Scacchi speciali e bambini piccoli

di Alessandro Pompa

“Scacchi speciali e bambini piccoli – Psicomotricità e sport della mente: dall’agito al simbolico nella prima infanzia”

Articolo per “UNO SCACCHISTA”
a proposito del mio intervento tenuto alla
CONFERENZA C.A.S.T.L.E.
(Torino, 26 Maggio 2017)

A partire dalla Dichiarazione n. 50/2011 del Parlamento di Bruxelles sull’Introduzione del Programma “Scacchi a Scuola” nei sistemi d’istruzione dell’Unione europea, il grande circuito associativo e sportivo apprezza ogni giorno di più l’immenso valore educativo, culturale, associativo e sportivo del “Re dei Giochi”.

In occasione della CONFERENZA C.A.S.T.L.E. (Torino, 26 Maggio 2017), un grande Ente di promozione Sportiva italiano – il MSP – ha chiesto a chi scrive, da sempre dirigente UISP/Scacchi, di parlare di “psicomotricità scacchistica” nella prima infanzia in riferimento alle esperienze maturate nell’ambito di un grande Ente di promozione sportiva e di una carriera sportiva, educativa e scolastica.

pompa

Da quando insegno ai bambini piccoli, porto con me un grande tappeto ‘magico’ bianco e nero di stoffa morbida di m 5 x 5, da usare per andarci sopra e anche sotto.

Mi trovo a usare ogni giorno gli scacchi “agiti” (avanti, indietro, orizzontale, verticale, diagonale) come strumento educativo e ri-educativo per bambini anche piccolissimi e con disturbi specifici di apprendimento e delle condotte.

Lo faccio dal 1994, in qualità di docente di scuola dell’infanzia ed istruttore, educatore, (ex?-)agonista ed esperto di scacchi.


La prima pubblicazione sulla psicomotricità scacchistica è “I BAMBINI E GLI SCACCHI” (Armando, Roma, 2005), tributo all’interdisciplinarità del gioco degli scacchi e alla teoria della mente; un libro che mai avrebbe visto la luce senza il contributo di idee di molti docenti nella creazione di curricoli scacchistici per bambini piccoli (in particolare, Filomena Morrone) e, soprattutto, senza Roberto Miletto e Maria Rosa Fucci, rispettivamente neuropsichiatra infantile e psicologa dell’età evolutiva presso l’Unità Territoriale di Riabilitazione di Pomezia.

Stiamo parlando di due professionisti delle relazioni di aiuto che operano davvero sul campo, sul fronte caldissimo della neuropsichiatria infantile; sottopongono a prima visita quei bimbi che mostrano possibili criticità; elaborano diagnosi funzionali; individuano problemi e opportunità di ciascuno, accompagnandolo nella sua crescita fino alla completa ri-educazione, quando essa è possibile.

“I BAMBINI E GLI SCACCHI” è divenuto, così, una ricerca sul campo a otto mani su quattro frontiere diversi: psicologia e neuropsichiatria infantile (in un certo senso, “teoria della mente” applicata ai bambini) e i due ordini di scuola (3-6 e 6-11 anni) che abbracciano le due grandi “fasce di età” evolutive interessate dalla ricerca; e al tempo stesso è stato, quindi, arricchimento professionale e interiore e testimonianza educativa e di vita.

Nella scuola dell’infanzia, in particolare, la neonata psicomotricità scacchistica ha rappresentato un’esperienza completa di raggiungimento dei pre-requisiti di spazio e di tempo e nuova possibile frontiera della psicomotricità; non più “dal dire al fare”, ma dal fare (col corpo) al dire (e al rappresentare simbolicamente): sulla “scacchiera” e nella vita; ovvero, sulla scacchiera della vita.

Per la prima volta, in un libro ‘sugli’ scacchi si mettono in relazione il corpo e la mente; giochi di “Acchiapparella” e di “Nascondino” applicati al “Re dei Giochi”, insieme di scoperte individuali e di gruppo su scacchiera da pavimento basato sul corpo e sulle emozioni e volto al conseguimento “agito” dei prerequisiti spaziali nella scuola dell’infanzia: un curricolo completamente applicabile anche nella scuola primaria, adattandolo opportunamente all’età dei bambini.

Quel curricolo, oggi, viene chiamato psico-motricità scacchistica e porta dritto ai “fondamentali” degli scacchi: l’unico “sport della mente” che si gioca ‘a tutto campo’, con pezzi che esplorano tutte le direzioni possibili.


La prima idea fu di Mario Albano, geniale Maestro di scuola primaria prestato agli scacchi, in servizio presso la scuola elementare “Cagliero” di Roma, prematuramente scomparso nel 1994.

