1859: La rivista degli scacchi

(Roberto C.)
La prima rivista scacchistica italiana di sempre si chiamava molto semplicemente La Rivista degli Scacchi. Fu fondata a Roma nel 1859 dall’iniziativa del romano Serafino Dubois, di gran lunga il più forte giocatore italiano dell’Ottocento, e Augusto Ferrante; venne stampata dalla Tipografia Forense di Roma due volte al mese ed uscì con regolarità ogni quindici giorni, dall’inizio dell’anno per tutto l’anno, dal Num.1 del 15 Gennajo 1859 al Num.24 del 30 Decembre 1859, fino a quando cessò le pubblicazioni.

La Rivista degli Scacchi: Num.1 - 15 Gennajo 1859
La Rivista degli Scacchi: Num.1 – 15 Gennajo 1859

L’abbonamento per l’intero anno costava ‘In Roma’ 3 Scudi Romani e quello semestrale 1 e 60 centesimi; probabilmente con ‘In Roma’ si intendeva che chiunque risiedeva in città, avrebbe facilmente potuto ritirare a mano i fascicoli direttamente presso la DIREZIONE DEL GIORNALE, Via del Babbuino N. 158, 1° piano (all’epoca abitazione del Dubois!), oppure presso tutti quei luoghi, principalmente i tanti caffè, dove si giocava a scacchi. Il costo con la spedizione ‘A domicilio’ per un anno invece era 3.24 e per un semestre 1.72.

Tutti i fascicoli di 8 pagine, del formato di circa 16,5 x 23 cm., con la copertina di colore rosa o giallo per un totale di 192 pagine che, comprese le copertine, arrivano a 288: un gran bel volume!

In tutte le copertine sempre un bel diagramma di circa 7 cm. di lato, posizionato al centro, che presentava un problema di scacchi con la dicitura PARTITO; tra gli autori Ansidei, Bayer, Bellotti, Bonetti, Capraez, Discart, Healey, Luppi, Ferrante, Sprega ed altri; all’interno d’ogni numero dai tre ai cinque problemi di autori italiani e stranieri (francesi, inglesi, americani tra i quali un paio del grande Sam Loyd tratti dall’Illustrated News of the World e dal Chess Monthly), rigorosamente senza la soluzione che veniva rivelata nella terza pagina di copertina del successivo fascicolo, dove venivano date anche le soluzioni dei cosiddetti finimenti di giuoco; oggi diremmo una combinazione vincente diretta contro il Re o un vero e proprio finale di partita.

La Rivista degli Scacchi, Quarta di copertina del Num. 24
La Rivista degli Scacchi, Quarta di copertina del Num. 24

Nella seconda di copertina il consueto Sommario (chiamato IL PRESENTE NUMERO CONTIENE) e alla bisogna le comunicazioni ed eventuali risposte AI CORRISPONDENTI, principalmente gli abbonati; nella quarta di copertina i così definiti PATTI D’ASSOCIAZIONE inerenti la periodicità della pubblicazione, il costo dell’abbonamento anche per l’estero (Germania Sc. 3.60, Francia, Inghilterra, Belgio e Olanda Sc. 4, Russia al costo, franco fino a destino in Russia, di Scudi 5.40), gli indirizzi della rivista e dei suoi redattori.

Fu un periodico dal contenuto molto vario e interessante, tra le sue rubriche principali apparvero Teorica delle Aperture e Partite fra i più forti giuocatori contemporanei e la Cronaca del giorno, in realtà un ‘Notiziario’, e vennero anche tradotti articoli da riviste estere. Furono pubblicate principalmente partite con le regole italiane ma anche alcune (pochissime) con le regole francesi, cioè, quelle utilizzate in tutto il mondo già dalla metà dell’Ottocento ma non dall’Italia che adottava le ‘vecchie’ norme in linea con i dettami dei tre modenesi (Lolli, Del Rio e Ponziani) e che – guarda caso – presentò le partite della sfida tra i modenesi Discart e Bonetti considerati tra i più forti giocatori italiani. In totale pubblicò 81 partite (con commenti e senza), 74 problemi, alcuni alla Ganapierde, altri con dedica e 13 finimenti di giuoco. A firma del Conte Ansidei di Perugia, del giuoco “un entusiasta come ve ne saranno pochi (giacché ebbe l’abilità di copiare di suo pugno tutto il Lolli)[1] apparve a puntate il Trattato elementare degli scacchi di circa 20 pagine, oltre ad aneddoti, studi e più di una sua graziosa poesia.

