Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Ricordo di Roberto Cosulich

12 min read

Un giovane Cosulich a Imperia 1966

(Adolivio Capece)
Devo dire che i ricordi sono un po’ sbiaditi, sono passati molti anni: comunque era la primavera del 1979. Incontrai un amico che mi disse: “Ti porto i saluti di uno che ti conosce. Fa il santone in India”.
Pensai che stesse scherzando.

Allora mi spiegò che era stato in vacanza in India e che un giorno era seduto all’aperto al tavolino di un bar (chiamiamolo così per intenderci) con altri del gruppo.
Chiacchieravano a voce alta mentre facevano una partita a scacchi (non sapevano giocare bene, ma si divertivano).
Si avvicinò un uomo con un turbante e una folta barba.
Pensarono volesse la carità, invece in buon italiano chiese loro da dove venivano.
Un po’ stupiti, si erano messi a parlare, gli avevano offerto da mangiare e poi lui propose di giocare a scacchi e li sconfisse facilmente.

Non ricordo perché, ma ad un certo momento ho fatto il tuo nome” – continuò il mio amico – “e lui disse di conoscerti e di portarti i suoi saluti: disse di chiamarsi Roberto Cosulich”.
Ebbi così la conferma di quanto raccontavano gli amici del Circolo Centurini di Genova, ovvero che Roberto era partito per l’India una sera dell’autunno del 1978.

Roberto Cosulich lo avevo conosciuto nel 1967 al torneo di La Spezia.
Entrambi eravamo studenti universitari, io in Lettere a Milano, lui in Fisica a Genova, e con ottimi voti nei primi esami: ragazzo simpatico, cordiale, capelli corti, ben vestito e a scacchi molto bravo, si impose subito come uno dei principali antagonisti di Sergio Mariotti.

Un aneddoto …
Lo ricordo a San Benedetto del Tronto 1968: trascorse la notte girovagando per il paese insieme a Esteban Canal, di cui era diventato buon amico avendo trascorso la giovinezza in Sud America.
Chiacchierando, passarono la notte alla ricerca di qualcosa di alcolico da bere e all’alba, con tutti i bar chiusi, finirono in una farmacia dove trovarono (almeno così venne raccontato il giorno dopo) del fernet o qualcosa di simile.

Ci si vedeva nei tornei, e tutto andava bene fino a che un giorno me lo trovai di fronte vestito in modo trasandato: capelli lunghi, barba lunga … Feci quasi fatica a riconoscerlo.
Mi disse che dormiva sotto a un ponte, che non aveva soldi per un albergo.
Poi si aprì e mi disse che un medico gli aveva dato pochi mesi di vita per un serio problema al cuore.
A quel punto aveva mandato al diavolo tutto, la famiglia, gli studi, e aveva deciso di provare tutte le possibili esperienze per … finire in bellezza.
La diagnosi si era rivelata poi errata, Roberto continuò a vivere, ma purtroppo il danno era fatto.

Al momento mi pregò di tenere la cosa per me, ma credo che ormai a distanza di tanti anni la si possa rivelare.

E così eccolo a fare il santone in India e poi di nuovo via, questa volta in Sud America. Da dove non sarebbe più tornato.
Nel 1980 dalla rivista scacchistica francese ‘Europe Echecs’ fecero sapere al Maestro Ferrantes, allora direttore de ‘L’Italia Scacchistica’, che il passaporto di Roberto era stato ritrovato tra le macerie del terribile terremoto che aveva sconvolto la città di Lima in Perù.
E forse, anzi sicuramente, anche il suo corpo era là sotto.


E ora stralciamo dalla monografia del Circolo Centurini di Genova.

“Negli ultimi mesi dell’anno 1965 incomincia a frequentare l’ambiente scacchistico genovese Roberto Cosulich, allora diciannovenne – anche se dimostrava alcuni anni in meno a causa dei tratti fanciulleschi del viso -, giocatore che – come il lettore si accorgerà in seguito – dominerà incontrastato la scena scacchistica della città per oltre un decennio.
La famiglia di Roberto seguiva le peregrinazioni del padre, comandante marittimo, e aveva a lungo soggiornato in Cile, dove l’allora giovanissimo Roberto aveva imparato gli scacchi sotto la guida del grande maestro Pilnik (pare che avesse giocato anche con il mitico Najdorf, NDR).
Verso il 1964 i Cosulich erano definitivamente ritornati in Italia e, dopo un soggiorno di circa un anno a Trieste, erano approdati sotto la Lanterna.

