Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

“The Imitation Game”

(UnoScacchista)
Spero che tutti voi abbiate visto il film del 2014 che ha raccontato la ricerca della chiave per decifrare i messaggi in codice prodotti dalla famosa macchina tedesca “Enigma”. Nel team di specialisti che l’Inghilterra mise assieme a Bletchley Park, l’indimenticato leader fu Alan Turing, ma in rappresentanza del mondo scacchistico ebbe un ruolo fondamentale anche Conel Hugh O’Donel Alexander, uno dei migliori scacchisti al mondo tra le due guerre mondiali (ma in realtà ad altissimi livelli anche nei 10 anni successivi al 1945).

Anche Turing si avvicinò agli scacchi e scrisse quello che può essere considerato il primo programma in grado di giocare a scacchi. Oggi però non voglio parlarvi di lui o del suo test per distinguere una macchina da un essere umano (da cui il titolo “The Imitation Game”), ma di una sfida scherzosa lanciata da un altro matematico inglese, Henry Ernest Dudeney.

Henry Ernest Dudeney (1857–1930)

Appassionato di scacchi e, in generale, di giochi logici e matematica ricreativa, Dudeney pubblicò due libri con indovinelli e curiosità. Soprattutto, curò tra il 1910 e il 1930 (anno della sua morte) la rubrica “Perplexities” pubblicata sulla rivista “The Strand Magazine”, nella quale alternava quesiti matematici e problemi curiosi di scacchi. Si trattava di una rivista importante e molto seguita: fu grazie alla pubblicazione su questa rivista nel 1891 che lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle divenne conosciuto da molti.

La copertina dello “Strand Magazine” di dicembre 1922

Oggi vi propongo un curioso problema pubblicato nel numero di dicembre 1922 della rivista, all’interno della sezione “A Budget of Christmas Puzzles” (Un sacco di indovinelli di Natale). Il titolo è “Imitative Chess” (da cui ho tratto ispirazione per il titolo di questo post) ed è presentato come il racconto di un evento conviviale con alcuni amici.


Imitative Chess

C’era una scacchiera sul tavolo, con i pezzi sistemati per una partita. Ho chiesto al Dr. Bates di giocare una partita contro il Maggiore Rackford a queste condizioni: dopo ogni mossa che Bates avrebbe fatto con il Bianco, il Maggiore avrebbe dovuto imitare esattamente la mossa con il Nero, e Bates avrebbe dovuto dare scacco matto con la sua quarta mossa.

Come primo esperimento, Bates iniziò con 1. e4 e Rackford replicò con 1… e5. Bates giocò quindi 2. Dh5 e il Maggiore dovette replicare con 2… Dh4. Questa partita mi diede l’occasione di spiegare che il Bianco a questo punto non può giocare 3. Dxh4, perché sarebbe impossibile per il Nero imitare quella mossa. Non sarebbe neanche possibile 3. Dxf7+, perché il Nero non potrebbe fare la stessa cosa, dovendo per prima cosa rispondere allo scacco.

Il Bianco deve sempre eseguire una mossa che il Nero può copiare, fino a quando, con la sua quarta mossa, il Bianco dà scacco matto.

Questo indovinello suscitò molto interesse, e ci volle un bel po’ prima che qualcuno (credo fu Strangways) ne trovasse la soluzione.


A questo punto, cari amici, vi lascio la possiblità di riflettere su questo curioso quesito: come potete dare scacco matto al Nero con la vostra quarta mossa dopo che avete sempre lasciato la possibilità al Nero di imitare la vostra mossa?

Considerando che Dudeney lo propose ai suoi lettori nel 1922, voglio sperare che i nostri lettori del 2025 siano almeno altrettanto bravi!

La soluzione è nascosta qui sotto, ma, mi raccomando, guardatela solo dopo che avrete provato a risolverlo!

La soluzione, pubblicata nel numero di gennaio 1923 di “The Strand Magazine”, è questa:


Oltre a quella riportata da Dudeney, c’è anche una seconda soluzione, basato sullo stesso meccanismo:


Allora, come ve la siete cavata con il problema di Natale 1922 di Dudeney?

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