Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Una partita di Jean Jacques Rousseau (di Carlo Salvioli)

(Riccardo Moneta)
Carlo Salvioli (Venezia 1848 – Mirano 1930) è stato un forte giocatore (vinse il torneo di Milano del 1881) ma soprattutto un teorico e uno scrittore di scacchi. Le sue opere principali sono “Teoria e pratica del gioco degli scacchi” (1887, in 3 volumi), “Il giuoco degli scacchi di Gioacchino Greco detto il Calabrese” (1907), “Ultima teoria e pratica” (1914), “La partita d’oggi” (1932). Collaborò molto attivamente con riviste italiane di scacchi e curò a lungo rubriche su diversi settimanali. Quello che vi presento oggi è un estratto di un suo articolo, dal titolo “Partite storiche”, apparso su “L’Eco degli Scacchi” nel numero di febbraio-marzo del 1917.

Partite Storiche

Molti sono gli aneddoti raccolti (la più parte inventati) che si riferiscono a qualche episodio scacchistico della vita d’illustri e storici personaggi.

Taluni di questi aneddoti, come quello del Puttino (Leonardo da Cutri) giuocante col prete Ruy Lopez alla presenza di Filippo II di Spagna; quello di Giuseppe II Incognito che giuoca con un avversario impaziente dal desiderio di vedere a teatro l’imperatore che non conosceva; quello di Gian Giacomo Rousseau giuocante a Montmorency col principe di Conti, eccetera …, sono diventati popolarissimi e credo siano noti a tutti!

Ma non bastarono gli aneddoti: si vollero ricordare anche le partite di taluno di questi personaggi! Nei manoscritti del Polerio si trovano, non precisamente due partite, ma due impianti di partite giuocate tra il Puttino e Ruy Lopez, che non vale la pena di riportare perché non hanno alcun interesse.

Ripassando alcune colonne scacchistiche delle “Illustrated London News” di parecchie decine d’anni or sono (*), trovai riportata dalla “Illustrirte Zeitung” di Lipsia una partita attribuita a Gian Giacomo Rousseau: “la seguente partita” – vi si legge – “è stata giuocata nell’anno 1759 tra il celebre filosofo Gian Giacomo Rousseau ed il principe di Conti, un giovane rampollo della famiglia reale di Francia. Indipendentemente dal suo valore storico, la partita ha un valore reale, come un buon esempio della teoria degli scacchi nel secolo XVIII”.

Ecco la partita – tale e quale colle note che si leggono nel suricordato periodico – con qualche piccola mia postilla. (**)

Rousseau – Principe di Conti
Parigi 1759, Giuoco Piano

E qui il periodico nota:

“Abbandonare la partita a questo punto mostra troppa generosità nel principe di Conti, mentre il giuoco sarebbe a suo favore solo che continuasse con 16… Dgxf6 17.Txf6 Dxf6 18. Axf6 Txg8 ecc…”

Questa partita con tutta probabilità è apocrifa, perché i citati periodici che la riportarono non indicano alcuna fonte né alcun documento che possa garantirne l’autenticità. (n.d.r.: non per questo dev’essere per forza apocrifa!)

Si sa dallo stesso Gian Giacomo Rousseau, che lo narra nelle sue “Confessioni”, che egli giuocò due partite col principe di Conti in occasione di una visita che questi gli fece a Montmorency accompagnato dalla sua favorita, la contessa di Boufflers, e dal Cavaliere di Lorenzy, amante di questa! Si sa che egli vinse ambedue le partite, non curando le insinuazioni della bella dama che avrebbe voluto che egli perdesse, per non smentire la cortigianeria del cavaliere di Lorenzy, più forte del Rousseau, che giuocando col principe perdeva sempre!

Ma ciò è tutto. Il testo di quelle partite difficilmente avrebbe potuto essere conservato. Del resto, se non è vera è ben trovata, e poco ci costa accettare per verosimile che una delle due partite del Rousseau sia appunto questa che abbiamo qui riportata (***).

Carlo Salvioli, l’autore dell’articolo riportato

N.d.R.

(*) “parecchie decine d’anni or sono”, essendo “or sono” riferito al 1917, ci trasferiscono ovviamente nella seconda metà dell’800. Rousseau visse fra il 1712 e il 1778.

(**) le “postille” del Salvioli sono riconoscibili nel nostro testo, essendo le annotazioni delle riviste inglese e tedesca evidenziate dai caratteri in corsivo.

(***) esiste un’altra partita che venne attribuita a Rousseau, quella giocata e vinta nel 1765 contro un altro filosofo, David Hume. Quasi certamente apocrifa. Non si ha nessuna traccia infatti di un minimo interesse di Hume per gli scacchi, laddove invece quello di Rousseau risulterebbe appunto dalla sua autobiografia “Les Confessions”. Edward Winter ricorda che qui, nel settimo capitolo, Rousseau scrive anche di un suo incontro con alcuni scacchisti a Parigi: “ je fis là connaissance avec M. de Légal, avec un M. Husson, avec Philidor , avec tous les grands joueurs d’échecs de ce temps-là” e che nel contempo si lamenta per la mancanza di miglioramenti nel proprio gioco. Del resto la passione di J.J. Rousseau per gli scacchi trova numerose tracce in vari testi a lui successivi e negli scritti dello stesso filosofo; sempre Winter cita questo passo di una lettera da Rousseau scritta a M. de Saint-Germain il 26 febbraio del 1770: ‘Le jeu: je ne puis le souffrir. Je n’ai vraiment joué qu’une fois en ma vie, au Redoute à Venise; je gagnai beaucoup, m’ennuyai, et ne jouai plus. Les échecs, où l’on ne joue rien, sont le seul jeu qui m’amuse.’

Una conferma di tale passione e del fatto che di partite J.J.Rousseau ne avesse quasi certamente giocate tante, ci viene dai diarii del viaggiatore e orientalista svedese Jacob Jonas Björnståhl (1731-1779), il quale (come venne riportato in un successivo numero de “L’Eco degli scacchi”) scriveva come il grande filosofo francese era solito giuocare “per divertimento agli scacchi e, terminato il giuoco, va spesso alla Bottega di caffè de La Regence … un giorno io avevo determinato di giuocare con lui … ma il signor Rousseau aveva già incominciato a giuocare con un altro, e il giuoco durò fino alle nove di sera ed il tempo non permetteva di trattenermi di più”.

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