Wilhelm Steinitz a New York

(Riccardo M.)
Il primo importante torneo nel quale fu utilizzato l’orologio è stato quello di Londra 1883, vinto da Zukertort con ben tre punti di vantaggio su Steinitz. Dopo quel torneo il praghese Wilhelm Steinitz decise di trasferirsi negli Stati Uniti, a New York. Ottenne nel 1888 la cittadinanza statunitense e cambiò il suo nome in William.

Non parliamo qui di orologi, ma di Steinitz. Perché vi parlo di Steinitz? Perché proprio oggi un amico che ha letto il nostro “I luoghi degli scacchi” ha fatto un’osservazione su quel lavoro che mi è parsa interessante. Questa: “Di solito i libri si leggono e si guardano le immagini, se ci sono. Nel vostro caso, viceversa, curiosamente ho avuto piacere a leggere le immagini e a guardare le tabelle dei tornei”.

“Leggere le immagini”. E’ giusto, devo ammettere. Infatti accade spesso che i grandi cambiamenti  del mondo non li raccontino tanto i libri o i filmati quanto le immagini, le fotografie.  Nel contempo i grandi mutamenti sociali e civili, i cambiamenti dei comportamenti umani, non è tanto la storia a rappresentarli e descriverli al meglio, quanto gli episodi spiccioli, gli aneddoti intorno a vicende delle persone.

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Lavoratori sulla Lower East Side nei primi del ‘900
(Ap, archivio municipale di New York City, Eugene de Salignac)

Ed ecco pertanto entrare in tema Wilhelm Steinitz, che all’inizio della sua esperienza americana era solito soggiornare in albergo. E sul campione mi è parso assai significativo un aneddoto che scoprii tanti anni fa in un vecchio numero di un periodico. Credo si fosse nel 1884. Se lo ricordo bene, è questo:

Il pomeriggio di un lunedì un fattorino dell’albergo bussò alla stanza di Steinitz e gli consegnò un bellissimo, nuovo gioco di scacchi unitamente ad un biglietto in cui uno sconosciuto signore chiedeva di poter essere ricevuto da lui e di poter avere il piacere di fare una partita con il campione del mondo.

Steinitz accettò di buon grado. Lo ricevette, giocò e vinse la partita. Alla fine della stessa gli offrì la rivincita, ma lo sconosciuto visitatore gli chiese se la si poteva rinviare al pomeriggio successivo. I due rimasero d’accordo in tal senso.

Il pomeriggio del giorno dopo si ripeté l’identica scena: altra nuova scacchiera, pezzi e biglietto contenente altra richiesta di giocare. Altra partita (con i nuovi pezzi) con lo stesso risultato.

Il terzo giorno non fu diverso dai precedenti, e il visitatore si presentò alla stessa ora con il terzo, nuovo giuoco di scacchi. Ennesima vittoria di Steinitz, assolutamente non complicata.

Si andò avanti così per sette giorni, con Steinitz curioso di vedere come sarebbe andata a finire, mentre le nuove scacchiere e i nuovi eleganti pezzi crescevano sulla scrivania della stanza. Di diverso c’era soltanto, alla fine, che le sette partite vinte dal campione sulle sette nuove scacchiere avevano avuto sette aperture differenti e che si erano concluse con sette scacchi matti differenti. Si era sul sette a zero per Steinitz.

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Venditore ambulante di cozze in Mulberry Bend
“Everett Collection”

Era domenica. Lo sconosciuto gentiluomo gli disse a quel punto che purtroppo doveva definitivamente congedarsi. E si apprestò a salutarlo. Steinitz, ringraziandolo per il piacevole allenamento, gli ricordò e gli indicò i suoi sette nuovissimi giuochi, dei quali in pratica gliene sarebbe stato sufficiente uno solo.

Il tale così replicò: “No, teneteli pure Voi. Per principio io non uso certi oggetti mai più di una volta, e poi in questo caso non farebbero che ricordarmi le sette sconfitte subite. Ve li lascio molto volentieri e Vi ringrazio”.

Provate adesso ad immaginare il comportamento di tanti campioni del nostro tempo e di eventuali sconosciuti “gentiluomini” di oggi. Sarebbe proprio lo stesso mostrato 133 anni fa da Wilhelm Steinitz e dallo stravagante sconosciuto? Cosa ne dite?

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