La sfida tra uomo e macchine negli Scacchi e nel Go, tra astrazione e calcolo
(Vincenzo Costabile)
Conosco i motori di analisi a “forza bruta” per una ragione diversa dagli scacchi e con la maturità di oggi vagamente imbarazzante. Usavo i motori a forza bruta quando, da hacker dilettante, mi divertivo ai tempi del liceo a trovare le password dei profili MSN chat di amici e compagni di scuola per entrare nei loro profili e fargli scherzi parlando al loro posto. I motori a forza bruta provano tutte le combinazioni possibili fino a trovare quella giusta che funziona.
Sempre ai tempi del liceo mi sono appassionato agli scacchi agonistici, prima di allora giocavo per lo più con amici e parenti. Immaginate lo shock nello scoprire che il programma con cui facevo gli scherzi informatici (o comunque una versione evoluta anche di questo, basato sui modelli di logica e problem- solving Alpha-Beta) aveva battuto nel 1997 il campione del mondo di scacchi Kasparov, da molti considerato il giocatore più forte di tutti i tempi.

Mi riferisco ovviamente al match Kasparov- Deep Blue, vinto dal motore, nel 1997, 3-1/2 a 2-1/2. Prima di iniziare il match, Kasparov si era assunto un mandato impossibile, con una battuta passata alla storia: “Difenderò la razza umana!”. Un altro avvocato delle cause perse.
O forse no. Anche dopo il superamento dei più grandi campioni di scacchi da parte dei motori di analisi (basati sulle logiche a forza bruta), persisteva ancora un baluardo per la razza umana. I campioni di Go, il gioco di origini cinesi.
Gli scacchi sono un gioco che ha possibilità quasi infinite, ma si muove su due binari: la strategia e la tattica. La tattica è il calcolo concreto delle mosse e si basa sulle risposte forzate degli avversari (io gli do scacco, deve spostare il re, gli minaccio la regina, la deve spostare, apro la colonna h, zac, zac, matto!), mentre la strategia si pone a livelli maggiori di astrazione in quanto rappresenta concetti posizionali e piani a lungo termine.
Per i motori di analisi a forza bruta la tattica è risolvibile in pochissimo tempo, a differenza dei piani a livelli maggiori di astrazione, che richiedono valutazioni più profonde.
Il Go è un gioco in cui bisogna sviluppare piani molto più astratti degli scacchi, le cui conseguenze possono rivelarsi anche dopo moltissime mosse, per cui difficilmente calcolabili dai motori a forza bruta. Il Go è come se avesse solo la strategia, eludendo la tattica.

Tuttavia, nel 2016 Lee Se-Dol, campione del mondo di Go, è stato sconfitto da un computer. Lee a seguito di questa sconfitta si è ritirato dalle competizioni agonistiche, per diventare un predicatore anti-tecnologico, mettendo in guardia le persone dagli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, a suo dire allarmanti.
Ma come ha potuto un motore di analisi superare in strategia astratta l’uomo? Perché non seguiva più le logiche dei motori a forza bruta con cui facevo gli scherzi al liceo, erano infatti subentrate in informatica le reti neurali e l’apprendimento profondo delle macchine. Per farla breve, le macchine attraverso le reti neurali non emulavano più le strategie di problem-solving umane, bensì i processi di apprendimento.
Tornando al confronto e alla contrapposizione tra scacchi e Go, il Go era stato espugnato, l’ultimo baluardo di resistenza umana alla superiorità intellettuale nei giochi rispetto alle macchine. La strenua resistenza dei giocatori di Go ha convalidato l’idea che questo sia un gioco con più possibilità perfino degli scacchi e che si pone a un livello di astrazione e complessità strategica maggiore.

Tuttavia, mi è sorta questa riflessione: gli scacchi sono più completi. Perché? Perché la complessità fine a sé stessa non è la cosa migliore, così come la semplicità fine a sé stessa. La più grande ricchezza è la flessibilità tra un’analisi del sistema complesso e l’analisi del sistema scomposto in sottosistemi più semplici. Che è la grandezza degli scacchi: il continuum tra l’analisi dell’elemento semplice tattico, interconnesso con il sistema strategico complesso, in uno scambio e sostegno costante e continuo. (Nelle scienze sociali questo si definisce continuum tra idiografico, l’analisi del caso singolo, e nomotetico, la formulazione di leggi generali).
La flessibilità mentale di approccio, il cambiamento di focus tra l’astrazione e il calcolo concreto delle varianti, che gli scacchi offrono e la cui pratica forma le menti dei giovani, è di una ricchezza psicologica infinita che andrebbe enfatizzata, anche rispetto alla pura astrazione.

Vincenzo Costabile è nato nel 1991 a Cosenza. Si è trasferito a Roma la prima volta nel 2009 per studiare psicologia all’università. Partecipa a tornei di scacchi dal 2008, raggiungendo nel 2009 la categoria Prima Nazionale con elo FIDE di 1900. E’ diventato istruttore FSI nel 2013. Ha conseguito il titolo di laurea triennale in Scienze Psicologiche. Ha esperienza di insegnamento della disciplina scacchistica a giovani, adulti e bambini. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, calabresi e romane. Nel 2018 è diventato arbitro della Federazione Scacchistica Italiana. Ha lavorato come insegnante di italiano per i migranti e come educatore in Sudamerica. Nel 2024 è diventato istruttore FIDE seguendo il corso con il GM indiano Ramesh e il MI svedese Jesper Hall.
Riflessione interessante. Grazie. A parte l’asserita completezza degli scacchi rispetto al Go, resta il problema del ruolo della IA nel mutamento nella concezione e nella pratica degli scacchi. E la domanda sull’esito. Difficile pensare che il dominio della tecnica sull’essere mano non abbia ripercussioni anche sugli scacchi. La loro rappresentazione spettacolarizzata ne è già un esempio, così come l’assenza di una reazione umana, sportiva, a tale orientamento. Che però non è impossibile, a mio parere.
Cordiali saluti e buon proseguimento.
Claudio