Storica fu la prima apparizione di Roberto sulla scena. Un pomeriggio ad un tavolo del circolo giocavano, come d’abitudine, il dott. Trombetta e Rougier.
Verso le quattro fece il suo ingresso il giovane Roberto, che timidamente chiese loro: “Potrei giocare, per favore?”.
I due lo esaminarono con sguardo indagatore e sospetto, quasi per valutarne il “peso scacchistico”. Più per dovere di ospitalità che per convinzione di aver trovato un valido avversario, acconsentirono di farlo partecipare ad un classico ‘Chi perde esce’, con cento lire di posta a partita, sicuri di spennare il pollo e rassegnati già a portarsi dietro un peso morto per tutto il pomeriggio.
Infatti Roberto perse la prima partita contro Trombetta, ma fu anche l’ultima, perché fino alle diciannove a ‘perdere e uscire’ furono sempre e solo Trombetta e Rougier.
L’arrivo di cotanto giocatore fece rapidamente il giro dell’ambiente e Roberto divenne l’idolo incontrastato dello scacchismo genovese”.

Così la monografia del ‘Centurini’ racconta l’apparizione al Circolo di Roberto Cosulich. Sarà un indimenticabile protagonista della scena scacchistica nazionale degli anni ’70.

Questo mio articolo rievoca la sua carriera scacchistica, ma vuole essere anche un ricordo di un uomo intelligente, inquieto, per certi aspetti fragile, anticonformista, sempre alla ricerca di nuove mete, l’ultima delle quali probabilmente gli è stata fatale.

Cosulich diventa maestro nel 1966, dopo i tornei di La Spezia (3°-5° con Canal e Zichichi) e Rovigo.
Nel 1967 vince a Recoaro Terme il campionato a squadre con la formazione di Trieste.
Nel 1968 a Genova vince il campionato cittadino (10 su 10!) davanti a Bozzo e Max Romi.
Giunge secondo al torneo internazionale di La Spezia a mezzo punto dal vincitore, lo iugoslavo Osmanovic, ed è primo al torneo internazionale di S. Benedetto del Tronto, davanti a Canal.
Nel ’69 è secondo al campionato italiano assoluto, vinto da Mariotti, davanti a Paoli, Micheli e Nestler.

Nel ’70 è ancora secondo al campionato italiano, mentre al torneo di Bari, dobe batte Unzicker, realizza la prima norma di maestro internazionale.
Poi, nel settembre per lui magico di quell’anno, partecipa a Siegen (Germania Occidentale) alle Olimpiadi.
A Siegen l’Italia è inserita in un girone difficile. Decisivo il match contro la Danimarca: Tatai purtroppo perde in buona posizione contro Larsen, sicché la vittoria di Cosulich contro Enevoldsen non basta alla squadra. Comunque lo score di Roberto è ottimo: 4 vittorie e 3 patte.

Nello stesso anno Cosulich cerca di lasciare Genova per Milano, dove peraltro non riesce ad ambientarsi.
Cambia radicalmente il suo atteggiamento verso gli scacchi che, da appassionante divertimento, diventano per lui un mezzo di sostentamento.
Nel 1971 si qualifica al secondo posto nel torneo internazionale di Imperia. Nello stesso anno è nuovamente secondo al campionato italiano di S. Benedetto del Tronto, mentre a quello del 1972 (Recoaro Terme) non partecipa per impegni universitari (iscritto alla Facoltà di Fisica, sostiene diversi esami, con ottimi voti, ma in seguito abbandona gli studi).
Non partecipa neppure alle Olimpiadi di Skopje del 1972, dove si sente non poco la sua mancanza: una squadra più forte avrebbe potuto portare l’Italia in finale A.

Nel 1973 è ancora secondo al campionato italiano, poi secondo al torneo di Imperia e terzo a quello di La Spezia.
Nel ’74 è primo al torneo di Cava dei Tirreni, secondo al campionato italiano (vinto da Micheli), fa parte della squadra italiana alla XXI Olimpiade (Mariotti, Tatai, Cosulich, Toth, Zichichi, Cappello).
Nel 1975 e nel 1976 è per l’ennesima volta secondo al campionato italiano (edizioni vinte da Bela Toth, Budapest 1943).
Vince il torneo di Imperia 1975. Poi con Scafarelli, Grassi e Cangiotti rappresenta il Centurini al campionato italiano a squadre a Venezia, dove il team arriva secondo.