La Rivista degli Scacchi: Anno I. Num.4 – 28 Febbraro 1859, p.25
La Rivista degli Scacchi: Anno I. Num.4 – 28 Febbraro 1859, p.25

La Rivista nonostante i vari reclami ricevuti difese con forza il sistema di notazione delle mosse, tra l’altro utilizzato dalla maggior parte delle altre riviste straniere, cioè, quello descrittivo che era abbastanza complicato: ad esempio P4R significa ‘il pedone di Re alla sua quarta casa’ (e2-e4); CR3A vuol dire il Cavallo del lato di Re alla terza casa dell’Alfiere (Cg1-f3); AR4D sta per l’Alfiere di Re nella quarta casa dell’Alfiere di Donna (Af1-c4); questo sistema fu soppiantato dalla notazione algebrica, di uso e comprensione più immediati.

Inoltre, cosa rivelatasi di gran lunga peggiore, non raccolse l’invito a giocare con le regole internazionali da parte del famoso scacchista Saint-Amant che nella rubrica scacchistica del giornale francese Le Sport scrisse:

La Rivista di scacchi che si va pubblicando in Roma per cura principalmente del sig DUBOIS, dovrà certo riuscire una buona cosa; ma perché essa ottenga favore fuori d’Italia, conviene che invece di restringersi ostinatamente nella cerchia delle leggi italiane, si faccia arditamente a promuovere ed attuare il sistema adottato nel resto d’Europa ed in America… I Romani sono ragionevoli quanto basta per non illudersi a segno di credere che il resto del globo voglia trasformarsi ad immagine loro; onde quand’anche avessero mille ragioni, toccherà ad essi di cedere e subire la legge dei più, non essendo eglino abbastanza padroni del mondo da convertirlo con la forza delle armi o colla persuasione[2].

DUBOIS_1845_MONALDI ROMA
Les principales ouvertures du jeu des échecs dans les deux manières italienne et française, Roma, Ed. Monaldi, 1845

Alla sollecitazione d’oltralpe Dubois, che in precedenza aveva già pubblicato un opuscolo di 52 pagine sulle differenze nelle regole tra le versioni italiana e quella francese [3], rispose in questo modo:

Gl’Italiani posseggono una letteratura sul giuoco degli Scacchi, che, a giudizio di tutti, non la cede in pregio, estenzione ed antichità a verunaltra di Europa. Essi non possono dunque rinunziare così facilmente alle tradizioni de’ padri loro, e molto meno rendersi a discrezione, come vorrebbe il Sig. SAINT-AMANT, sol perché le altre Nazioni discordano da essi. Quanto poi a convertir gli altri popoli, sia colla forza delle armi, sia colla persuasione, lungi dal sognare di recitare una simil parte, essi lasciano queste velleità ad altre nazioni più arrischiate o più influenti che essi non sono. Inoltre, se noi ci mettessimo per questa via, qual sarebbe il risultato finale di un tal voltafaccia, se non se di alienarci al tutto gli animi degl’Italiani, (i quali non vogliono saper nulla di tali cambiamenti), per ottenere forse un mediocre successo alla nostra pubblicazione al di là delle Alpi? Oggi poi il venirci a fare di simili proposte, ci sembra per lo meno inopportuno; giacchè con tutto l’isolamento che ci rinfaccia il professore francese noi ci sentiamo più forti di quello che non faccian le viste di crederlo gli oppositori della nostra Scuola. Già una frazione numerosa ed intelligente della gran famiglia scacchesca, vogliam dire la Russia, ci stende amichevolmente la mano, c’invìa messaggi, proposizioni d’accordo e compromessi; ed anzi possiam dire che quella Scuola, la qual conta nel suo seno tali giuocatori e Teorici di prim’ordine, come Petroff, Jaenisch, i due Principi Ourousoff, Schumoff, Michailowec, è già di fatto entrata nell’idea italiana coll’adottare in un Codice di leggi il passar battaglia, e forse non tarderà ad ammettere puranco l’arroccamento libero, restando così un sol punto di divergenza, quello cioè del pedone giunto all’8ª. Certo la legge italiana che regola questo punto, noi lo confessiamo, è ben lontana dall’esser perfetta, e soprattutto quando il Pedone arrivi all’estremità opposta dello scacchiere col pieno de’ pezzi. Da due anni in Italia si va discutendo per toglierne o diminuir negl’inconvenienti, siccome provano le comunicazioni indirizzate all’Album dai Sigg. Centurini, Conte Ansidei, e Prof. Zaccari, e recentemente la lettera del Cav. Discart inserita nel nostro numero 2. Questo modo lento e misurato in questioni così delicate prova il buon senso degl’Italiani, i quali non si decidono ad alterare le leggi del giuoco quali esistono da secoli, se non con piena cognizione di causa, e quando abbiano a sostituirne delle migliori. Noi torneremo quanto prima su questo importante argomento, e ricapitolate prima le idee sparse qua e là nell’Album, intendiamo trattare la questione sotto i varj suoi punti di vista, come meglio ci verrà fatto. Per concludere una volta, ci pare aver dimostrato colle considerazioni di sopra l’impossibilità di aderire alle insinuazioni del celebre professore, mentre però gli siamo sommamente tenuti dell’onorevole menzione che fa di noi e della nascente Rivista. LA REDAZIONE.”

