Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

David Bronstein e la mai ascoltata musica tra le mosse

David Bronstein

(Uberto Delprato)
David Bronstein è stato il campione del passato che più di altri ha cercato di riflettere sugli aspetti filosofici degli scacchi e su cosa avrebbe riservato il futuro dopo l’avvento delle nuove tecnologie, del gioco rapido e a causa della crescente attenzione ai risultati piuttosto che alla qualità delle partite. Ne parlò e ne scrisse molto, ma a me è sempre rimasto impresso cosa disse a Sergey Voronkov in una lunga intervista nel dicembre 1998, pubblicata poi nel libro “Secret Notes” (David Bronstein e Sergey Voronkov, Ed. Olms, 2007).

Dopo aver toccato molti temi cari a Bronstein, Voronkov pone una domanda su cosa ci sia all’orizzone per gli scacchi. Il Grande Maestro risponde riportando ciò che Max Euwe aveva detto di lui nella prefazione della prima edizione inglese del famoso libro sull’Interzonale di Zurigo del 1953: “Secondo Bronstein,  tra 50 anni l’idea di giocare a scacchi solo per guadagnare un punto o mezzo punto sarà stata completamente abbandonata

E per cosa si giocherebbe, allora?” incalza Voronkov. La risposta di Bronstein, ormai prossimo ai 75 anni,  è quasi poetica, una stupenda dichiarazione di amore per gli scacchi:

“Per offrire un piacere intellettuale agli spettatori. Per dimostrare lo splendido funzionamento della mente, per far vedere come una persona possa risolvere i problemi che si presentano sulla scacchiera dopo ogni mossa.
Ricordo che Fischer mi disse: “È un peccato che il pubblico non possa vedere quanto penso bene!”.

In generale, è triste per l’arte degli scacchi che brillanti maestri creino la musica del gioco, ma che la loro musica non venga mai ascoltata e non possa essere registrata.
Le mosse delle partite vengono pubblicate, ma la musica tra le mosse va perduta.

Un’immagine potente, che rappresenta in maniera sublime l’ampiezza del pensiero umano che c’è dietro ad ogni mossa giocata, semplice punta di un iceberg di analisi, di ricerca e di scoperta che si va costruendo durante la riflessione alla scacchiera.

Con queste poche parole Bronstein riassume anche tutto ciò che le sequenze di mosse su una pagina o su uno schermo non possono trasmettere, anche solo per il fatto che non possono descrivere le tortuosità dei ragionamenti che si sviluppano con esplorazioni spesso infruttuose, con il recupero di ricordi, con il riconoscimento di schemi conosciuti e con tante varianti ipotetiche che non diventeranno mai reali solo perché altre mosse saranno preferite ed eseguite.

Abbandoniamoci a questa immagine suggestiva, ad osservare il flusso dei nostri pensieri mentre giochiamo, autori noi stessi di una musica vicina forse solo in qualche sublime momento all’armonia e alle melodie dei “brillanti maestri”, ma che costituisce la vera essenza del nostro affacciarci regolarmente sul mare degli scacchi: la ricerca di quella linea, di quell’accostamento di note, di quella frase musicale che ricorderemo, che ci rappresenta come la nostra firma e ci gratifica come la soluzione di una difficile sfida.

Sergey Prokofiev (Russian Music Museum)

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