Jan Donner (1927-1988)

(Riccardo M.)
Nasceva a L’Aja 90 anni fa, il 6 di luglio del 1927, Johannes Hendrikus Donner, meglio noto come Jan Donner. Leggo sul nostro “I luoghi degli scacchi”: “Campione olandese nel 1954, 1957 e 1958, Grande Maestro nel 1959, vincitore a Beverwijk nel 1950 e nel 1963, vincitore a Venezia nel 1967 e in tanti altri tornei minori.

Penna molto fertile, egli è autore di “De Koning” [1], una frizzante raccolta di oltre 150 suoi articoli tratti da varie rubriche e riviste”.

Chicco e Porreca, nel loro “Dizionario Enciclopedico degli scacchi”, aggiungevano: “Giocatore estroso, la sua intensa attività scacchistica fu costellata di risultati alterni, talvolta contrastanti nell’arco di pochi mesi.… Nel 1953 fu secondo al torneo zonale di Monaco con diritto a partecipare l’anno successivo al Torneo interzonale di Goteborg [2]. Nel 1957 fu 3°-4° al torneo zonale di Wageningen, ma perse il match di spareggio per l’ammissione all’interzonale. Nel 1960 fu 1°-4° al torneo zonale di Madrid, ma perse di nuovo lo spareggio per l’interzonale…. Fra il 1950 e il 1968 prese parte a sette edizioni delle Olimpiadi” [3].

Insomma, Donner è stato un ottimo giocatore al quale è sempre mancato qualcosina per spingersi nel campo dei più forti del suo tempo. Il miglior torneo dell’olandese è forse stato quello di Venezia 1967, quando trionfò con 11 punti su 13, precedendo gente del calibro di Larry Evans e Tigran Petrosian.

Di lui ho presente il faccione tondo, lo sguardo vivo, la barba negli anni sempre più brizzolata, la sigaretta quasi perennemente e pericolosamente accesa. Si sposò due volte ed ebbe tre figli: David, Bora e Marian. Personaggio eclettico, schietto, di ottima cultura. E fu un divertente editorialista, spesso ruvido e provocante. Non risparmiava nessuno, in ogni campo. E più d’una volta non esitò ad attaccare gli americani a causa del loro intervento militare in Vietnam. La sua penna era tagliente e sottile. Si narra che un giorno qualcuno gli comunicò che un giocatore che gli era assai antipatico aveva vinto il torneo di Montreal; pare che lui abbia ironicamente risposto: “Io dubito che esista una città chiamata Montreal”.

Donner (da chess.ru)
Jan Donner, Lajos Portisch e Robert Byrne
durante la cerimonia di apertura del Torneo IBM del 1969 ad Amsterdam
(Foto di Joost Evers, dal Dutch National Archive)

Ricordo in particolare una frase di Donner che suonava più o meno così: “Nell’istante in cui tocco un pezzo e lo muovo, vedo più di quanto ho visto nei trenta minuti precedenti studiando la posizione”. E fu un buon profeta nel 1972 dopo la conquista del titolo mondiale da parte di Robert Fischer (contro il quale lui aveva vinto alle Olimpiadi di Varna del 1962): “Fischer non sarà campione per molto tempo, le sue stranezze si rivolteranno contro di lui”.


Mi resta da spiegare la ragione per la quale personalmente non potrò mai dimenticare Jan Donner. Un giorno, da giovane, guardai casualmente una sua combinazione; mi colpì molto e talvolta ho avuto occasione di mostrarla con piacere a dei principianti.

Ve la presento. La lezione che da essa proviene è duplice: da un lato si dimostra che anche dinnanzi ad una posizione apparentemente disperata potrebbe spuntar fuori una risorsa imprevedibile e salvifica, dall’altro è uno degli esempi migliori in circolazione per illustrare tutta la forza che può esplicare la coppia degli alfieri.

Questa è la posizione:

Donner-Matanovic, Beverwijk 1960
Donner-Matanovic, Beverwijk 1960

L’ultimo tratto del Nero è stato 34. … a3?, un errore fatale, s’imponevano 34. … h6 o 34. … h5, ma probabilmente egli si attendeva l’abbandono da parte del Bianco. Qui invece Donner trova 35. Ah6!!

Bellissima: l’Alfiere è intoccabile, c’è il matto. E insieme il Bianco minaccia De5 oppure Dc7. Ad esempio, dopo 36.Dc7 Df8 37.Axg7+ Dxg7 38.Dd8+ e segue matto. Il povero GM yugoslavo Matanovic gioca: 35. … Cc1 (che altro fare?) 36. Dd4 Cd3+ 37. Rg1 1-0


Il 24 agosto del 1983 Donner ebbe un ictus, che gli impedì per sempre l’uso delle mani. Si spense a L’Aja il 27 novembre del 1988.


[1] “The King”

[2] L’interzonale di Goteborg fu dominato da un grande Bronstein (p. 15 su 20) e Donner fu soltanto ultimo, pari merito con Medina e Sliwa, a 5,5 punti.

[3] Alla fine le partecipazioni olimpiche di Jan Donner sarebbero salite ad undici!

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