Uno Scacchista

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Quando un pedone in più fa perdere il finale!

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Dove spostare il Re, in d1 o in f1?

(Uberto Delprato)
Che i finali di Torre siano complicati lo sappiamo tutti, ma talvolta i particolari a causa dei quali due posizioni apparentemente simili portano a risultati diversi sono difficili da comprendere. Oggi analizziamo insieme un finale di Torri in due posizioni la cui differenza sta nella presenza o no di un pedone per la parte debole: la tecnica difensiva è completamente diversa e la presenza del pedone in più crea più problemi che altro, come ha, ahilui, sperimentato Duda contro Aronian.

Oltre alla prima sconfitta di Carlsen dopo 125 partite e più di 800 giorni, l’Altibox Norway Chess 2020 offrì anche molte partite interessanti. A suo tempo mi colpì il finale della partita tra Duda e Aronian al terzo turno. Uno di quelle partite che tutti battezzano come aride e patte e che, una volta arrivata al finale di Torri e pedoni, viene lasciata perché non interessante. Invece…

… invece la gestione del finale da parte del giovane polacco fu abbastanza superficiale e Aronian si trovò con inaspettate opportunità. Vediamo come l’armeno dimostrò che il detto “Tutti i finali di Torre sono patti” ha molte eccezioni.

Jan-Krzysztof Duda – Levon Aronian
Altibox Norway Chess 2020
Stavanger, 7 Ottobre 2020

Cominciamo a vedere la partita, una Quattro Cavalli con il cambio immediato dei Cavalli e delle Donne, dopo la 18ª mossa del Nero.

Questa è la prima posizione su cui ragionare in termini di tecnica difensiva: dove spostare il Re, sul lato corto (f1) o sul lato lungo (d1) della scacchiera? Leggiamo cosa dice Nunn nel suo “Nunn’s Chess Endings  – volume 2”:

Nei finali di Torre e Pedone contro Torre e Pedone con i pedoni distanti, molto dipende dal fatto se il Re del difensore può sostenere il suo pedone. In questo caso, il difensore sarà spesso in grado di pareggiare sacrificando la sua torre sul pedone dell’attaccante. Tuttavia, il compito potrebbe essere senza speranza se il pedone del difensore è arretrato o l’attaccante può mantenere il re del difensore lontano dal suo pedone.

Sulla base di questo ragionamento, il Re del Bianco dovrebbe andare in f1 per cercare di sostenere il pedone h4 se il Nero deciderà di cambiare indirettamente il pedone “a” con il pedone “g”. Ma a corroborare questa idea, c’è anche il concetto del cosiddetto “lato lungo della scacchiera”, ovvero il lato della scacchiera con più colonne tra pedone centrale e lato della scacchiera, in questo caso il lato di Donna, che offre 4 colonne agli eventuali scacchi laterali di Torre, come insegnano le tecniche di Philidor e Kling & Horwitz. Cito di nuovo Nunn, da un altro suo libro “Secrets of Rook Endings”:

Il caso nel quale il Re del difensore è sul lato corto del pedone (“libero avversario” NdA) aumenta enormemente le possibilità del difensore e in generale la posizione è patta.

Insomma, nessun dubbio nel giocare 48. Rf1, cosa che ha fatto Duda, finendo per … perdere!

Ecco il problema! A causa della presenza del pedone a2, il lato lungo della scacchiera non è abbastanza lungo. La Torre non può usare la colonna “a” per gli scacchi e quindi la “distanza efficace” non è sufficiente. Si può dire che la presenza del pedone “a” rende problematica la difesa con gli scacchi laterali perché, di fatto, accorcia il “lato lungo”.

Vediamo come la difesa di Duda avrebbe funzionato senza il pedone a2:

Non avendo a disposizione gli scacchi laterali, Duda può solo sperare di creare controgioco spingendo il pedone “a”, ma, come vedremo dopo, è ormai troppo tardi.


Per completare l’analisi, mancano un paio di varianti. La prima è dopo l’errore di Aronian alla 51ª mossa:


Rimane da sciogliere un ultimo dubbio: ma se Duda alla 48ª mossa avesse giocato la contro-intuitiva 48. Rd1, avrebbe pattato? Vediamo anche questa variante, che completa l’analisi:


Insomma, a partire dalla posizione iniziale del finale la patta sarebbe stato il risultato corretto, ma va’ tu ad accorgerti che con un pedone in più la tecnica di difesa che hai studiato a lungo non funziona!

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