Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Alberto Giustolisi: un campione dimenticato

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(Tristano G.)
Quanti dei giovani scacchisti di oggi conoscono, anche solo di nome, Alberto Giustolisi? Il tempo ha sicuramente fatto cadere un ingiusto oblio su uno dei più dotati e talentuosi giocatori italiani del secondo dopoguerra. Ma, forse, già negli anni immediatamente successivi al suo periodo di massimo fulgore agonistico (1950-1966), di Giustolisi si parlava come di uno che aveva  imboccato il viale del tramonto e che difficilmente avrebbe potuto rinnovare quei fasti. Il futuro, alla fine dei meravigliosi ’60, sembrava riservato alle nuove stelle, che già brillavano, Tatai, Mariotti, Cosulich, Zichichi (ai quali, dai primi ’70, si aggiunsero i giovanissimi in rapida ascesa, come Passerotti, Trabattoni, Cappello, Micheli, Valenti).

[La foto di apertura di giustolisi è tratta dall’Archivio di Joaquim Travesset i Barba]

A questa quasi fatidica previsione avevano contribuito amare e sfortunate vicende personali (familiari e di salute), ma non meno il carattere dell’uomo Giustolisi. Quel carattere, che lo ha reso amabile a quelli che lo stimavano e gli volevano bene ‒ tra quanti ebbero occasione di conoscerlo ai circoli romani dell’Accademia Scacchistica Romana, del Branca e del Cyrano, o nel parco dello storico caffè Fassi, dove allora si giocava d’estate ‒, era inadatto alla giornaliera lotta per la vita. La sua dolcezza di modi, la sua educata signorilità, il suo rispetto per gli altri, la sua riservatezza, l’assenza di ambizione, l’assoluta mancanza di un senso di superiorità, anche scacchistica, che pure un campione come lui si sarebbe potuto permettere senza suscitare risentimenti, lo rendevano più indifeso contro le avversità e i detrattori, nuocevano all’agonismo, e sconfinavano in quella che appariva quasi una insicurezza di fondo.

Questo tratto ha forse messo in ombra anche la sua arte scacchistica, che è stata a tal punto cristallina da meritare, tra gli altri, l’apprezzamento di Mikhail Tal (con cui nel novembre del 1957, in occasione di un incontro a squadre Riga-Roma, giocò due partite, una delle quali finì patta).

Frammenti dalle pagine 250 e 251 del fascicolo di Novembre 1957 dell’Italia Scacchistica

Le sue doti di raffinato stratega, così come di elegante e implacabile tattico (vinse numerosi premi di bellezza), ne facevano un formidabile giocatore insieme posizionale e combinativo. L’aspetto che più risalta nel suo gioco è quello di una comprensione profonda, ma naturale, senza sforzo, degli scacchi. Del resto si sa che, in ogni arte, ci sono ingegni che raggiungono una eccellenza che si coniuga mirabilmente con un’apparente semplicità.

Nato a Roma nel 1928 (e morto a Genzano il 27 febbraio 1990, in una casa di cura dove era ricoverato da tempo, si dice per una grave forma di esaurimento nervoso), fu quattro volte campione italiano (1952, 1961, 1964, 1966). Acquisì il titolo di Maestro Internazionale nel 1962 dopo aver vinto il Torneo di Capodanno di Reggio Emilia (cui parteciparono, tra gli altri, Pirc e Canal).

Giustolisi contro Romani durante il vittorioso Torneo di Caspodanno di Reggio Emilia del 1961-62. Il maestro Giovanni Ferrantes osserva la partita.

Prese parte allo zonale di Dublino nel 1957, dove si classificò 6° dopo giocatori del calibro di Pachman, Benko, Gligoric, sprecando più di una partita in posizione superiore, secondo quanto raccontano le cronache.

Giustolisi contro lo spagnolo Jaimie Llado durante lo Zonale di Dublino del 1957. A destra di Llado, guarda la partita il MI svedese Ake Stenborg (Foto di Joe Keenan)

Fra i tornei in cui ottenne lusinghieri piazzamenti ricordiamo Lucerna 1950, dove arrivò 3°, alle spalle di Euwe e Pilnik, e le Olimpiadi di Lugano del 1968, dove realizzò 7 su 10 in prima scacchiera nella finale C.

1 thought on “Alberto Giustolisi: un campione dimenticato

  1. Ho conosciuto Alberto Giustolisi all’Accademia Scacchistica Romana di Via Giulio Cesare 2. Nel 1975 tutti i sabatopomeriggio si giocava un torneo lampo, si pagava 500 lire e si giocava all’italiana.Erano tornei di 18 partite circa, un’indigestione di scacchi. diciotto partite lampo consecutive contro giocatori del calibro di Giustolisi, Tatai, Primavera Giuseppe e Roberto, Berlacky e tanti altri tra cui i giovani Coppini, D’Amore, Sibilio e lo sforunato Piredda. Tempi anadati che Tristano ha ben ricordato in questo articlo

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