Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Quando Stockfish era solo uno stoccafisso (2)

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Cartolina per le partite di scacchi per corrispondenza (BLithiumFlash, CC BY-SA 4.0]

(di Salvatore Tramacere)
Dopo aver espresso la mia opinione sul ‘Perché farsi aiutare dal motore scacchistico?’ e presentato la prima puntata di questa rubrica, proseguo con alcune considerazioni sulla finale del 1° Campionato mondiale ICCF (1° maggio 1950/31 marzo 1953): si contano 67 vittorie e 24 patte. Il vincitore Purdy ha realizzato 9 vittorie e 3 patte.

A titolo di confronto, Kochemasov, l’attuale campione in carica (2017-2019), circa 70 anni dopo, ha vinto il titolo con 9/16, realizzando 2 vittorie e 14 patte; alle sue spalle sei giocatori con 8,5/16, tutti con 1 vittoria e 15 patte.

Certamente una dimostrazione della potenza dei motori scacchistici, ma anche dell’abilità del “pilota”: non è facile, specialmente a questi livelli, sfruttare una imprecisione dell’avversario; imprecisione, poi, che non deve essere stata considerata tale, tanto da essere stata giocata.

Classifica finale del 1° Campionato mondiale ICCF (1° maggio 1950/31 marzo 1953)

Ma veniamo alla partita che vi presento, cominciando dai due avversari.

János Balogh (1892 – 1980) [Fonte Chessgames]
János Balogh nacque il 10 settembre 1892 a Kézdivásárhely (oggi Târgu Secuiesc), una cittadina nella Székelyföld (i Romani la chiamavano Terra Siculorum), uno storico territorio abitato da Ungheresi situato nella Transilvania orientale; dal 1920 fa parte della Romania (tranne una breve parentesi ungherese durante la II Guerra mondiale).

Forte giocatore anche a tavolino, campione di Romania nel 1930, con la squadra rumena ha partecipato a quattro Olimpiadi: la II non ufficiale tenutasi a Budapest nel 1926 durante il congresso FIDE (nell’occasione Mario Monticelli vinse insieme a Ernst Grünfeld il torneo individuale, il primo FIDE Masters, lasciando alle sue spalle gente del calibro di Kmoch, Rubinstein, Réti, Colle, Matisons, Tartakower, Yates…), la II del 1928, la III del 1930 e la IV del 1931.

Nel 1934 si trasferì in Ungheria e con quella squadra partecipò, come prima riserva, alla III Olimpiade non ufficiale, che si tenne a Berlino nel 1936 in concomitanza dei giochi olimpici. Vinse il bronzo di squadra nel 1926 e l’oro di squadra nel 1936, aggiudicandosi in questa occasione anche il bronzo individuale. Partecipò ai campionati ungheresi nel 1946, 1947 e 1950.

Per corrispondenza vinse con la squadra ungherese le Olimpiadi europee svoltesi, preliminari compresi, tra il 1935 e il 1939. Partecipò a tre IFSB Bundesmeisterschaft (il torneo predecessore del campionato mondiale), due da cittadino rumeno (1930-31, 2°/3° e 1932-33, 4°) e uno da ungherese (1936-37, 7°/8°).

Si classificò 2° nel I campionato CC ungherese (1941-42); vinse con la squadra ungherese l’oro nella prima Olimpiade CC (1949-52) e l’argento nella terza (1958-61). Nel 1953 ottenne il titolo di IM dall’ICCF.

Giocò per corrispondenza per più di 70 anni e per 40 fu tra i migliori del mondo. Porta il suo nome la Difesa Balogh, conosciuta anche come Controgambetto Balogh: 1.e4 d6 2.d4 f5. È morto a Budapest il 12 settembre 1980.

Theo (Tjeers) Daniel van Scheltinga (1914 – 1994) [Fonte Wikipedia]
Theo (Tjeers) Daniel van Scheltinga nacque ad Amsterdam il 6 marzo del 1914. Tra il 1936 e la fine degli anni ’50 fu tra i più forti giocatori a tavolino dei Paesi Bassi. Fu 3° nel campionato nazionale del 1936; l’anno seguente arrivò 1° insieme a Max Euwe, ma perse lo spareggio 2,5-5,5.

Vinse due volte il torneo Hoogovens, che all’epoca si giocava a Bewerwijk, (1944 e 1947) e due volte giunse 2° (1948 e 1949). Giocò tre tornei zonali, classificandosi 4° a Hilversum (1947), 6° a Dublin (1957) e 2° a Budapest (1960). Nel torneo a cinque per il campionato del mondo FIDE del 1948 fu il “secondo” di Euwe.

Partecipò a cinque Olimpiadi (1937, 1939, 1950, 1952 e 1954). Una curiosità: in quella del 1939, che si svolse a Buenos Aires, secondo una lista di passeggeri reperibile qui arrivò in Argentina il 21 agosto a bordo della nave Piriápolis: aveva dichiarato di essere un falegname (“carpenter”) e, per quanto riguardava la religione (?!), “dissident”. Si era imbarcato ad Antwerp insieme a illustri compagni di viaggio, tra i quali Czerniak (impiegato, israelita), Eliskases (scacchista, cattolico), Endzelins (studente, protestante), Keres (diplomatico, protestante), Mikenas (impiegato, cattolico), Najdorf (uomo d’affari, israelita), Stahlberg (giornalista, protestante), Tartakower (avvocato, protestante).

Nel 1950 van Scheltinga ottenne dalla FIDE il titolo di IM. Oltre a questa, nel 1° campionato mondiale ICCF, non ho trovato altre notizie sulla sua partecipazione a tornei per corrispondenza. È morto a Beverwijk il 30 luglio 1994.

Potete trovare qui gli altri post di questa rubrica.

[Revisione dell’articolo pubblicato in Newsletter ASIAS n. 53 – maggio 2019]


Salvatore Tramacere – Classe 1953, pugliese per nascita e sentimento, romano per adozione lavorativa, ho appreso gli scacchi a 11 anni. Per varie ragioni ho giocato con discontinuità a tavolino (sono una passabile 2N); ho ripiegato sul gioco per corrispondenza, conquistando il titolo di Maestro. Amo spulciare tra vecchie carte, spesso virtuali (il web è una miniera). Ho auto pubblicato “Immortali e Sempreverdi”, raccolta di gemme ottocentesche corredate dai commenti dei contemporanei. Mi onoro di far parte del “Gruppo Romano di Studi e Ricerca Storica sul Gioco degli Scacchi”, fondato da Arnaldo Monosilio e Bruno Arigoni.

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