Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

UnoScacchista e “La Porteuse d’Eau”

Magritte Museum, Bruxelles (elaborazione di jadacook)

(Uberto Delprato)
Negli ultimi venticinque anni ho avuto occasione di soggiornare a Bruxelles molte volte. Pur riconoscendo che non possiede certo il fascino e la storia di molte città europee, nel tempo ho imparato ad apprezzarne la variegata personalità. Nasconde molte sfaccettature, tipiche di una città composita, non omogenea ma costituita da un agglomerato di diversi Comuni, ognuno con la sua impronta. Passeggiando, si può passare facilmente da zone eleganti a quartieri popolari, da aree moderne frequentate da scurovestiti burocrati europei a decadenti strade con variopinti odori e colori africani.

La natura del Belgio, Regno di cerniera tra la cultura francese e quella fiamminga che sembrano convivere sulla base di una reciproca sopportazione, si riflette probabilmente in una certa mentalità “bipolare” dei suoi abitanti, che oscilla tra grigio conformismo e originalità, tra pragmatismo burocratico e ideali europeisti, tra birre d’abbazia e cioccolato, tra gauffres e Speculoos, tra moules-frites e carbonade, tra façadisme e bruxellisation.

Bruxelles è soprattutto la città per eccellenza del surrealismo e dell’arte fumettistica, dove si può viaggiare in pochi minuti dai murales d’autore ai Musei d’Arte e da Tin Tin a Magritte. Magritte, ah Magritte… un artista tra i miei preferiti e una delle poche personalità belghe (sportivi esclusi) che io sia in grado di ricordare senza particolari sforzi. Era raffinato e popolare allo stesso tempo, e le sue opere sono godibili senza un particolare bisogno di cultura artistica, nonostante contengano invenzioni e modalità espressive profonde. Era, oltretutto, un appassionato scacchista in una nazione che non ha mai espresso grandi nomi. A parte Edgar Colle negli anni ’20, ricordo solamente Koltanowsky e O’Kelly, questi ultimi forse più per le loro attività a latere (specialista delle simultanee alla cieca e promotore-organizzatore di eventi il primo, arbitro internazionale il secondo) che per i risultati agonistici.

Greenwich Cafe, Bruxelles

Da qualche tempo mi ha cominciato incuriosire molto l’idea di cercare qualche luogo di tradizione scacchistica a Bruxelles, per trovare qualcosa dell’atmosfera del secolo scorso, quando artisti e appassionati incrociavano i pezzi nei locali pubblici.

Una sera, nonostante il classico tempo belga non proprio invitante, sono passato al “Greenwich” in rue des Chartreux. Avevo letto che in questo locale storico degli scacchi nella capitale belga, oltre a Magritte, fosse passato addirittura Fischer a giocare qualche partita in libertà. La risposta del cameriere alle mie domande era stata cortese ma non quella che speravo: “No, monsieur, non si gioca più a scacchi qui. Da qualche anno, ormai.” Il locale, ben ristrutturato, era sì molto affascinante, ma senza gli scacchi rimaneva solamente una elegante brasserie in stile Art Nouveau.

Visitatori Surrealisti del “La Fleur en Papier Doré”, Marzo 1953

In un’altra occasione sono stato al “La Fleur au Papier Doré” in Rue des Alexiens, un delizioso e piccolo locale dove Magritte era solito riunirsi con il suo gruppo di amici, artisti e non.

L’ambiente era ricco di memorabilia, quadri, iscrizioni (una fra tutte la scritta “Nul ne m’est étranger comme moi-même”) e quant’altro possa rendere felice un appassionato di quel periodo artistico e culturale. C’erano alcune belle foto di gruppo con Magritte, ma di scacchi neanche l’ombra. Non avevano saputo neppure dirmi se Magritte, in quel locale, ci venisse davvero a giocare o solo per parlare con gli amici.

Insomma, scacchisticamente parlando, i risultati delle mie ricerche stavano ancora a zero. Poi, ho conosciuto la Porteuse d’Eau. E questo è il racconto del nostro primo incontro.


Oggi il cielo, come capita di rado a Bruxelles, si è pulito dalle solite nuvole grigie e si è aperto a un celeste squillante. Mi avvio verso gli uffici della Commissione Europea con un buon umore che mi accompagna per tutta la giornata. Rientrando, parlo col mio amico Gary della personale ricerca di storia e atmosfere scacchistiche in città e degli scarsi risultati raggiunti fino ad ora.

Conosco Gary da anni e una delle sue migliori qualità è l’entusiasmo che mette in qualunque cosa faccia. Decide in un istante di affiancarmi in questa avventura e, vivendo da tempo a Bruxelles, prepara velocemente un piano per il tardo pomeriggio e la serata: passeggiata verso Saint-Gilles, birra in un locale che descrive solamente come “Ti piacerà, sono sicuro” e poi cena in un piccolo ristorante a menù fisso e birra artigianale libera.

