedì 4 febbraio)
(la 2ª parte è uscita sabato 8 febbraio)

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