Giuseppe Stalda, una difesa francese al “Caffè all’Angelo”
Canali di Venezia (Foto di Riccardo Moneta)
(Riccardo Moneta)
Del maestro e “Magistrato alle Acque” di Venezia Giuseppe Stalda (Venezia 1895 – 1977) abbiamo già parlato in altro post più generalista, Morte degli scacchi e delle democrazie. Il titolo del post di oggi, invece solo a lui dedicato, si riferisce ad una delle sue opere di successo “La Partita Francese”, mentre il “Caffè all’Angelo” era il posto preferito da Giuseppe per passare le sue serate in compagnia delle 64 caselle e dei 32 pezzi al termine della sua giornata di lavoro quale “Magistrato alle acque” di Venezia.
Leggiamo di lui cosa scriveva il “Dizionario Enciclopedico degli scacchi” di Chicco e Porreca:
“Si mise in luce vincendo il torneo minore di Milano del 1922 e, alcuni anni dopo, quello di Venezia 1928, dove giunse primo senza perdere neanche una partita. Conquistò il titolo magistrale nel 1931, classificandosi 4° ex aequo nel torneo magistrale Crespi di Milano; dopo di allora prese parte al torneo di campionato a Napoli 1938, giungendo 2°, e al torneo di Venezia 1948, dove giunse 3°. Scrisse numerosi libri: “La sfida Rosselli-Monticelli pel campionato italiano di scacchi” (Firenze 1929); la quinta parte dell’opera del Salvioli “La Partita d’oggi” (Firenze 1932), “Gli scacchi nel 1946” (Venezia 1947), “La Partita Francese” (Milano 1949). A lui si deve inoltre l’aggiornamento e l’ampliamento delle ultime edizioni del manuale del Salvioli “Il giuoco degli scacchi di Gioacchino Greco detto il Calabrese”.
Anche del “Caffè all’Angelo” abbiamo parlato in altro post (ormai abbiamo parlato un po’ di tutto, eh, ci mancano soltanto i fichi d’India del Madagascar), nel post più recente su Venezia, dal quale, citando noi stessi e l’opera dello storico Giuseppe Tassini, riprendiamo queste parole:
“Tra il Ponte dell’Angelo” a San Marco, e quello del Rimedio, sta aperto un modesto spaccio di vino, il quale una volta era un Caffè con sovrapposto locale da giuoco… Frequentatore di questo Casino, ove stava giocando tutta la notte, era il Conte Alemanno Gambara, che si dice reo di molti sanguinosi misfatti. E che in questo Caffè fiorisse grandemente il giuoco lo dimostra il Ballarini scrivendo: “Il Caffè al Ponte dell’Angelo è per metà Ridotto e per metà Casino privato, e colà si giuoca tutta notte: l’ecc. cav. Madre non parte di là che ad ora di terza …”.
In quel post non indicai partite di Stalda. Colmo qui la mancanza. Doverosamente e subito. E’ una partita che sarebbe rimasta cara al maestro veneziano, sia perché giocata in un incontro per squadre nazionali contro la Svizzera, sia perché in effetti si trattò di un gioco emozionante, sia perché venne poi pubblicata, undici anni più tardi (1949), dalla rivista “L’Echiquier de Paris” con il titolo “L’element surprise aux echécs: son importance dans la phase critique de la partie”, e con note dello stesso Stalda successivamente riportate in italiano dalla nostra rivista “La scacchiera” (11/1952).
Siamo a Losanna nel 1938, in occasione dell’incontro Italia-Svizzera. La squadra italiana è composta da Castaldi, Napolitano, Rosselli, Stalda e Staldi; quella svizzera da Grob, Gygli, H.Johner, Henneberger e Staehelin.
Ma passiamo la parola a Giuseppe Stalda:
“Eravamo all’ultimo turno e la Svizzera era in vantaggio di 3 punti. Malgrado il forte distacco, i nostri giocatori si erano distinti e, su 5 partite, due erano state vinte molto rapidamente, una era finita patta ed altre due erano ancora in corso, la Staldi-Gygli e la mia. Ma, mentre la vittoria di Staldi era assicurata, la mia, al contrario, era perduta, e solo un miracolo poteva salvarla, salvando contemporaneamente l’onore della nostra squadra.
Potete immaginare il nostro nervosismo e quello degli spettatori, tra i quali il nostro capitano che mi imponeva di vincere in qualunque modo. Ecco la posizione:
Johner – Stalda
Losanna 1938
Posizione del diagramma dopo il tratto n. 34 del Nero
Il Bianco ha due pedoni in più ed un attacco decisivo sulla posizione indifesa del Re nero, mentre la Donna nera in c1 e la Torre in d1 non sembrano minacciare nulla, poiché uno scacco in h1 permetterebbe al Re bianco di trovare un eccellente rifugio in g3.
Il Bianco ha ora la scelta tra 35. Txf6+ Cg6 36. Cg3 con una rapida vittoria, e 35. Df7 vincendo più rapidamente e più elegantemente. Il maestro Johner, dopo qualche momento di riflessione, si decise per
Ecco la sorpresa fatale! La Torre non può essere presa né dal Re né dal pedone g2 a causa del matto immediato. La sorpresa accecò il mio avversario in tale modo che, dopo qualche secondo di riflessione, egli abbandonò. Non si accorse affatto che dopo 36… Txh3+ egli poteva rispondere con 37. Rg4 e che il Nero non avrebbe avuto altro che il perpetuo in h3 ed h4 con la Torre.
Questa sorpresa sensazionale fu così grande, anche per gli stessi spettatori, tanto che solamente dopo l’analisi della posizione essi si accorsero che il Bianco avrebbe potuto salvare la partita e far trionfare la squadra svizzera. E così l’incontro si chiuse in parità, 12,5 a 12,5, mentre senza questo infortunio di Johner sarebbe stato vinto dagli svizzeri per 13 a 12”.
Beh, punti esclamativi … “sorpresa sensazionale” … ho qualche dubbio; i commentatori di oggi forse sarebbero più cauti, e certi aspetti apparentemente nascosti del gioco verrebbero intercettati per tempo, sia dai giocatori sia dagli spettatori. In ogni modo Giuseppe Stalda era un temibile giocatore. Ecco una sua bella patta del 1943 contro il campione estone Paul Keres:
Ed ecco un suo successo, anche questo in verità piuttosto fortunato, contro lo slavo Karaklajic. Qui le note sono del M.I. Enrico Paoli, tratte da “La Scacchiera” 11/1952.
Karaklajic – Stalda
Salsomaggiore 1952
Posizione dopo il tratto n. 19 del Bianco (Rg1-g2)
Il Bianco ha giuocato una Partita Italiana non troppo convincente ed il Nero ha approfittato per slabbrare la rocca reale del suo avversario. Ma non sembra che ci si possa ricavare molto. Comunque il Nero comincia a “pescare nel torbido” con un sacrificio d’Alfiere che dovrebbe assicurargli almeno la patta. La buona volontà del suo avversario l’aiuterà a cogliere invece l’intera posta.

Insomma, non sarà stato un Grande Maestro, ma al “Caffè all’Angelo” di Venezia, col “Magistrato alle Acque” Giuseppe Stalda, negli anni Trenta dello scorso secolo c’era sicuramente abbastanza da imparare e molto da divertirsi!