Usciamo che c’è ancora una bella luce e ci muoviamo da Avenue Louise verso Saint-Gilles. A Bruxelles, mi spiega Gary, è rimasta una forte impronta Art Nouveau e, tra vie grigie e dimesse, si trovano case e particolari decorativi bellissimi. Stiamo andando in una zona dove lavorarono gli architetti Art Nouveau Horta e Hankar e che di recente ha visto qualche bella iniziativa di riqualificazione urbana per valorizzarla e distinguerla dalla brutta area attorno alla Gare de Midi.

Mentre parliamo, costeggiamo una cancellata al cui termine Gary svolta a destra verso il piccolo parco Pierre Paulus, che splende sotto il sole con i suoi alberi e prati nascosti dietro monotoni palazzi grigi e marroni. Un respiro di vitalità che non mi aspettavo, ricco di bambini che giocano (ci sono anche bambini a Bruxelles?) e colorano il parco con le loro voci.

Parvis Saint Gilles, Bruxelles

Gary continua a parlarmi di Saint-Gilles mentre mi guida rapidamente lungo i sentieri verso un’uscita che ci riporterà, immagino, in un’altra strada anonima. Invece, appena svoltato un angolo, arriviamo in una piazza stretta e lunga, illuminata dal sole basso, dove non ci sono auto, ma tavoli all’aperto, fiori e una inaspettata atmosfera di lentezza paesana. “Parvis de Saint Gilles” mi dice Gary. Mi guardo attorno per scegliere il miglior posto dove fermarci a prendere la birra che mi aveva promesso, ma lui mi fa cenno di proseguire e lasciare la piazza sfilando a destra l’omonima chiesa in direzione della Porte da Hal. Dopo poco arriviamo all’ingresso di un locale chiamato “La Porteuse d’Eau”, posto all’angolo di un elegante palazzo in Avenue Jean Volders. E’ un locale il cui nome, mi spiega Gary, si riferisce alla statua che ornava la fontana al centro della piazza dove era posta L’ancienne barrière de Saint-Gilles.

La Porteuse d’eau – La vetrata

Come immaginavo, il locale è chiaramente in stile Art Nouveau; non opulento come il “Greenwich” né ricco di arredamenti come “La Fleur au Papier Doré”, ma comunque decorato con gusto con pitture murali e dettagli in stile.

Non mi sembra però di vedere nulla di riconducibile agli scacchi. Gary mi fa cenno di seguirlo al piano superiore, salendo per l’imponente ed elegante scalone sovrastato da un lucernario in stile anni ’30 sui toni caldi del verde e del giallo. A metà della scala, vedo finalmente la “Porteuse”: la grande finestra centrale sopra l’ingresso del locale si rivela non un’anonima decorazione, come mi era sembrata entrando, ma una colorata vetrata dove il sole radente fa risplendere una vivace immagine della portatrice d’acqua.

Mi fermo un attimo ad assaporare la vista d’assieme, ma Gary mi invita a proseguire e mi fa salire l’ultimo gradino prima di lui con un gesto silenzioso e plateale. Appena arrivo al piano mi guardo intorno e, meraviglia, vedo una decina di tavoli singoli dove, in silenzio e serietà, si gioca a scacchi! Rimango fermo mentre abbraccio la sala con un sorriso interiore che si allarga e, evidentemente, diventa un vero sorriso, vista la gentile pacca sulla spalla che mi dà Gary.

Ci sediamo a un tavolo appartato senza disturbare la concentrazione dei giocatori, che sembrano giocare in souplesse, senza fretta, in un’atmosfera piacevole e rilassata. Mentre stiamo decidendo quale birra prendere (e intimamente provo a valutare la forza dei giocatori che ho attorno), da un tavolo con scacchiera si alza una persona anziana che si avvicina e chiede se può sedersi con noi. Nessun problema, ovviamente, anzi ne approfitto per chiedergli qualcosa sulla “Porteuse” e gli scacchi. Ci racconta brevemente che non è un circolo vero e proprio, ma che periodicamente vi si ritrova un gruppo di appassionati per giocare qualche partita. I gestori sono contenti di “cedere” il piano superiore per qualche ora, in cambio delle normali consumazioni pomeridiane.

La Porteuse d’Eau, interno

Gli racconto delle mie passioni scacchistiche e lui ci rivela, con sussiego, che lui, in gioventù, ha conosciuto personalmente Magritte al “Greenwich”. Mentre anche Gary comincia a interessarsi alla faccenda, chiedo al vecchio Jerome (come ha detto di chiamarsi) di raccontarmi qualcosa di Magritte. Ordiniamo un giro di birre (una Gueuze per il nostro nuovo amico e una Rochefort per me; per Gary una semplice “bier”, ovvero una Maes) e vengo a sapere che Magritte era sì un grande appassionato, ma in realtà come scacchista non valeva molto. Non gli mancavano né la fantasia né la volontà, ma, insomma… era meglio come pittore che come giocatore. Si narra addirittura che uno dei suoi avversari, che lo aveva appena battuto, declinò la proposta di essere pagato con un quadro dell’artista, commentando “Se dipinge come gioca a scacchi, preferisco i suoi soldi!”. Chissà se la storia è vera, e se l’anonimo giocatore avrà avuto modo di rimpiangere quella scelta!

