Turing e gli scacchi: nuove scoperte

(UnoScacchista)
Ieri 25 Agosto 2017, l’Università di Manchester ha diffuso la notizia del ritrovamento di 320 appunti e lettere appartenuti a Alan Turing. Il contenuto non è di particolare rilevanza scientifica ed è più che altro interessante per capire la vita accademica di Turing dopo la sua condanna per omosessualità. Ci sono però due notevoli lettere di argomento scacchistico.

Non credo ci sia bisogno di riassumere qui l’enorme importanza di Alan Turing nella ideazione e nello sviluppo dell’informatica: il suo genio di matematico e logico ha avuto un ruolo insostituibile nella concezione di macchine in grado di svolgere sequenze di operazioni (algoritmi) in maniera flessibile, ovvero in funzione di dati di ingresso e di risultati intermedi di calcolo o di confronto. In poche parole, se io adesso sto scrivendo sulla tastiera di un computer e sto per pubblicare quello che scrivo in modo che voi possiate leggerlo tra pochi minuti, è anche (molto) merito di Alan Turing.

Nè serve ricordare il suo insostituibile contributo alla comprensione della macchina per crittografia Enigma utilizzata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale: grazie al lavoro di Turing e del team di Bletchley Park (nel quale c’era anche C.H.O’D. Alexander, famoso scacchista inglese), sono state risparmiate innumerevoli vite umane e, di sicuro, è stata sensibilmente accorciata la durata della guerra. Il recente (2014) film “The Imitation Game“, pur nei limiti di un prodotto cinematografico, ha raccontato molto bene questo lavoro, rimasto segreto e secretato per molti anni: se non lo avete visto, vi consiglio caldamente di farlo. Non solo per la splendida recitazione di Benedict Cumberbatch, ma anche per capire di quale delitto il governo inglese si sia macchiato nell’ostracizzare un eroe della guerra e uno scienziato di prim’ordine sulla base di un pregiudizio. Non sono di certo bastati un francobollo e la grazia postuma della Regina nel 2013 a rimarginare una ferita che brucia per la perdita sia dell’uomo Turing sia del matematico che tanto avrebbe ancora potuto dare alla sua Nazione e all’umanità.

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La “Bomba” realizzata a Bletchey Park per risolvere il codice “Enigma”

Non è sorprendente, quindi, che il ritrovamento di alcuni documenti di Turing abbia, come si dice, “fatto notizia”. Il “Test di Turing” (che introduce l'”Imitation Game”) è tuttora un esperimento di riferimento (anche se non più l’unico) per misurare la capacità di una macchina di simulare il comportamento di un umano. Vale la pena di notare come una delle domande portate ad esempio di come si possa cercare di capire se l’interlocutore è un computer, sia di argomento scacchistico [1]:

D: Giochi a scacchi?
R: Sì
D: Il mio Re è in e1 e non ho altri pezzi. Tu hai solamente il Re in e3 e la Torre in h8. Tocca a te. Cosa giocheresti?
R: (dopo una pausa di 15 secondi) Th1 matto.

Più di 65 anni dopo, la cosiddetta “Intelligenza Artificiale” (AI = Artificial Intelligence, in inglese) sta sempre più invadendo aree finora considerate di unica pertinenza del raziocinio umano, creando i presupposti per dilemmi sociali ed etici di assoluta rilevanza. E, tuttora, il contributo di Turing è considerato attuale e geniale: “Leggere i lavori di Turing ci rende tutti più umili: aveva pensato a tutto. Per primo.” (Rodney Brooks, Professore Emerito di Robotica al MIT, Massachussets Institute of Technology) [2].

Da sempre la figura di Turing è al centro di studi e convegni dedicati a lui e alla sua eredità scientifica. Voglio citare qui “The Alan Turing Centenary Conference“, organizzata nel 2012 proprio dalla Manchester University (dove Turing lavorò dal 1948 al 1954) in occasione del centenario della sua nascita. Fu invitato a intervenire alla conferenza anche Garry Kasparov, per un duplice motivo: la sua diretta (e amara) esperienza nel giocare a scacchi contro un computer e la sua autorità nel commentare una delle più brillanti applicazioni dei risultati di Turing, un algoritmo in grado di giocare a scacchi.

Stiamo parlando di quello che si può a buon titolo definire un miracolo: l’ideazione di un algoritmo per far giocare a scacchi un computer prima dell’invenzione dei computer! La sequenza di istruzioni era stata definita e la selezione della mossa da giocare veniva eseguita con un calcolo su carta: quasi inconcepibile se pensiamo che stiamo parlando dell’inizio degli anni ’50.

Durante la conferenza che ho citato, Kasparov ha giocato una partita contro il “motore scacchistico su carta” di Turing. Ecco il video (in inglese).

Il livello di gioco ovviamente è quello che è (anche perché fecero giocare la macchina a livello profondità di sole 2 semimosse), ma riportato alle condizioni non solo tecnologiche ma proprio della teoria delle macchine computazionali dell’epoca ha dell’incredibile. E’ come calcolare le distanze e le altezze di un edificio o di una collina non con i nostri calcolatori tascabili ma con una tabella dell’epoca dei babilonesi! (il riferimento alle recenti conclusioni su Plimpton 322 è ovviamente voluto [3])

Tornando all’algoritmo di Turing, sono molto d’accordo con il commento di Kasparov rilasciato subito dopo la partita giocata durante la conferenza: a parità di tempo di riflessione (5 secondi) più di un principiante perderebbe contro il “Turco” di Turing.