Nel 1977 Roberto vince il torneo di Catanzaro ed è ancora secondo a Marina Romea (torneo vinto da Sveshnikov): È un Cosulich diverso dal giovane dei primi anni italiani. Ha abbandonato la famiglia, si è fatto crescere i capelli e una lunga barba. Probabilmente sta già maturando la svolta decisiva della sua vita (dalla Monografia del Circolo Centurini).

Cosulich, Kavalek, Mariotti, Westerinen a Venezia, Autunno 1971 (Foto da The Chess Player, n. 1, vi – xii 1971, p. 236)

Si tratta del viaggio in India. Parte una sera d’autunno del 1978, dopo essere passato dal Circolo a salutare gli amici.
Qui ci giunge in aiuto la preziosa testimonianza di Mario Quaglia.

Di ritorno dall’India, Cosulich passa da Genova, ora sbarbato, vestito bene, con i capelli corti (!).
Racconta di avere girato l’India mantenendosi giocando a scacchi lampo (anche in questa specialità era bravissimo, aveva vinto diversi campionati italiani). Rimane qui qualche giorno, poi riparte.
Il suo animo irrequieto e scontento lo spinge verso un’altra meta: torna in Sud America.
Da questo viaggio Roberto Cosulich non ha più fatto ritorno.
Qualche anno fa si è appreso, da una rivista di scacchi francese, che il passaporto di un certo Cosulich, maestro di scacchi, sarebbe stato ritrovato in Perù tra le vittime di una calamità naturale. Il suo corpo non è però mai stato rinvenuto.

Questa, in sintesi, la storia di Cosulich giocatore.

Ci siamo fatti l’opinione che Roberto avrebbe potuto sicuramente raggiungere più ambiziosi traguardi scacchistici se solo avesse avuto più determinazione, se avesse curato maggiormente la sua preparazione, se soprattutto avesse avuto più grinta in certi frangenti, badando magari più alla concretezza del risultato che non alla bellezza del gioco.
Non altrimenti si spiegherebbe il numero incredibile di secondi posti (otto) ottenuto nel campionato italiano, sempre di fronte a giocatori diversi (da Tatai a Micheli a Toth).
Roberto non si identificava certamente con i modelli culturali dominanti e, come tanti giovani di quella generazione, non era facilmente inquadrabile negli schemi tradizionali.

Di politica, però, non si occupò mai, anzi ne stava alla larga, anche se un incredibile aneddoto va raccontato sul suo conto.
Nel 1977 venne invitato ad una festa, insieme ad altre persone, in una villetta di Borghetto dal figlio di GB Lazagna.
Cosulich, barba e capelli lunghi, arrivò intabarrato nel suo mantello nero.
La polizia irruppe ritenendo di avere individuato una centrale terroristica.
Così la foto di Roberto Cosulich finì il giorno successivo sul “Lavoro” a fianco di quella di Marx e Feltrinelli, ad indicare una sorta di albero genealogico del terrorismo! Naturalmente il colossale equivoco fu subito chiarito.

Cosulich abitava a Quinto, suonava discretamente il pianoforte e non gli dispiaceva farsi qualche partita a carambola con Silvestri nella sala biliardo di via Porta d’Archi.
Leggeva un po’ di tutto e negli anni ’70 si era interessato alle filosofie orientali. Petrillo lo ricorda mentre, durante il torneo di Imperia ’75, leggeva un testo yoga.
Certo non corrispondeva a quei canoni anche estetici dello scacchista in giacca e cravatta propugnati da Tatai in un indimenticabile articolo di qualche anno fa. Di Liberto lo ricorda come un uomo mite, dolce, ironico e un giocatore di grandissimo talento.

