Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La scelta della mossa iniziale

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(Daniel Perone)
Una delle soddisfazioni di chi osserva i bambini quando giocano a scacchi è quella contentezza di verificare i piani di gioco, cioè le strategie – talvolta troppo evidenti – che si presentino.

Quando loro giocano non è strano guardare come, man mano, si smarriscono nella selva delle combinazioni di una partita qualunque, appaiono atteggiamenti personali ben differenziati. Uno si gratta la testa, uno canticchia ripetutamente i soliti versi di una canzone, mentre un altro fa udire il ticchettio delle dita.

Su questo punto l’irascibile V. Korchnoj diceva: “Nessun G. M. è normale; la differenza tra loro è il diverso tipo di follia” ma in questo caso non si tratta di follia e nemmeno di G. M., si tratta di tic nervosi che presentano i giocatori di qualsiasi livello giacché sappiamo che tutti gli scacchisti vivono emozioni forti.

Sono certamente curiose tutte queste peculiarità. È così che passi una vita ad insegnare e poi un giorno ti accorgi che bastava fermarsi un attimo e che era sufficiente lasciare da parte le mosse del cavallo, della torre ed andare indietro a contemplare la scacchiera, che si trasformava in un vero test attitudinale volto a “denudare” l’inconscio degli alunni.

Forse proprio per questa ragione contemplare le loro partite dall’esterno può essere interessante.

(fonte: https://www.universitaginzburg.it/author/nataginz/page/8/)

Ad esempio: li avete visti? Non appena imparati i movimenti dei pezzi, gli allievi mostrano una notevole preferenza per le mosse dei pedoni delle torri.

Se il Bianco inizia 1. h4 il Nero risponde con 1… a6 oppure 1… a5 e così via.

Ricordo che nei primi tempi dell’insegnamento pensavo che soltanto i giovani, i bambini, iniziavano il gioco in questo modo. Gli anni e qualche indagine sul tema mi insegnarono che ciò non era casuale né tantomeno un piano d’azione sulla base di qualche elementare stratagemma, anzi era una scelta tra cui si nascondevano sentimenti e timori, questione comprensibile dato che il giocatore deve prendere una decisione, optando tra le varie possibilità che offre la posizione iniziale del gioco.

Comunque sia, gli scacchi offrono ad ogni giocatore la possibilità di scegliere la strada da percorrere. Le varie maniere di “comandare” ai 16 pezzi – aperture di gioco chiuso, semichiuso, aperto e semiaperto – divergono abbastanza tra loro così come le possibilità di risposte dell’avversario.

Allora, l’apertura può mostrarci qualche dettaglio sull’agire o sul pensiero di una persona?

Sì, certo; malgrado sia solo un preambolo del gioco reale, la prima mossa così come le susseguenti permettono di intravedere “i segreti della mente” e occorrerebbe un fiume d’inchiostro per scrivere su questo argomento.

Nel caso che i più giovani, i bambini, si scoraggiano quando subiscono delle sconfitte, accade di frequente che evitano di partecipare alle competizioni. Naturalmente mi riferisco ai giocatori di  livello iniziale.

C’è un aneddoto eloquente che ho già raccontato in altri articoli scritti in precedenza, ma risulta un’ottima referenza sull’agire dei principianti. La storia, tutta particolare, appartiene agli anni in cui avevo – nella scuola media – un gruppo di allievi adolescenti che, non appena arrivati, iniziavano le partite pur essendo in piedi.

Ebbene, un giorno su ben due scacchiere, si era presentata l’apertura h4 con due simili risposte, a5 in una, h6 nell’altra. Quando vidi questo, subito richiamai l’attenzione e adagio cominciai a spiegare – voi avete giocato h4 perché avete pensato: “io non sono sicuro di cosa fare” o “E se lascio fare a lui?” oppure “non voglio impegnarmi ancora, è troppo presto”.

Ebbi intorno a me le facce di tutti. Sono sicuro – continuai – che per gli stessi motivi, per gli stessi dubbi avete risposto a5 ed h6… E proprio in quel momento Mélani domandò:

Profe (*), Lei è uno stregone?” Ed io annuii con un sorriso di soddisfazione.

Eppure le mosse dei pedoni delle torri non sono usate soltanto dagli allievi; su questo punto voglio soffermarmi giacché Adolf Anderssen – nientemeno – talvolta iniziava il gioco con la mossa a3 (Apertura Anderssen).

Sì, è vero che una rondine non fa primavera, ma esistono giocatori che apprezzano un altro fattore psicologico di queste mosse, ossia il fattore sorpresa, ciononostante esse sono sconsigliabili, perché fanno poco o niente per il controllo del centro ed il Bianco non sempre può mantenere l’iniziativa.

Vediamo adesso un paio di esempi di aperture (e difese) con particolari mosse iniziali.


Ezequiel Huguet (Perú) – Hector Nardi (Argentina)
L.A.D.A.C. I Coppa Argentina.
(partita per corrispondenza, 15/4/1993 – 30/9/1995, pubblicata sulla rivista LADAC n.211, Settembre 1995).

Posizione finale dopo 31. … Ce4


Anatoly Karpov – Anthony Miles
Skaraa, 1980

Posizione finale dopo 46. … Ac7


(*) Troncamento (molto diffuso popolarmente) della parola Professore.

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