Indice FIDE della Parità di Genere 2023: risultati sorprendenti su cui lavorare
(Uberto Delprato)
La FIDE ha pubblicato il primo rapporto sull’Indice di Parità di Genere negli Scacchi (GECI). Lo ha fatto annunciandone la pubblicazione sul sito dell’Università del Queensland (Australia) come lavoro con primo firmatario il GM David Smerdon. I risultati della composizione degli indici scelti per la valutazione complessiva sono interessanti, anche se ovviamente rappresentano solamente una situazione di fatto e non raccontano i motivi dietro alla disparità. Un’iniziativa comunque apprezzabile che, se ripetuta, potrebbe aiutare a misurare eventuali progressi e valutare l’efficacia di eventuali azioni prese dalle varie Federazioni.
Come prima cosa, vi ricordo chi è David Smerdon. È un GM australiano, che, a coronamento di una onesta carriera scacchistica, ottenne una bella patta contro Carlsen alle Olimpiadi di Baku del 2016. È anche docente di economia all’Università del Queensland, quindi abituato a trattare dati statisticamente e a definire e calcolare indici di varia natura. Questa sua attitudine, mescolata con la sua passione per gli scacchi, lo ha portato a produrre due altri studi di cui vi abbiamo parlato.

La prima è la pubblicazione intitolata “Longevity of outstanding sporting achievers: Mind versus muscle” (“Longevità dei campioni nello sport: mente contro muscoli”), realizzata assieme ad An Tran-Duy e Philip M. Clarke e pubblicata sulla rivista PLOS ONE il 3 Maggio 2018. Il mio post che parla dei suoi risultati è “Giocare a scacchi (bene) allunga la vita (forse)“.
Il secondo lavoro è la definizione di quello che lui stesso ha chiamato FCI, ovvero il Fighting Chess Index (Indice di combattività scacchistica), pubblicata sul suo blog. L’FCI è stato utilizzato per assegnare alcuni punti nel Champions Chess Tour 2022, ma non è mai stato adottato dalla comunità scacchistica. Il mio post in materia è “Come distinguere i giocatori più combattivi?“.
Ma veniamo al GECI, ovvero alla pubblicazione “Smerdon, D., Meyer, C.B., Reizniece-Ozola, D., Rodrigo Yanguas, M., & Sorokina, A. (2023). Report: 2023 FIDE Gender Equality in Chess Index (GECI). FIDE; The University of Queensland”, che può essere scaricata usando il doi:10.14264/9bb291f.
La definizioni
Il Gender Equality in Chess Index (GECI) [Indice di Parità di Genere negli Scacchi] è stato ideato per valutare e confrontare la parità di genere all’interno della comunità scacchistica internazionale. Un punteggio GECI più alto per una federazione significa maggiore uguaglianza di genere nelle attività scacchistiche. Il punteggio GECI si basa su tre indicatori essenziali, scelti per catturare le disparità legate al genere in tre dimensioni cruciali: partecipazione, performance e progresso.
Queste sono le definizioni degli indicatori:
1. Partecipazione, rappresentata dalla percentuale di giocatrici tra i giocatori totali attivi di una federazione, come riportati nella lista ufficiale FIDE;
2. Performance, rappresentata dalla valutazione Elo media delle donne come percentuale della media della valutazione Elo dei giocatori maschi attivi di una federazione, come riportati nella lista ufficiale FIDE;
3. Progresso, rappresentato dalla percentuale di ragazze che partecipano alla rappresentativa della federazione ai Mondiali Giovanili, ai Mondiali Cadetti e selezionati per i Campionati Continentali Giovanili negli ultimi anni.
Gli indicatori sono stati scelti per rappresentare gli sforzi di federazioni, organizzazioni e individui per migliorare l’uguaglianza di genere all’interno delle loro comunità scacchistiche, cercando anche di considerare dati disponibili nella maggior parte delle Federazioni e così includere nella classifica il più alto numero di Paesi possibile.
Per il calcolo del GECI si sono considerati i valori percentuali degli indicatori, i cui valori ottimali sono 50% per Partecipazione e Progresso (stando ciò ad indicare una completa parità numerica tra i generi) e il 100% per la Performance (di nuovo ad indicare uguaglianza tra i generi)
La federazione ideale, quindi avrebbe un GECI calcolato come la radice cubica del prodotto (50 * 100 * 50), mentre il GECI di una qualsiasi federazione è il rapporto tra la radice cubica del prodotto dei suoi tre indicatori divisa per il valore della federazione ideale, il tutto moltiplicato per 100.
Come si può capire, nessun indicatore può da solo garantire un alto GECI, ma è la combinazione dei tre fattori a far salire l’indice di parità in un determinato Paese. Per maggiori dettagli, consiglio la lettura del breve report (in inglese).
I risultati
Il report contiene la graduatoria completa relativa alle 105 federazioni che hanno sufficienti dati e sufficienti giocatori per il calcolo degli indicatori. Riporto qui alcune viste parziali per svolgere qualche ragionamento.