Il sole è ormai sceso e la vetrata con la porteuse è tornata nell’anonimato della sera mentre, durante il secondo giro di birre, le partite si susseguono. Il vecchio ci racconta di Renè e di Georgette Magritte, di Duchamp e di come fosse uno scacchista di ben altro spessore e risultati, come il terzo posto nel torneo di Bruxelles del 1923 battendo Colle. Non che lui lo avesse mai incontrato, ma della cosa ne aveva sentito parlare molto.

Il tempo trascorre fin troppo velocemente ed è ormai il momento per noi di lasciare la compagnia, quando Jerome mi propone di risolvere un problema “surréel”, a suo dire composto da un amico negli anni Sessanta (forse proprio Magritte? Non si ricorda bene). Guardo Gary, che si stringe nelle spalle, confidando che sarà una cosa breve.

Il Bianco muove e matta in una mossa, mon ami

Appena arriva la sua terza Gueuze, il nostro nuovo amico prende una scacchiera, arraffa incerto un po’ di pezzi qua e là e mi propone la posizione del diagramma, enunciando un confuso “Il Bianco muove e matta in una mossa, mon ami”. Lo guardo con po’ di accondiscendenza e mi accingo a risolvere il problema, cosa che immagino semplice. Guardo, studio, penso e ripenso, ma nulla: non riesco a trovare questo matto in una. Saranno le due trappistes prima di cena, ma sento che sto facendo una figura barbina con Gary e con me stesso. Fortunatamente non con il vecchio, che, dopo aver buttato giù qualche ulteriore sorso di birra, si è quietamente addormentato. Gary mi fa cenno che dobbiamo proprio andare e io, simulando disinteresse per la soluzione, mi avvio con lui giù per lo scalone.

Al momento di pagare, parlo brevemente con il gestore della brasserie sul suo locale e sulle sessioni scacchistiche del primo piano, citando anche l’anziano giocatore che ha conosciuto Magritte. Lui, sorridendo, ci fa “Avete conosciuto Jerome? Ma non è né uno scacchista né ha mai conosciuto Magritte! E’ un contaballe di Ixelles, che viene qua tentando di scroccare qualche birra. Pensate che l’altra sera raccontava di essere stato disegnatore assieme a Hergé, un’altra ancora di aver lavorato con Nougé a una mostra fotografica.” Ridendo, io e Gary ci diciamo che in fondo non importa: una storia ben raccontata vale sicuramente un paio di birre.

Saint-Gilles, La Barrière. Histoire de la Porteuse d’Eau – Bruxelles

Usciamo dalla “Porteuse” verso una serata fresca e ventilata. Stanno nuovamente tornando le nuvole e domani, come sempre, a Bruxelles, città prevedibilmente imprevedibile, potrà sia piovere che splendere il sole, o anche tutt’e due le cose insieme.

PS: Se vi capita di passare a Bruxelles, potete andare al “Cercle Royal des Echecs de Bruxelles” (CREB) ma vi suggerirei piuttosto di fare un salto al “Café des Halles de Saint Géry” o al “Café Le Pantin” a Ixelles dove mi dicono che gli scacchi siano sempre i benvenuti. E se mai incontraste Jerome, mi raccomando offritegli una Lambic in cambio della soluzione al suo surreale matto in una mossa…


Scrissi questo post più di 10 anni fa, quando venne pubblicato su SoloScacchi, un blog che non posso che consigliarvi di sfogliare per leggere i molti bei post che offre ed ha offerto negli anni. Oggi ve lo ripropongo perché in fin dei conti secondo me mantiene ancora il suo fascino. Spero vi sia piaciuto.

(NB: no, non vi do la soluzione del surreale matto in una mossa: ci dovete arrivare da soli!)

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4 pensieri su “UnoScacchista e “La Porteuse d’Eau”

  1. Se usiamo un po’ d’immaginazione e supponiamo che la scacchiera sia al contrario Db2# può essere la soluzione. Con la scacchiera al contrario il pedone nero in c4 non può tornare indietro e parare il matto. Ovviamente sorvolando sul nono pedone nero e i pezzi inutili al fine del “problema”. Diciamo che è la posizione perfetta per una situazione dai toni surreali in quel di Bruxelles 😉

    1. Buona supposizione, ma la scacchiera non è al contrario e… nessun pezzo è inutile ai fini della soluzione!
      Anche il surrealismo ha i suoi canoni 🙂

  2. Giusto, ha ragione! D’altra parte se la scacchiera fosse al contrario le soluzioni sarebbero molteplici, dunque credo che qui siamo di fronte ad un problema più grande, uno di quelli che resterà per sempre un mistero

  3. La posizione è irregolare perché il nero ha 9 pedoni. Quindi ne deve eliminare uno. Qualsiasi pedone elimina il bianco matta in una mossa!

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