Alexander Areshchenko abbandona

(UnoScacchista)
Con un annuncio sulla sua pagina Facebook, il trentunenne Grande Maestro ucraino ha comunicato di avere deciso di abbandonare gli scacchi professionistici. Areshchenko ha raggiunto i 2720 Elo nel 2013 e nel 2012, il suo anno migliore, ha vinto il Memorial Chigorin e il Memorial Botvinnik mentre nel 2011 e 2013 con la nazionale ucraina ha vinto due bronzi al Campionato Mondiale a Squadre. In una intervista a chess-news.ru ha spiegato i motivi di questa decisione.

E’ interessante il suo punto di vista sulla vita da professionista. Infatti, oltre ad alcuni problemi di salute legati allo stress (ad esempio regolari mal di testa) e all’enorme quantità di tempo necessaria alla preparazione che serve per rimanere ai liveli più alti, la ragione principale è stata la sua progressiva perdita di interesse nel gioco.

Giocare a scacchi si era trasformato nella ricerca della vittoria invece del piacere del gioco. Insomma una orribile necessità o un dovere senza soddisfazione. Una realizzazione che ha lasciato Areshchenko con una sola scelta: chiudere questa parte della sua vita, iniziata all’età di sette anni, e voltare pagina.

Alexander ha ancora parole di lode per gli scacchi (“un gioco perfetto, con un equilibrio ideale che merita di essere insegnato ai bambini“), ma non per la vita da professionista: “gli scacchi professionali sono noiosi e molto aridi, senza creatività“. Il suo augurio è che in futuro si comincerà a giocare sempre più a Scacchi960.

Cosa dire? Facciamo di sicuro molti auguri ad un uomo che adesso dovrà inventarsi una nuova vita. Ci rimane però la curiosità di sapere se la sua esperienza è comune ad altri giocatori: quando ho parlato con la madre adottiva di Wesley So a Leuven l’anno scorso, abbiamo discusso proprio della serenità che tenta di mantenere attorno a Wesley e dei molti rischi che la vita da scacchista professionista pone ai giovani uomini e donne che decidono di intraprendere questa strada.

Un argomento importante, che potrebbe essere interessante discutere con i genitori e gli allenatori dei tanti ragazzini terribili che si vedono in giro per il mondo, a partire dai due più giovani GM di oggi, l’uzbeko Nodirbek Abdusattorov e l’americano Awonder Liang.

Con quest’ultimo  e con suo padre, ho avuto la ventura di parlare recentemente: per il ragazzo l’importanza di divertirsi è sicuramente la motivazione principale per una carriera che comporta comunque dedizione e stress.

7 thoughts on “Alexander Areshchenko abbandona

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  1. Io la penso come lui . Alexander ha pienamente ragione quando dice che fare il professionista rischi di perdere il piacere del gioco libero, creativo esuberante ecc. Secondo me dobbiamo lottare fino a che non abbiamo ottenuto il risultato che in tutte le scuole primarie del mondo sia obbligatorio , materia curriculare il gioco degli scacchi .( obiettivo politico non dimentichiamolo )

  2. Ciao grazie per l’oportunita di parlarne. Mi piacerebbe  che il dibattito si allargasse . Che tutti gli scacchisti,   specialmente i più quotati,  coinvolgessero anche i politici di loro conoscenza, giornalisti della carta stampata e della televisione . Cominciamo ad organizzarci  ,  noto che sei bravo a comunicare, non è mai troppo tardi. Perche no n cominciare con TORRE e Cavallo?  Scommetto  che Roberto Messa ti risponderà  ( come ha risposto a me Corrado Augia lei ha ragione ma  la partita e gia persa in partenza) non so cosa fare. 

    Inviato da Tablet Samsung.

  3. Per Pino e Giuseppe.
    Provo a rispondere io al posto di UnoScacchista, che so stamattina piuttosto affaccendato.
    “… lottare fino a che non abbiamo ottenuto il risultato” scrive Pino.
    “… la partita è già persa in partenza” scrive Giuseppe citando Augias.

    Stimo Augias, del quale ho acquistato l’ultimo libro (“Questa nostra Italia, luoghi del cuore e della memoria”) e che ne sa assai più di me.
    Tuttavia combattere, a mio parere, val sempre la pena. Si perderà pure, ma si sarà gettato il seme per vincere fra 1 o 20 anni, o perché che qualcun altro possa vincere fra 1 o 20 anni.
    Ritengo che sia più importante e significativo combattere una battaglia giusta e non vincerla, piuttosto che combattere una battaglia inutile e vincerla.
    E allora su: seguitiamo (o iniziamo) a combattere.
    Ciao.

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