Il rapporto di Kasparov con l’Intelligenza Artificiale è anche oggetto del suo ultimo libro, “Deep Thinking: Where Machine Intelligence Ends and Human Creativity Begins“, nel quale il campione parte dalla sua esperienza diretta per analizzare le sfide e le opportunità offerte dai computer. Se avete tempo e voglia, guardate l’eccellente intervento di Kasparov al TED: “Non abbiate paura delle macchine intelligenti: lavorate con loro“. Detto da lui…

Dopo tutta questa lunga premessa, ancora non vi ho detto nulla di cosa è stato trovato alla Manchester University che sia rilevante per gli scacchi. Vi mostro direttamente il primo dei due documenti, inviato a Turing da B.H.Wood, fondatore e direttore della rivista inglese “Chess” e indiscussa autorità scacchistica dell’epoca in Inghilterra.

16-11-1951 Lettera di BHWood (Chess)
Lettera del 16 novembre 1951 da B.H.Wood a Alan Turing
(da The University of Manchester)

L’editore di Chess chiede a Turing qualche chiarimento sulle sue ricerche in ambito scacchistico:

Egregio Sig. Turing,
la stampa ha ricevuto notizie confuse in merito a un possibile “match scacchistico” tra la sua macchina calcolatrice e l’Università di Princeton.
Le sarei molto grato se volesse inviarmi qualche chiarimento su cosa esattamente il Suo “cervello elettronico” sia in grado di fare.
Le allego una copia del numero della mia rivista pubblicato qualche mese fa; ciò che è riportato a pagina 38 potrebbe essere di suo interesse.
Distinti saluti,

Qualcosa doveva essere effettivamente trapelato sulle ricerche di Turing e sulla applicazione delle sue teorie algoritmiche al gioco degli scacchi, ma è la prima volta che leggo di un ventilato match contro l’Università di Princeton, l’università dove lavorava un altro “padre fondatore” dell’informatica, John von Neumann.

La risposta di Turing è però molto fredda, anche se chiarisce un punto fondamentale.

20-11-1951 Risposta di Turing
Minuta della lettera del 20 novembre 1951 da Alan Turning a B.H.Wood
(da The University of Manchester)

Leggiamo insieme:

Egregio Sig. Wood,
non ero a conoscenza della partita tra Princeton e Manchester fino a quando qualcuno mi ha fatto leggere l’articolo apparso su “Electronics”. Sono certamente interessato alla possibilità che le macchine possano fare qualcosa di simile, ma non è facile e sembra che ci sia sempre qualcosa più importante da fare.
Ho scritto un breve articolo in merito per un libro che Feranti (NdA: sic – corretto è Ferranti) sta per dare alle stampe per lanciare sul mercato le sue macchine, ma al momento temo che l’editore abbia l’unica copia. Sarei d’accordo nel permetterne la sua riproduzione, ma non so cosa potrebbero pensarne loro. Ovviamente, la macchina non è esattamente una macchina per giocare a scacchi, ma una macchina che può eseguire qualsiasi programma e che, in linea di principio, può giocare a scacchi tra le sue tante possibili attività.
Distinti saluti,

Il computer della Ferranti a cui fa riferimento Turing è sicuramente il “Ferranti Mark 1”, il primo computer commerciale prodotto e venduto. Nel Febbraio 1951 fu consegnato alla Victoria University di Manchester e, rendendosi pienamente conto della complessità della sua programmazione, la Ferranti chiese a Turing di contribuire alla scrittura di una guida/manuale (la trascrizione è disponibile qui: non proprio una lettura breve e agevole).

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Turing in piedi vicino alla consolle del “Ferranti Mark 1”

Ma la parola che più mi ha colpito e che rende questo ritrovamento di grande importanza, a mio parere, è quell'”Ovviamente” (“Of course“), che spiega con apparente nonchalance il vero significato dell’opera di Turing: aver ideato e permesso di realizzare una macchina che non è in grado di svolgere un solo compito specifico, ma che può essere programmata a svolgere qualsiasi compito, incluso quello, per molti esoterico, di giocare a scacchi. Insomma, l’evoluzione dalla macchina analitica di Babbage al computer come lo intendiamo oggi. Chissà cosa potrà aver capito di questa “ovvietà” B.H.Wood…

E se oggi possiamo guardare la prima partita registrata del “motore scacchistico su carta” di Turing con tenerezza, è anche perchè su quell'”Ovviamente” è stato possibile costruire una cattedrale di matematica, di logica e di tecnologia che usiamo ormai distrattamente e talvolta con fastidio quando “il computer non fa quello che voglio io”. Attenzione: tra poco, potrebbe essere il computer a lamentarsi di quello che facciamo noi…


Tutte le foto sono tratte dallo splendido articolo “Alan Turing, Father of the Modern Computing” di B. Jack Copeland e Diane Proudfoot. Le fonti originarie sono riportate a fine articolo.

[1] Alan Turing. Computing Machinery and Intelligence. Mind, New Series, Vol. 59, No. 236 (Oct., 1950), pp. 433-460

[2] Rodney Brooks. The case for embodied intelligence. Apparso in “Alan Turing: His Work and Impact” (2013) di S. Cooper e J. van Leeuwen, ed. Elsevier

[3] Daniel F. Mansfield , N.J. Wildberger. Plimpton 322 is Babylonian exact sexagesimal trigonometry. (in press), ed. Elsevier

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