Risposta che di certo non aiutò la sopravvivenza del progetto editoriale anche perché come scrisse Dubois, ‘Si cominciò piuttosto bene’, ottenendo un centinaio di abbonamenti, “ma di questi alcuni erano puramente nominali, altri, come accade sempre, non pagarono mai la loro corrisposta[4]. Gli effetti ? Ecco quanto fu riportato sul fascicolo Num. 21 del 15 Novembre 1859:


AI NOSTRI ASSOCIATI

I sottoscritti Redattori, mentre sono grati ai principali dilettanti e giuocatori Italiani per le reiterate prove di benevolenza e d’interesse colle quali hanno accolto fin dal suo nascere la presente Rivista, si trovano però in vista delle circostanze attuali, (tutt’altro che propizie allo sviluppo nel nostro pacifico trattenimento), nella dura necessità di sospenderne almen per ora la pubblicazione, la quale si chiuderà definitivamente coll’anno corrente; sperando tuttavia di poterla riprendere in tempi più tranquilli e con auspicj più favorevoli.

S.DUBOIS
A.FERRANTE.


La Rivista degli Scacchi: Num.24 - 30 Decembre 1859 (l’ultimo fascicolo)
La Rivista degli Scacchi: Num.24 – 30 Decembre 1859
(l’ultimo fascicolo)

Purtroppo non sospese le pubblicazioni almen per ora, lo fece per sempre dopo solo un anno di vita e 24 fascicoli (l’ultimo del 30 Decembre 1859). Ma nonostante durò così poco tempo La Rivistasembrò risvegliare gli italiani, tanto che due anni dopo l’Usigli poté pubblicare a Napoli quella grande opera – grande per il formato e per il contenuto – che fu la Miscellanea sul giuoco degli scacchi[5] e persino ‘l’arte della composizione ricevette un impulso notevolissimo[6] pur rimanendo ad un livello piuttosto basso tranne qualche eccezione.

Ma torniamo brevemente alle regole di gioco: l’Italia adottò quelle internazionali solo negli anni ’80 dell’Ottocento, ufficialmente a partire dal Torneo Nazionale di Milano del 1881, ma fu solo alla fine del secolo che le nuove regole furono accettate quasi ovunque; dopo la chiusura de La Rivista, per il secondo periodico sul gioco si dovettero attendere altri nove anni quando Ferrante fondò nel 1868 a Firenze Il Puttino (con 32 pagine!) che però durò due soli fascicoli (maggio e giugno) e per il terzo ulteriori sette fino a quando venne fondata a Livorno la Nuova Rivista degli Scacchi nel settembre 1875; e che visse per ventotto anni consecutivi fino al marzo 1903 contribuendo non poco affinché anche in Italia si decidesse – una volta per tutte – ad accettare di giocare con le regole internazionali.