Il padre di Roberto non era armatore, bensì comandante di navi, una famiglia medio borghese.
Da bambino (era nato a Venezia il 30 luglio del 1946) e adolescente studiò per alcuni anni il pianoforte.
Dopo la Maturità frequentò la facoltà di Fisica presso l’università di Genova, diede alcuni esami, coronati da voti molto alti, ma poi abbandonò gli studi.
Nel periodo genovese, iniziato nel 1965, visse in famiglia sicuramente fino al 1972, otto anni.
Poi gradualmente si staccò dal perbenismo dei genitori facendosi, a partire dal 1972, crescere (chiaro messaggio) i capelli (cosa che, per quegli anni, non era poi così anticonformista, una buona percentuale dei giovani li portava lunghi), anche se lui li portava molto lunghi.
Anche la barba crebbe, prima non troppo lunga, poi dal 1973 divenne francescana, o quasi.
L’abbigliamento era da hippy povero (talvolta trasandato), cioè senza fronzoli e con capi economici.
Quando era a Genova, in quest’ottica di progressivo taglio del cordone ombelicale, dormiva un po’ dai genitori, un po’ in case di amici.

A cavallo del 1973 e 1974 Roberto bazzicava in un giro di creativi, chiamiamoli così, genovesi: Mario Quaglia, Popi Frizziero, Umberto Melli… li ricordo in un appartamentino di Boccadasse… discussioni… chiacchiere… risate… focaccia e vino bianco fino alle tre del mattino.
Le mutate condizioni di vita, i pensieri dell’età, avendo superato i 27 anni, lo portarono ad una ovvia ricerca di indipendenza economica.
In tal senso gli scacchi gli vennero incontro.
Si mantenne con gli ingaggi di circoli non genovesi, in particolare la Scacchistica Milanese, per la quale giocò in vari tornei a squadre, e con i premi in denaro dei tornei.

Sul fatto, invece, che Roberto non avesse mai letto un libro di teoria non ho certezze.
Ma so che consigliava a qualche giovane apprendista genovese la lettura del “Mio Sistema” di Nimzowitsch (la prima edizione in italiano è della fine degli anni ’70) e “El Final” di Czerniak, entrambi in spagnolo.
Conosceva quei testi e probabilmente li aveva “letti”.
Ho volutamente virgolettato il participio perché bisognerebbe approfondire il concetto di lettura.
Avendolo visto all’opera (‘Rigoletto’? ‘Andrea Chenier’?…battuta scarsa …ma lui avrebbe riso… dicendomi …scemo…), quando gli capitava un libro o una rivista specializzata, lo leggiucchiava a suo modo, con facile profondità o con profonda facilità, di chi di scacchi ha notevoli conoscenze.

Leggeva per qualche minuto e poi, messo da parte il libro, seduto, ma spesso in piedi, ad occhi chiusi o semichiusi, analizzava alla cieca e la posizione si animava (un Java anni ’70) nella sua mente.
Prendete un ragazzo al secondo, terzo, quarto, quinto, eccetera, anno di conservatorio musicale e dategli uno spartito di grande musica classica o operistica.
Poi prendete non dico Mozart o Vivaldi (ovvero Fischer, Kasparov, Carlsen), ma Puccini o Mascagni (ovvero Mariotti, Tatai, Toth, Cosulich, Zichichi, Micheli, la crema dello scacchismo italiano anni ’70 – mi si perdoni questo accostamento un po’ temerario fra due mondi diversi… è solo per il ragionamento che segue-) e dategli lo stesso spartito.
Ci saranno differenze di velocità di lettura? di comprensione del testo? di visione critica? di assimilazione? di associazione con precedenti conoscenze?

Beh, probabilmente Roberto lesse poco, ma quel poco, visti lo studio del pianoforte, gli insegnamenti di Pilnik, la facilità di analisi, l’esperienza a tavolino e l’innegabile grande talento, era sufficiente a migliorare il suo giuoco. Probabilmente questa sua naturale facilità di lettura contrapposta allo studio svolto da comuni scacchisti (lettura sofferta, scacchiera/e portatile/i, appunti scritti e iniziale acquisto del libro… e con risultati… via, lasciamo perdere) lo portava, autocompiacendosi(?), a poter dire non leggo mai libri.

A questo straordinario talento scacchistico (le sue analisi nel dopo partita incantavano letteralmente i vari Resaz, Di Liberto, Cangiotti, D’Augusta, Profumo e lo stesso Grassi, per la profondità delle idee e la ricchezza delle varianti) purtroppo si accompagnava, sul piano delle cosiddette doti para-scacchistiche, una certa fragilità psicologica che lo portava a sfoghi, talvolta eccessivi.
Comunque una delle caratteristiche principali sul piano della personalità era, e non solo a mio avviso, un certo malessere esistenziale (tipico di chi scava senza trovar risposta…).
Non a caso i più forti giocatori italiani di quegli anni, senza ripetere i nomi, sono sembrati, almeno ai miei occhi, più disponibili ad accettare i problemi e i conseguenti compromessi della vita.

