Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Scacco matto all’assassino (13)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

(Fabio Lotti)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

Questa volta propongo la recensione di un libro seguita dai momenti in cui vengono citati gli scacchi.

Scacchi, delitti, indagini… cos’è la vita se non un gioco perverso in cui regna la follia? Qui tutte le precedenti puntate. (UnoScacchista)

[In apertura, “Chess Fish Rubber Stamp“, da RubberHedgehog Rubber Stamps]


Pesci piccoli

di Alessandro Robecchi
Sellerio 2024

Milano, maggio e giugno 2023. Si parte con Teresa Comelli, donna delle pulizie, che sta pulendo (appunto) gli uffici della IGO, Italiana Grandi Opere, quando inciampa per le scale in un sacchetto provvisto (lo scoprirà a casa) di ben sessantacinquemila euro, diversi fogli in inglese e una chiavetta usb nera. Ma chi l’avrà perso o lasciato?…

Si continua con l’ormai noto giornalista scapolo benestante ultraquarantenne Carlo Monterossi (siamo alla decima avventura) impegnato in due lavori: investigare insieme ai soci Oscar Falcone e Agatina Cirrielli dei Sistemi Integrati su un furto alla citata IGO (vedi il sacchetto di Teresa) e, su richiesta forzosa di Flora De Pisis conduttrice del programma televisivo Crazy Love creato da lui stesso, recarsi al piccolo paese di Zelo Surrigone per rendersi conto di alcuni strani miracoli che lì sembrano avvenire (di mezzo un ex prete e una ex pornostar) e tirarci fuori magari una puntata da sballo.

Intanto la faccenda del ritrovamento di Teresa si complica perché la guardia notturna Stefano De Nardo si è accorta di quello che è successo e vuole organizzare un ricatto all’azienda stessa mediante l’eventuale restituzione del prezioso malloppo. Teresa diventerà una figura importante anche per il nostro giornalista. Il rapporto con questa donna semplice e dalla vita irta di difficoltà (l’ex marito non le paga mai l’assegno) lo porta a riflettere sulla sua esistenza e sulle scelte da compiere, mentre si allontana quello con la sua bella compagna Bianca. Non bastano più le canzoni di Bob Dylan, il profumato costosissimo whisky giapponese e la raffinata cucina della tata moldava Katrina a creargli un alone di spensieratezza. E anche il successo della trasmissione Crazy Love è diventata ormai per lui solo la Grande Fabbrica di Merda da cui prendere le distanze.

Esistono altre realtà  più dure e stringenti che spingono al malaffare, come si rendono conto gli sfigati poliziotti Ghezzi e Carella dediti alla caccia di pesci piccoli (da qui il titolo del libro) costretti a mille espedienti per campare. Mentre nelle stesse forze dell’ordine girano figure ignobili, vedi il commissario corrotto Zanardi, e si perdono di vista i pesci grossi, quelli ricchi e potenti collegati strettamente alla criminalità.

Lungo tutta la storia avremo movimento, pedinamenti, colpi di scena, ricatti, contro ricatti insieme a macchiette, battute, ironia, sorriso e un continuo, incessante arrovellamento attraverso dubbi, domande, timori, tormenti su tormenti in una Milano oscura e inquietante.

Sulla narrazione di Robecchi riporto il commento quasi uguale che buttai giù per I cerchi nell’acqua del 2020 “La scrittura fila via liscia che è un piacere attraverso il volteggiare sinuoso delle parole che si muovono quasi motu proprio intorno ai tratti somatici, agli umori, ai sentimenti dell’animo, ai ricordi, ai momenti di improvviso sbandamento. Leggerezza, ritmo, che non vuol dire faciloneria espressiva. E’ la forza di una concatenazione verbale in continuo movimento senza perdere in profondità.”

Citazioni in cui compaiono gli scacchi

A pag. 17 “Ed ecco a voi Carlo Monterossi davanti alla scacchiera. Fa il suo ghigno delle emergenze. Il fine ultimo sarebbe lo scacco matto, ma si accontenterebbe anche di una patta onorevole.” Si prepara ad uno scontro con Flora De Pisis che vorrà fargli fare uno di quei lavori sporchi per cui è famosa. Ovvero recarsi, come abbiamo visto, al piccolo paese di Zelo Surrigone per rendersi conto di alcuni strani miracoli.

A pag. 39 tra i vari oggetti trafugati da un ladro c’è anche “una scacchiera in legno, di quelle che si chiudono e contengono i pezzi”. Il poliziotto Carella due pagine dopo la riprende in mano, ci guarda dentro “forse vuole controllare se i pezzi ci sono tutti, è legno buono, i bianchi hanno preso un colore avorio. Ha l’odore delle cose che nessuno tocca da tanto tempo.” La vuole ad ogni costo offrendo addirittura cento euro al ladro basta che non ne faccia parola. Il suo collega Ghezzi “Non sapevo che giocavi a scacchi” e poi “Sei sempre una sorpresa, Carella”- “Non gioco, faccio i problemi”- “Tipo il bianco vince in tre mosse?”- “Tipo, sì” (pag.42/43).