Grazie a lui, nacquero nell’UISP di Roma “Scacchi: gioco per crescere!” (un grande progetto che portò nel 1993 oltre 1.000 insegnanti e 10.000 bambini romani a “vivere una favola” in cui si imparava e si insegnava con il gioco degli scacchi); ed anche la prima psico-motricità scacchistica. Fu proprio con lui, infatti, che sbocciarono a scuola i fantastici “SCACCHI CON LA PALLA”. Con la sua mente creativa, libera dai tecnicismi, volle mettere un canestro in capo a un Re-bambino e vi fece tirare da un compagno una palla di stoffa, su una scacchiera da pavimento, a sottolineare uno scacco

Per Mario, “maestro di frontiera”, gli scacchi furono soprattutto un gioco, un mezzo, un metodo per far crescere il corpo e la mente: dal carcere minorile di Casal del Marmo alle scuole di frontiera: “Se incontra un disperato, non chiede spiegazioni”, per citare il grande, misconosciuto poeta livornese Piero Ciampi.


Ma gioco inteso come sport. Lo “scacco” è come il “tiro” (o l’atterraggio) di un pallone: in porta, a canestro, tra i pali, a terra, oltre una linea.

Sono impressionanti le analogie tra scacchi, basket e calcio; controllo del centro e del “centrocampo”; gioco sulle ali (di Re e di Donna) e sulle fasce (destra e sinistra)… Il Re è porta o canestro; il tiro può essere “parato” da un pezzo-portiere o difensore, “stoppare” è un po’ come ”parare” lo scacco catturando il pezzo-giocatore; per non parlare del rapporto tra scacchi e pallavolo; scacchi e tennis (il Re, la “porta”, è l’intero campo da gioco); tra scacchi e rugby (i Pedoni vanno in “meta”); tra scacchi e pugilato (Re alle corde e nell’angolo…). Tutto, in quest’ottica, porta al rapporto tra il corpo e la mente, alla psico-motricità, al percorso dal movimento agito alla sua rappresentazione simbolica; negli scacchi come nella pratica sportiva, nell’educazione in generale e nella rieducazione clinica di bambini e adulti.

Non soffochiamo gli scacchi con l’agonismo fine a se stesso. Sono arte, emozioni, poesia; sono bellezza, talento, genialità: poesia pura, che non si può spiegare, ma solo vivere e condividere. L’ho potuto capire con il mitico Sergio Mariotti quando ha parlato della sua grande storia d’amore profonda con gli scacchi, lasciandosi andare davanti agli amici; è avvenuto con Lexy Ortega, quando in una partita da 15’ con me ha deciso di pensare 13 minuti, alla decima mossa, per elaborare un fantastico piano di attacco eseguito poi in pochi attimi, che mi ha lasciato a bocca aperta. Perdere a bocca aperta con Lexy, per me, quella volta è stato davvero vincere due volte.


Gli Scacchi sono chiamati il “Re dei Giochi” classici da tavoliere, pur essendo quasi l’ultimo nato o quanto meno tra i più giovani, molto più di Go, Bachgammon, Dama…) e neppure il più bello e complesso. E’ quasi certo che il magico, incredibile Go sia lo “sport della mente” praticato dal saggio Magister Ludi Knecht nel “Giuoco delle perle di Vetro”, capolavoro di Herman Hesse; come ben sa chi lo pratica, esso viene addirittura proposto su tavolieri più piccoli e con regole più semplici per chi comincia, a seconda del livello. Esistono almeno tre Go-ban “classiche”; la 9×9, la 13×13 fino a giungere alle 361 mosse (una per ogni incrocio) potenzialmente possibili nella 19×19. I livelli di gioco sono molti di più rispetto agli scacchi, e molto più ampi i dislivelli tecnici fra i giocatori. E non è ancora chiaro se il computer stia riuscendo finalmente a insidiare i Campioni del mondo, cosa che a Scacchi avvenne ben 20 anni or sono…

Gli scacchi, però, hanno un incredibile fascino evocativo. Sono diffusi uniformemente in tutti i Paesi del mondo. Possono essere teatro, logica, geometria, incanto, storia, geografia, affabulazione spontanea anche per bimbi piccolissimi, che possono facilmente giocare con gli scacchi (non a scacchi) nei modi più incredibili e disparati anche semplicemente trovandoseli davanti, a differenza – va detto – che negli altri “sport della mente”.

Come gli altri Sport della Mente, gli Scacchi consegnano formidabili strumenti a chi insegna, ma soprattutto – ed è ciò che importa in questo momento – sono l’unico tra essi a consentire un approccio psico-motorio davvero completo, “a tutto campo”, su tutte le caselle (al contrario della Dama); dentro le case e non nei punti (simbolici) di intersezione delle linee del tavoliere, come nel Go (il che permette di vivere lo spazio in modo non teorico, ma concreto); con movimenti dei pezzi diversi, complementari, armoniosi, che si intrecciano e si integrano l’uno con l’altro. In potenza, gli Scacchi la più grande simbolizzazione ludica esistente nello sport e nella vita, sebbene splendidi “sport della mente” come le Dame, il Go e l’Othello – grandi possibilità educative ‘sorelle’ – non siano certo da meno.

