Uno Scacchista

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La superiorità degli Scacchi sul Nard e due partite alla cieca di Alekhine

Scacchi e Nard, particolare di un folio illustrato da un'antologia di trattati persiani, Afghanistan, Herat, periodo timuride, 1427 (Villa I Tatti, The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies, Firenze)

(RIccardo Moneta)
In verità questa superiorità non l’affermo io per la prima volta, io che tra l’altro non ho mai provato a giocare a Nard … : la prima volta (nota) lo affermò Muhammad Ahmad Sukaiker (sec. X), predicatore di Aleppo.
Uno dei tre trattati di Sukaiker (ce lo ricordava lo storico Adriano Chicco) era dedicato all’attività scacchistica ed era intitolato “La fragranza della rosa: la superiorità degli scacchi sul Nard”.

Ma che roba è (mi scusino i nardisti) il Nard? No, non si tratta degli scacchi giocati a Nardò…, come potrebbero pensare alcuni neretini. Il Nard (conosciuto in Calmucchia anche col nome di Narr e in Georgia col nome di Nardy) è un antichissimo gioco che qualcuno scrive si possa far risalire a 5.000 anni fa, dopo che gli archeologi ne trovarono tracce durante gli scavi in una località del Belucistan iraniano. Il Nard è stato molto popolare soprattutto nei Paesi musulmani, è un gioco che utilizza pedine e dadi e che assomiglia moltissimo all’attuale Backgammon, del quale è il chiaro progenitore. Si svolge su una tavola di legno (“nardo” in persiano significa appunto ‘legno’).

Particolare disegno del manoscritto dell’Illuminato Shahnameh (XV secolo), che mostra Bozorgmehr spiegare il gioco del Nard su una tavola di gioco schematica (British Library, Manoscritto Add MS 5600, folio f.483v.) [Fonte Ancientgames.org]
Secondo il Sukaiker non c’è partita: gli scacchi sono infinitamente superiori! Sukaiker rimase in primo luogo affascinato dagli scacchi giocati alla cieca e raccontava di aver conosciuto alcuni di questi ‘eroi alla cieca’, tra i quali as-Zain, Yusuf Chelebi e al-Ayami, il quale ultimo (un mostro!) addirittura riusciva a giocare ‘alla cieca’ su due scacchiere contemporaneamente! ‘Alla cieca’ vuol dire giocare non solo senza guardare i pezzi ma anche senza toccarli. Non fu sempre così: infatti Chelebi aveva gli occhi bendati ma toccava e spostava sulla scacchiera dei pezzi di misura ‘maxi’.

Poi le regole sarebbero divenute più chiare e i record si sarebbero susseguiti più di corsa nel secolo XIX, con Ludwig Paulsen che per primo ufficialmente raggiunse a Chicago le 10 partite ‘alla cieca’. Sempre a Chicago, nel 1933, Alexander Alekhine arrivò a disputare 32 partite, con 19 vinte, 9 patte e 4 perse.

Alekhine. Ecco: lui alla cieca ha saputo dare spettacolo sempre, forse anche perché si esercitò molto fin da giovane. Nard a parte, non possiamo non ammirare ancor oggi le partite ‘alla cieca’ di Alekhine, ad esempio alcune giocate in simultanea nel 1916 a Tarnopol, nei pressi di Odessa. Alekhine a Odessa in quegli anni si guadagnava da vivere con le esibizioni in simultanea; nell’aprile del 1919 fu arrestato dalla Ceka, la polizia segreta del governo bolscevico, proprio nel Caffè degli Scacchi, secondo alcuni a seguito della denuncia di un giocatore che con lui aveva malamente perso una partita. Il suo nome era già in una lista di condannati a morte, quando quella lista sembra sia capitata nelle mani di un giovane scacchista ucraino, Yakov Vilner (1899-1931, che quell’anno era il campione in carica di Odessa e che poi avrebbe vinto tre volte il campionato ucraino). Vilner andò da Christian Rakovsky, che era il capo del “Consiglio ucraino dei commissari del popolo”, e riuscì all’ultimo istante a salvare la vita del futuro campione del mondo.

Vi presento due di quelle partite con dei brevissimi commenti da riviste dell’epoca.

A.Alekhine – M.Kraus
1916

Splendido finale, se si considera che il Bianco giocava alla cieca.


Alekhine a Odessa nel 1916

Alekhine – Feld
Odessa, 1916


Non conosco il Nard, ma potrebbero battere gli scacchi? Difficilmente, vero?

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