A pag 357 abbiamo la spiegazione di come effettuare un contatto segreto ovvero attraverso “Un sito di scacchisti, quelli dove si può giocare online con un ragazzino in Canada o con un vecchio maestro a Riga. Basta avere un VPN installato sul computer e rintracciarti non sarà possibile. Probabilmente accanto alla partita si apre una chat in cui i giocatori possono parlare. Astuto.” Sito citato pure a pag.362.

I nostri magnifici pezzi li ritroviamo a pag369/70 “Oscar ha già contattato il ricattatore, si è iscritto al sito di scacchi, ha digitato la password, e alle venti e due minuti ha cercato King721, il nome del giocatore segreto, che ha risposto subito nella chat accanto alla scacchiera. Nessuno ha mosso un pezzo, nemmeno il pedone bianco in e5, solo poche righe di testo.


Faccio un’aggiunta. Leggendo Sherlock Holmes – Morte allo zar di Richard Krevolin e John Raffensperger, Mondadori 2024, ho trovato anche qui citazioni degli scacchi. Precisamente alle pagine 84/85 siamo di fronte ad una morte sospetta del conte russo Mickhail Ignatov. Chi racconta la storia è Arthur Conan Doyle che in questo caso diventa pure un personaggio. Ecco cosa ci fa sapere “Mentre il dottor Bell si inginocchiava accanto al defunto, io ho girato lo sguardo per la stanza, sontuosamente arredata. Un tavolino da scacchi era davanti al caminetto in marmo, con le ceneri ancora calde…Ho dato un’occhiata alla scacchiera: una partita era stata interrotta. Come mai, allora, una sola sedia era accostata al tavolino, in corrispondenza dei pezzi bianchi? C’era una seconda sedia con cuscino, ma scostata.

Nella pagina successiva il professor Sečenov sospetta una morte violenta del conte “Pare che avesse ricevuto la visita di un giocatore di scacchi; forse era un agente provocatore che l’ha ucciso.” Ma Holmes, dopo avere decifrato la scena, non è d’accordo “Caro professore, l’alfiere bianco è in posizione per attaccare il nero in F7 quando il cavallo bianco si sposti in G5. Si tratta della classica apertura Philidor, che qualsiasi principiante può sventare. La seconda sedia, con il cuscino, non era destinata a un giocatore, ma al piede gottoso del conte, il quale stava studiando le mosse per sventare l’attacco ed era solo al momento della morte.” Secondo il suo parere il conte è stato avvelenato lentamente da tempo con la belladonna.

A pag.123 ritroviamo Doyle al Caffè dell’Idiota “Sono arrivato in anticipo e sono rimasto a guardare le barche sul fiume e un paio di tipi malmessi che giocavano a scacchi e bevevano tè.” Più sotto ci fa sapere che i giocatori di scacchi se ne sono andati. A pag.148, sempre il nostro scrittore-personaggio, “Quella sera mi sono goduto il single malt del dottor Bell mentre questi subiva una sonora sconfitta a scacchi da parte del professor Sečenov”. Infine abbiamo una citazione anche in quarta di copertina “A Sherlock Holmes e ai suoi compagni si impone dunque di affrontare un’insidiosa partita a scacchi la cui posta in gioco è il destino dell’Europa”.


Chiudo con un breve commento su un libro che mi colpì molto, La regina bambina di Tim Crothers, Piemme 2013.

A pagina ottantasei mi sono fermato con un groppettino in gola (tipico dei vecchietti). Qui c’è Phiona, la “regina bambina”, con una pentola di mais sulla testa per portare qualche soldo a casa. Sveglia alle cinque, tre ore di viaggio andata e ritorno attraverso Katwe, il più grande slum di Kampala, “uno dei posti peggiori della terra”. Miseria e miseria, dopo un lungo racconto di brutalità, di stenti e di fame nell’Uganda travolta dalla guerra civile. Protagonisti tanti disperati, tra cui la madre Harriet Nakku che va avanti per la forza di sopravvivenza coniugata con la fede in Cristo (straordinaria la sua figura) e Robert Katende, che riesce ad aprire una scuola di scacchi per aiutare i bambini sfortunati dello slum (ricevono almeno un pasto al giorno).

E’ qui che arriva Phiona. A nove anni. Ed è qui che cambia la sua vita. Con la sua forza, la sua volontà, i dolori e i sogni che tiene dentro di sé. E il premio arriva con la partecipazione, addirittura, alle Olimpiadi del 2010! Sconfitte, vittorie, tristezze e gioie fino a quando diventa “la migliore scacchista indiscussa di tutta l’Uganda”. Altre figure di ragazze e ragazzi emergono possenti con le loro storie, ora in terza persona, ora in prima a rendere più concreto, reale, e talora drammatico, il racconto. Gli scacchi come evoluzione del pensiero e, soprattutto, come possibilità di miglioramento e riscatto sociale. La vita, d’altra parte, è un po’ come una partita a scacchi (l’aveva detto anche Spassky).

A colpire il cuore del lettore non c’è bisogno di raffinati espedienti stilistici. A volte basta esporre i fatti, le vicende, così come sono. Ricche di tanta, sofferta, umanità.


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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2 pensieri su “Scacco matto all’assassino (13)

  1. Fabio Lotti grande appassionato di scacchi è senz’altro il migliore quando di parlare di romanzi di scacchiasti di ogni e qualunque genere che sia giallo d’intrigo, un giallo classico o una invece bella biografia e storia di vita

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