Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Scacco matto all’assassino (10)

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Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

(Fabio Lotti)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

Scacchi, delitti, indagini… cos’è la vita se non un gioco perverso in cui regna la follia? Qui tutte le precedenti puntate. (UnoScacchista)

[Il quadro di apertura è di Aleksey Moiseev]


In Ipotesi per un delitto di Clifford Witting, Polillo 2009 due personaggi, Sir Victor e il ragazzo John giocano a scacchi. “Gli scacchi sono tremendamente difficili” si lamenta il ragazzo che vorrebbe giocare a dama. “No, continuiamo a giocare a scacchi, il gioco più bello mai inventato dall’uomo” risponde l’uomo che offre anche una breve spiegazione della loro origine. Alla fine John si becca scacco matto.

 


Prima che passi la notte di Enrico Pili, carta d’imbarco 2009, è un romanzo ricco di citazioni sul gioco degli scacchi. Tra l’altro il personaggio principale, Silvio Diaz, segretario di un comune a pochi chilometri da Cagliari, sa muovere con qualche abilità i pezzi sulla scacchiera.


In La galleria dell’usignolo di Paul Harding in Gli investigatori di Dio, Mondadori 2009, a cura di Mauro Boncompagni, tutto ruota attorno ad una partita a scacchi lasciata a metà tra un prete ed un futuro morto ammazzato. Anche il personaggio principale frate Athelstan sa giocare a scacchi. L’idea essenziale è simile a quella di un breve racconto pubblicato dieci anni prima (cioè nel 1981 rispetto alla prima edizione del romanzo che è del 1991 uscito con il nome vero Paul Doherty).


Ne L’ultimo custode di Carlo A. Martigli, Castelvecchi 2009, Franceschetto, figlio del papa Innocenzo VIII e Pico della Mirandola si trovano davanti “il secondo si chiese su quale assurda scacchiera stesse giocando la sua vita. Chi era veramente? Si era creduto una Torre che emanava una luce da lontano, ma forse era solo un misero pedone destinato ad andare avanti casella per casella”.


Questa volta sono stato colpito dalla seconda di copertina (anche le seconde di copertina fanno brutti scherzi…) “Sono sei e sono i migliori esperti d’arte in circolazione. Si fanno chiamare il Gruppo degli scacchi e di professione falsificano e rubano opere di immenso valore per rivenderle al miglior offerente. Ci sono la Torre, l’Alfiere, la Donna, il Cavallo e ognuno ha un ruolo diverso, proprio come le pedine del gioco: e poi c’è il Pedone, alias Ana Marìa: ladra infallibile e proprietaria di un negozio d’antiquariato ad Avila. E tutti rispondono a un grande e misterioso capo: il Re, imperscrutabile fondatore del Gruppo”. Chi mi conosce sa già la ragione del mio interessamento: gli scacchi. E dunque ho preso La camera d’ambra di Matilde Asensi, Rizzoli 2009, senza farla tanto lunga.


In Il tè delle tre vecchie signore di Friedrich Glauser, Sellerio 2009, il consigliere di stato Martinet al giornalista inglese O’Key “Per gli scacchi si tratta di trovare la mossa chiave. Di regola questa mossa chiave è talmente idiota da far rizzare i capelli, sicché non sarebbe possibile in una partita regolare dove sono in lotta due personalità, dove ciò che gioca il ruolo decisivo è la disposizione d’animo dei due giocatori, il loro carattere. Proprio per questo un problema di scacchi è qualcosa di insolito e morto” (282). Poco più sotto “Allora, questo Baranoff: non solo è membro della Terza Internazionale, e quindi si muove come l’alfiere nero sulle diagonali nere”.


In Dove? di Marcello Fois in Gialli d’estate di AA. VV., Einaudi 2014, apprendiamo che “Ludwig Gostner il pomeriggio della scomparsa di Riccardo Meletti era rimasto tutto il giorno al Circolo degli scacchi, e aveva almeno venti persone pronte a testimoniarlo” (pag.124). Tre pagine più avanti la polizia scopre che non era un frequentatore abituale e neppure un ottimo giocatore. Ancora a pag. 129 troviamo il nostro Ludwig che sta giocando con “un bambino occhialuto e serioso” che “macellava il suo cavallo sotto la lama rettilinea di una torre in D2”.


Dal blog http://assassiniegentiluomini.blogspot.it/  di Omar Lastrucci  – In Il talismano dei Dangerfield di J.J. Connington “Un romanzo lento, avvolgente e rilassato da leggere come un problema enigmistico, i quanto non mancherà nemmeno un tesoro da scoprire all’interno del castello con tanto di sciarade e problemi scacchistici ( e qui l’amico Fabio Lotti potrebbe essere interessato), anche se poi l’importanza degli scacchi risulta molto più marginale del previsto”. Beh, una citazione del sottoscritto fa sempre piacere…


In L’assassino è tra noi di Ellery Queen, Mondadori 2014,“Linda! Papà! Guardate…_ Davy Fox sorrise debolmente. “Ecco la mia scacchiera”. Era posata sul tavolo con i pezzi ancora disposti in ordine di gioco, per una partita cominciata dodici anni prima e mai portata a termine. “E’ terribile” disse Linda con un leggero brivido. “Avevamo giocato la sera prima” disse Bayard sorridendo. “Poi tu, Davy, andasti a letto e troncammo la partita a metà. “L’esito era incerto” osservò Davy. “Sì, mi accusasti di troncare il gioco perché tu stavi avendo la meglio. Ed era vero””. (pag.69).

Bayard era seduto a un’estremità del divano: dalla parte opposta, leggermente curvo, la faccia rossa di collera, era seduto l’agente Howie. I suoi occhietti fissavano la scacchiera posta tra loro. “Una mossa ancora” diceva Bayard ridacchiando. “Una mossa ancora e ho vinto!”. La zampa di Howie vibrò un colpo sotto la scacchiera, facendola sobbalzare sul divano. I pezzi volarono da ogni parte. “Sicuro, avete vinto!”. Attraverso le palpebre, gli occhi sprigionavano lampi di odio. ”Se faccio una mossa perdo! Ma non perderò alla fine…”.  Bayard raccolse con calma i pezzi e cominciò a disporli per una nuova partita. “Questa è l’undicesima volta” disse sorridendo “Suvvia, Howie, sono disposto a giocare ancora”. Howie diede un nuovo colpo alla scacchiera. Bayard Fox non rise più e non si curò di raccogliere i pezzi”. (pag.130).


In Una tranquilla gita fuori porta di Aristide Bergamasco in Sherlock Magazine n° 28, il nostro investigatore e il fidato Watson sono invitati alla villa di Arthur Ginsburg, campione nazionale di scacchi vincitore dell’edizione 1885, 1886 e 1887. Riportata anche una definizione del grande Kasparov per cui gli scacchi sono “il gioco più crudele e spietato” (pag. 59). Watson spera che Arthur riesca “ad impartirgli una sonora lezione alla scacchiera. Così, per vedere resa la pariglia al suo abituale – e imbattuto – compagno di gioco” (pag.57).


Alla prossima.


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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