Devo ammettere che trovare ai primi posti federazioni asiatiche e africane colpisce molto, almeno quanto scoprire che le prime federazioni europee in classifica appartengono all’area di quella che era l’Unione Sovietica. Prima di tirare conclusioni, guardiamo anche la parte bassa della classifica.

Qui la sorpresa diventa ancora più grande: i Paesi scandinavi sono da sempre ai primi posti del “Global Gender Gap Index” eppure qui sono in fondo alla classifica, principalmente a causa dell’indicatore “Partecipazione”! Anzi, ben 14 federazioni europee occupano uno degli ultimi 20 posti della classifica GECI. Problema di indicatori o spia di qualcosa che va analizzato?
Proviamo a confrontare i dati aggregati per continente.

Si conferma come mediamente l’Europa sia all’ultimo posto per partecipazione, ma al primo per performance. Una prima interpretazione è che pur in condizioni sociali migliori dal punto della uguaglianza sociale (Global Gender Gap Index), meno donne decidono di giocare a scacchi con regolarità. Chiaramente un indicatore non può fornire indicazioni precise, ma la tendenza sembra chiara, così come sembra possibile che in nazioni con maggiori disuguaglianze gli scacchi possano essere visti come un mezzo per il riconoscimento e l’affermazione sociale.
Si può anche osservare però, che l’indicatore di Performance ha valori abbastanza uniformi, con l’eccezione del continente africano, avvicinandosi in qualche caso al 100% (per il Lussemburgo addirittura proprio il 100%).
Meno chiari i risultati per ciò che riguarda l’indice di Progresso, prevalentemente legato alle politiche di uguaglianza implementate dalle federazioni nello scegliere le loro rappresentanze ai tornei continentali e mondiali. Il confronto di questi indicatori negli anni potrà sicuramente aiutare a capire gli eventuali effetti di azione e reazione tra politiche e uguaglianza.
Prima di chiudere questo post, diamo uno sguardo alla classifica delle migliori federazioni europee.

Come già notato, poche rappresentanti del tradizionale “Vecchio Continente” in questa classifica, con solo la Francia al 15° posto (e 51° generale). E l’Italia, vi starete chiedendo? Subito sotto la metà della classifica.

L’indice peggiore è, come già visto per molte altre federazioni europee, nell’indicatore di Partecipazione, come si vede anche dal diagramma a radar che ho elaborato.

Come detto, una interessante prima fotografia, con i suoi chiaroscuri e la necessità di comprendere la rappresentatività degli indicatori come definiti da Smerdon e dai suoi collaboratori.
Intanto potrebbe essere possibile cominciare a ragionare su dove intervenire, lavorando su politiche di inclusione efficaci. Qui però mi fermo perché ovviamente il discorso si sposta su altri argomenti, già sfiorati, non senza polemiche, in altri articoli.