E’ possibile, quindi, con gli Scacchi una psico-motricità scacchistica completa rispetto a tutti gli altri Sport della Mente.

Basterà approntare tavolieri da agire sul pavimento, adattati per materiali, colori, dimensioni al contesto, all’età, ai traguardi da raggiungere.


Attenzione, però: un gioco va insegnato… giocando, anche per non essere incoerenti! Per non in-ludere (credere di far giocare, di entrare in gioco) per poi de-ludere (togliere il gioco).

Giocando anche con le parole stesse che usiamo per spiegare e descrivere i giochi; ‘ristrutturandole’; corrodendole; dissacrandole, proprio come in “SCACCHI SPECIALI E BAMBINI PICCOLI”, che vedrà la luce quest’anno per i tipi della Alpes: un incredibile viaggio tutto da vivere tra i piccolissimi dai 29 ai 42 mesi, sempre sul magico tappeto di stoffa bianca e nera da m 5 x 5, che potrà aprire orizzonti ancora nuovi, sia per la psicomotricità scacchistica in età evolutiva (un’esperienza mai vissuta con bambini così piccoli, e mai così attentamente scandita per piccoli passi) che nell’eccezionale spinta allo sviluppo della pragmatica linguistica in bambini piccolissimi: divertimento, motivazione, emozioni, immedesimazione attraverso il proprio vissuto e l’ “agito”…

In “I BAMBINI E GLI SCACCHI” (Armando, Roma, 2005) Miletto, Fucci, Pompa e Morrone avevano proposto per primi un originale approccio di psicomotricità scacchistica, interdisciplinarità e teoria della mente; in “SCACCHI SPECIALI E BAMBINI PICCOLI” (Pompa, Fucci, Miletto – Alpes, Roma, 2017), il nucleo abilitativo sta negli interventi di facilitazione molto precoce allo sviluppo di competenze comunicative, per poi giungere ad un avvio migliore di scolarizzazione, come ha proposto l’esperta maestra di scuola primaria Anna Bernardi nel suo contributo in proposito.

Da settembre, il volume sarà in vendita online e in libreria, con una presentazione mirata del GM Sergio Mariotti ed una di Roberto Miletto, neuropsichiatra e responsabile della collana CambiaMenti di Alpes, consueta in tutti i volumi. Il professor Mario Di Mauro, già Direttore del Dipartimento di ricerca Centro Studi Feuerstein sulle metodologie metacognitive in educazione e formazione all’interno del CIRF (Centro Internazionale per la Ricerca didattica e la Formazione avanzata), ha curato la prefazione, incentrata sulla ‘pedagogia della comunicazione’; a conclusione del volume, una corposa postfazione di Giuseppe Sgrò, responsabile del Progetto Nazionale “A scuola con i Re”.


La psico-motricità scacchistica è un grande valore aggiunto: un rapporto da riconquistare fra il corpo e la mente, un progetto che unisce la scuola al territorio, alle Società, alle grandi manifestazioni; punta alla formazione di docenti delle scuole di ogni ordine e grado, operatori socio-sanitari e delle relazioni di aiuto, educatori (non più istruttori) in un Sistema integrato di formazione scacchistica che è fondamentale per tutti.

Ed è anche un cantiere aperto, in grandissimo fermento.

Fa impressione scoprire quante nuove frontiere di gioco e di sport in campo scacchistico, ludico, psicomotorio, educativo e ri-educativo siano state create o approfondite in Italia:

  • affabulazione scacchistica (Cavazzoni);
  • metodo ideografico (Paulesu);
  • scacchi e interdisciplinarità (Morrone, Castaldi);
  • scacchi e teoria della mente (Morrone, Fucci, Miletto);
  • scacchi e regoli (Di Mauro, Trovato);
  • scacchi e bullismo (Mircoli, Ragonese):
  • scacco-terapia (Marino);
  • psicomotricità scacchistica (UISP: Albano, Pompa e a.; MSP, come gioco-motricità scacchistica, a cura di A. Dominici; CSEN: Pompa e a.), e in più numerose riproposizioni in altri Paesi.

Molte di queste nuove frontiere trovano oggi attuazione concreta nel Progetto Nazionale “A scuola con Re”, che coinvolge oggi circa 3.000 bambini in Italia, promosso da Giuseppe Sgrò: curatore, fra l’altro, di “A scuola con in Re” (Alpes, Roma, 2012), forse il più grande contributo alla ricerca educativa, didattica e sociale sugli scacchi dopo “Jeu d’Echecs et Sciences Humaines” di J. Dextreit, N. Engel (Payot, Paris, 1978).

Gli scacchi, quindi, come mezzo, non come fine. Per e-ducare e ri-e-ducare. Per far amare gli scacchi anche, soprattutto, ai non “addetti ai lavori”, coinvolgendoli nella ricerca sul campo.

Grazie.

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