Cosulich al Torneo di La Spezia del 1977, che vinse

Roberto, invece, cercava un senso, un qualcosa che solo lui sapeva e questa ricerca, condizionata anche da certe mode del tempo, lo portò a quei viaggi verso mete lontane.
Anche la dolcezza era una faccia del suo prisma … quell’accenno di sorriso, guardando, incantato come un bimbo, un punto indefinito dello spazio… seguendo chissà quali pensieri… con una mano (conformazione da pianista) appoggiata al mento… l’indice sulla gota e il medio sotto il labbro inferiore…

Io per lui non ero un vero amico, almeno per il concetto che ho dell’amicizia: ero, credo, un compagno di giochi (e non certo gli scacchi, allora ero un misero prima sociale) e lo facevo ridere con le mie battute.
Giocavamo a biliardo (a carambola, stecca e tavolo senza buche), qualche volta a ping pong.
Andavamo al cinema… nel 1972 fummo molto colpiti dal film americano ‘Punto zero’ (titolo originale ‘Vanishing point’).
Probabilmente dato che ero un notevole rappresentante, non del pensiero debole, ma dell’altra categoria debole di pensiero’, non potevo rappresentare altro che un divertissement per Roberto.

A partire dal 1974 visse meno a Genova, anche se vi tornava spesso, abitò a Pavia e a Milano.
Ricordo di averlo ospitato, aprile e maggio 1975, per qualche notte in un appartamentino del Carmine, dopo di allora ci incontrammo sempre meno.

Un giorno del ’79 (o forse era il ’78) Roberto Cosulich, zaino in spalla, barba e capelli lunghissimi, partì per l’India.
Un altro nome, un’altra vita. Da allora nessuno lo incontrerà più.
La morte anagrafica di Roberto Cosulich risale (risalirebbe) al 1980, allorché un apocalittico terremoto sdirupò tutta Lima in Perù. Il suo passaporto era sepolto nel cimitero di macerie.

Lo scacchista triestino Aldo Seleni ha scritto:
Negli anni Settanta ho avuto occasione di conoscerlo a un campionato italiano, in Toscana.
Aveva un reale e forte interesse per le filosofie orientali e alternative (infatti andò in India e in Perù dove si persero le sue tracce a fine anni Settanta, sembra sia morto durante un terremoto).
Aveva barba e capelli lunghi da perfetto hippie e un giorno mi disse: «Questo gioco non mi interessa più, mi annoia!».
E alla mia domanda del perché giocasse ancora mi rispose: «Perché ci guadagno di più che a disegnare Madonne per terra…».

3 thoughts on “Ricordo di Roberto Cosulich

  1. Ciao Andrea,

    è noto come la notizia non sia confermata; quattro anni fa (https://unoscacchista.com/2017/08/25/secondo-tartakower-ovvero-tre-misteri-scacchistici-3/) ne scrisse così Marco Bonavoglia:

    “Però, però però…. fra quelle quattro frasi che ho virgolettato una è certamente falsa: non c’è stato nessun terremoto a Lima nel 1980 e nemmeno negli anni vicini. Il Perù è sismico, lo sappiamo, ma non vuol dire che ci siano terremoti ogni momento. Oggi la Wikipedia italiana ha cambiato la notizia in “catastrofe naturale a Lima nel 1980”. Quale catastrofe non è dato sapere.”

  2. Ho conosciuto Roberto Cosulich al mio primo torneo, Cava dei Tirreni 74, secondo Porreca, terzo Valenti ecc.
    L’ho visto giocare lampo come un fulmine e ne sono rimasto affascinato.
    L’ho visto anche in altri tornei ma quello che mi è rimasto impresso è il torneo di Capodanno di Cirella di Diamante del 76.
    C’era anche Andrea Mori, che ha scritto prima, siamo andati a pranzo insieme (eravamo almeno in dieci) le sue parole erano tra il mistico e l’ascetico, ed era piacevole ascoltarlo. Nonostante vincendo il torneo avesse il soggiorno gratuito dormì per tutto il periodo in spiaggia, l’ultimo giorno dormì in albergo ma ci confesso con le finestre aperte perchè gli mancava l’aria !! Disse che aveva letto un solo libro “60 partite da ricordare”. Ciao Roberto

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