Uno Scacchista

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Chess Tweet – La mossa definitiva: “La Spazzata”

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(Antonio M.)
La “Spazzata“: quanti di voi si sono mai imbattuti in questa specialità, a dire il vero non poi così frequente, o ne hanno mai sentito parlare? Diciamo che è una mossa che, letteralmente, rompe gli schemi, imprimendo alla partita un’accelerazione verso la sua fine con effetto a dir poco dirompente.

Io me ne imbattei più di quarant’anni fa, quando giocai l’ultima partita di scacchi con mio padre, che per primo mi mostrò la forza di tale mossa. All’epoca giocavamo su una vecchia scacchiera e con dei pezzi in legno altrettanto vecchi, i francesi “Régence” come mi ha fatto notare l’amico Roberto, esperto conoscitore di scacchi, scacchiere e …. francobolli scacchistici. Il set era quasi completo e denotava l’utilizzo di pezzi provenienti da set diversi, e quindi che mostravano delle piccole differenze, ad esempio nelle dimensioni e nei dettagli di fattura, anche se lo stile era quello. Erano appartenuti a mio nonno e quando mio padre li ritrovò, mi diede dei primi fondamenti sul nostro bellissimo gioco, regalandomi poi il libro di Giuseppe Padulli, intitolato proprio “GLI SCACCHI”, con il quale appresi qualcosa in più rispetto alle regole basilari.

Cominciammo così a giocare regolarmente, naturalmente senza orologio, e le partite non avevano niente di teorico, con l’utilizzo spesso delle classiche mosse dei principianti con la spinta dei pedoni di Torre per far uscire quest’ultime rapidamente. Si giocava velocemente ed è inutile dire che i pezzi “partivano” con una facilità impressionante ed i recuperi da una parte e dall’altra spesso avvenivano sovvertendo ogni pronostico dettato dalla posizione, ed anche le situazioni disperate con enormi squilibri di materiale, spesso si capovolgevano a favore della parte più debole, con il famoso aforisma di Tartakower che raggiungeva nelle nostre partite livelli epici.

All’inizio la nostra forza, se così si può definire, si equivaleva, ma con il passare del tempo cominciai lentamente a prendere il sopravvento, fino al giungere al nostro ultimo, drammatico incontro.

Diciamo che oggi, soprattutto ai più alti livelli, è difficile che si vedano cose del genere, non fosse altro per la costante presenza delle telecamere ad immortalare ogni evento, ma nel secolo scorso qualche intemperanza di forti giocatori si verificava di tanto in tanto. Ed un caso si verificò in un torneo internazionale giocato proprio in Italia e per la precisione a Venezia nel 1950, con davanti alla scacchiera il grande Kotov e l’indimenticato Paoli.

E a questo punto si verificò “l’incidente” come riportato dal quotidiano “The Scotsman” del 5 ottobre 1950:

“DEFEATED RUSSIAN’S ANGER- Venice, Wednesday. — Russian chess master, Alexander Kotov, beaten by Italy’s Enrico Paoli in the international championship here to-day, tried to break off the game, and hurled the pieces from the board in anger. His defeat was the surprise of the fifth day of the tournament. When he saw himself outmanoeuvred, Kotov refused to continue to play. After an uproar among the spectators, he resumed his place for a few minutes, but swept the pieces from the board”.

LA RABBIA DEL RUSSO SCONFITTO” – Venezia, Mercoledì. – Il maestro di scacchi russo, Alexander Kotov, sconfitto qui oggi dall’italiano Enrico Paoli nel torneo internazionale, ha cercato d’interrompere il gioco, e arrabbiato ha scagliato i pezzi fuori dalla scacchiera. La sua sconfitta è stata la sorpresa del quinto giorno del torneo. Quando si è visto superato, Kotov si è rifiutato di continuare a giocare. Dopo il clamore suscitato tra gli spettatori, ha ripreso il suo posto per pochi minuti, ma ha poi spazzato via i pezzi dalla scacchiera.”

Eh sì, uno dei più forti giocatori russi dell’epoca sconfitto da un avversario sulla carta molto più debole, che si lascia andare e perde il controllo, anche se Paoli all’epoca non era proprio l’ultimo arrivato, e l’anno successivo diventò Maestro Internazionale. Comunque, alla fine Kotov vinse il torneo davanti a Smyslov e distanziando il primo dei non sovietici, Rossolimo, di ben due punti e mezzo.

Diciamo forte, forte in tutto ma in questo caso Kotov ha abbassato un po’ troppo la guardia rimanendo vittima di una mossa a sorpresa, come spesso lui le faceva ai suoi avversari e, diciamocelo chiaramente, scivolando un poco di stile. Ma un dubbio mi sovviene: la spazzata la effettuò con la perfetta tecnica di Sherlock, di cui nella foto d’inizio articolo, con il palmo della mano aperta e movimento ampio dall’esterno verso l’interno accompagnato da tutto il corpo, o con quella di mio padre, più essenziale, con il classico “manrovescio” dall’interno verso l’esterno? Purtroppo non abbiamo a disposizione le immagini delle immancabili telecamere oggi onnipresenti, ma questo ci lascia lo spazio all’immaginazione ed ognuno la può vedere un po’ come più gli piace! Di sicuro io voglio ricordare Paoli per uno dei primi libri da me acquistati “Strategia e tattica nel gioco degli scacchi” che ogni tanto riprendo in mano con piacere e a cui sono tanto affezionato, e Kotov per la famosa trilogia che per me è stata una vera pietra miliare.

Ma ora vi chiedo: per le vostre spazzate cosa preferite, il palmo della mano aperta o il manrovescio?

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