Storie del Colle: la bestia nera
Edgard Colle
(Tristano Gargiulo)
Quando, qualche mese fa, abbiamo provato a definire in termini scacchistici il concetto di ‘bestia nera’ [Tristano Gargiulo, “La bestia nera”], abbiamo classificato anche il caso in cui due giocatori si possano considerare di forza comparabile ma sia quasi sempre lo stesso a prevalere, oppure il caso in cui uno dei due sembri soffrire persistentemente il gioco dell’altro, per esempio nella scelta dell’apertura.
Una combinazione di queste due fattispecie probabilmente si verificò nella serie di incontri che opposero, nel quadriennio fra il 1926 e il 1930, Edgard Colle e Sir George Thomas. Esiste una controversia sulla grafia del nome di Colle: in molte pubblicazioni è dato come Edgar, in altre come Edgard. Noi ci siamo attenuti alla forma leggibile sulla lapide e sulla sua foto autografata.
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Foto autografata e tomba di Colle a Gent (Foto di Androom)
Le vite del campione belga e del campione inglese non potevano essere più diverse. Quella di Colle fu breve e dolorosamente afflitta da un’ulcera gastrica cronica che lo portò a morte prematura a 34 anni a seguito di un intervento chirurgico (1897-1932); Thomas fu longevo (1881-1972) e sportivo di livello e di successo (badminton, tennis). Ma tutte le testimonianze concordano che in ugual modo furono gentiluomini di carattere e di comportamento.

Nelle loro carriere scacchistiche, quello che li accomuna è che, oltre a vincere tornei importanti (Merano 1926, Hastings 1928/29, Scarborough 1930, per Colle; Hastings 1934/35, per Thomas), sconfissero molti giocatori di primo piano della loro epoca: Colle batté Reti, Euwe (di cui era anche grande amico), Maroczy, Rubinstein, Tartakower, Grünfeld, Spielmann, Sultan Khan [Riccardo Moneta, “I sette Colle”]; Thomas prevalse su Reti, Maroczy, Tartakower, Nimzowitsch, Spielmann, Capablanca, Botvinnik, Sultan Khan, Yates (e pattò con Alekhine). Quando nel 1950 la FIDE istituì i titoli di Maestro Internazionale e Grande Maestro, riconobbe ad entrambi il titolo di Maestro Internazionale.
Le partite che ci interessano sono quelle in cui Colle aveva il Bianco e Thomas il Nero, perché furono quasi tutte variazioni sul tema del sistema Colle, cui Thomas solo in tre casi riuscì a contrapporre una difesa efficace che lo portò alla patta (Hastings 1926/27, Nizza 1930, Scarborough 1930). Ma contro di esso non vinse mai. Colle invece vinse quattro volte (Gent 1926, Scarborough 1927, Paris 1929, Liège 1930).
Ma vediamo cosa ci suggerisce la cronistoria di questo interessante ‘duello’ scacchistico. Esso ebbe inizio a Gent nel 1926.
Edgard Colle – George Alan Thomas
Gent, 24 ottobre 1926
Pochi mesi dopo (Hastings 6 gennaio 1927), Thomas cambia impianto e si orienta verso l’apertura immediata del fianchetto di Donna. Ma, un po’ inaspettatamente, varia anche Colle scegliendo il set-up di tipo Zukertort (con c4, b3, Ab2) che non gli era troppo congeniale e che impiegava raramente. La partita finì patta alla 24a mossa.
Nella terza partita (Scarborough 1927) Thomas, di nuovo contro il Colle tradizionale, adottò una innovazione con cui l’anno prima (Berlin 1926) Bogoljubov aveva battuto proprio Colle (non ritengo esagerato affermare che in quell’occasione Colle aveva giocato una delle sue peggiori partite): lo sviluppo del Cavallo in d7 invece che in c6. Ma ciò non gli assicurò una prestazione migliore.
Edgard Colle – George Alan Thomas
Scarborough, 7 giugno 1927
Dopo che nel torneo di Londra 1927, in risposta all’insolita (per lui) 3.c4 di Colle, Thomas era potuto entrare in una semislava, conquistando una delle sue due sole vittorie contro il belga (a fronte delle 9 dell’avversario, più 8 patte), nella successiva partita (Parigi 1929) Colle, tornato alla sua apertura prediletta, dimostrò una notevole superiorità posizionale nel far giocare i pezzi, senza le Donne, in un centro libero da pedoni.
Edgard Colle – George Alan Thomas
Parigi, 20 giugno 1929
Nel torneo di Karlsbad del 1929, al fianchetto di Donna anticipato di Thomas, Colle rispose nuovamente con un impianto di tipo Zukertort (6.c4, 14.b3, 15.Ab2), e andò in posizione inferiore. Ma Thomas non seppe concretizzare il vantaggio e cadde in un tatticismo alla 19a mossa. Anche questo capita con la ‘bestia nera’, che si finisca per sentirsi predestinati alla sconfitta, e le si vada incontro anche quando le cose si erano messe bene.
Edgard Colle – George Alan Thomas
Karlsbad, 9 agosto 1929
Il mese successivo, a Budapest, Colle sperimentò contro Thomas il sistema Veresov vincendo con relativa facilità.

L’ultimo atto si consumò nel 1930, in una successione di tre partite. Questa volta Thomas optò per un impianto che comprendeva il solito fianchetto di Donna anticipato, il Cavallo sviluppato in c6, ma l’Alfiere in e7 invece che in d6. La prima partita (Nizza, 13 febbraio 1930) fu lunghissima e sfociò in un finale di Donne dove entrambi i contendenti ebbero la loro occasione, ma la sprecarono, finché all’87a mossa siglarono la patta. Anche a Scarborough (28 giugno 1930) il risultato fu di parità: benché Thomas avesse guadagnato un pedone, appena Colle entrò in un finale di Alfieri di colore contrario fu concordata la spartizione del punto. Sembrava quasi che alla fine Thomas avesse trovato le risorse per fronteggiare il sistema Colle di Edgard Colle. Ma a Liegi, contro un avversario che in quello stesso torneo ottenne delle vittorie di prestigio contro Rubinstein, Sultan Khan e Marshall, Colle creò una gemma che gli valse il premio di bellezza.
Edgard Colle – George Alan Thomas
Liegi, 26 agosto 1930
I duellanti si sedettero di fronte un’ultima volta nel mese di settembre a Frankfurt (ma questa vittoria di Colle esula dalla nostra rassegna perché ottenuta con il Nero).
Meno di due anni dopo, nell’aprile del 1932, Colle morì. Thomas invece doveva ancora ottenere, di lì a poco, il suo maggiore successo. Vinse infatti il torneo di Hastings del 1934/35, a pari merito con Euwe e Flohr, prendendosi anche il lusso di battere, in giorni consecutivi, due campioni del mondo, Capablanca e Botvinnik, e successivamente pure quel Lilienthal che, nello stesso torneo, aveva stupito il mondo degli scacchi con il suo magnifico sacrificio di Donna contro Capablanca [Federico Manca, “La tecnica dei Grandi Maestri (33/1) – Andor Lilienthal”].