Ma qual’era la situazione delle riviste di scacchi all’estero? Ci viene inizialmente in aiuto il prezioso Dizionario Enciclopedico degli scacchi (CHICCO-PORRECA, Mursia, Milano 1971):

Francia: Le Palamède, la più antica rivista scacchistica del mondo, apparve nel 1836, sospesa nel 1840-41, visse fino al 1847, diretta da Labourdonnais e Mery; a questa seguì la Régence, diretta da Kieseritzky, vissuta dal 1849 al 1851.

Inghilterra: nel 1838 Walker fondò il Philidorian, che visse un solo anno; a cui seguì il The Palamède, che ebbe anch’essa una breve durata (1840-41): era riservata ai soci del famoso locale Garrick Chess Divan aperto da Huttmann in Covent Garden a Londra. Sempre nel 1841 iniziò a uscire il The Chess Player’s Chronicle, poi diretto dal 1848 da Staunton.

Germania: nel 1846 la Deutsche Schachzeitung, diretta da Hirschbach, visse un solo anno; quasi contemporanea alla Berliner Schachzeitung, fondata da Bledow, che dopo aver cambiato nel 1872 il nome proprio in Deutsche Schachzeitung, visse ben 142 anni; quando nel 1988 cessò le pubblicazioni divenne la rivista di scacchi più antica tra quelle esistenti e con la pubblicazione continuativa, a parte il periodo della seconda guerra mondiale. Rivista che nel gennaio 1989 si è fusa con la Deutsche-Schachblätter – Schach-Report e poi daI gennaio 1997 ulteriormente con la Berlin magazine Schach e che nel 1998 cambiò nome in Schach; oggi ancora in vendita nelle edicole tedesche si è affermata dopo il 1990 come il più importante periodico di scacchi in lingua tedesca.

Olanda: Sissa visse dal 1847 al 1873

Svizzera: Scheweizerische Schachzeitung apparve nel 1858

Austria: Wiener Schachzeitung, iniziata nel 1855 venne chiusa nello stesso anno; riprese le pubblicazioni sul finire del secolo nel 1898 quando, ad esempio, in Italia da oltre venti anni veniva pubblicata a Livorno la Nuova Rivista Degli Scacchi e l’editore milanese Hoepli aveva già pubblicato la prima (1892) e anche la seconda edizione (1898) dei suoi famosi manuali su ‘IL GIUOCO DEGLI SCACCHI’ (qui per approfondimenti).

Russia: Schachmatny Lystok venne inizialmente pubblicata dal 1859 al 1863.

Stati Uniti: nel 1846 venne fondata The Chess Palladium, solo tre mesi di vita, e The American Chess Magazine per un anno (ottobre 1846 – settembre 1847); vita più lunga ebbe il mensile The Chess Montly, dal gennaio 1857 al maggio 1861.


I fascicoli originali de La Rivista degli Scacchi sono rarissimi e molto ricercati da studiosi e collezionisti; in loro aiuto le Edizioni Ediscere di Valerio Luciani, alla fine del 2017, hanno realizzato una Ristampa anastatica rilegata in brossura a costo contenuto: grazie!


[1] ZAVATARELLI, Serafino Dubois. Quarant’anni di scacchi da campione, l’autobiografia, la corrispondenza, le partite, Messaggerie scacchistiche, Brescia 2017, p.27
[2] La Rivista degli Scacchi, Num. 6 30 Marzo 1859, p.41
[3] Les principales ouvertures du jeu des échecs dans les deux manières italienne et française, Roma, Ed. Monaldi, Roma 1845; negli anni 1869, 1872 e 1873 scrisse in lingua italiana Le principali aperture del giuoco degli scacchi sviluppato secondo i due sistemi italiano e francese, opera a dispense in tre volumi interrotto a pag.144 del terzo volume.
[4] ZAVATARELLI, Op. cit., p.45
[5] CHICCO – PORRECA, Il libro completo degli scacchi, Mursia Milano 1973, p.83
[6] CHICCO-ROSINO, Storia degli scacchi in Italia, Ed. Marsilio, Venezia 1990, p.212

4 thoughts on “1859: La rivista degli scacchi

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  1. Grazie, articolo interessantissimo! Purtroppo in Italia – che, assieme alla Spagna, fu la culla degli scacchi (nel mondo occidentale, se vogliamo precisare) – si perseguì una scellerata politica di isolazionismo, a causa del noto trio modenese che si ostinò a giocar diversamente da come il resto del mondo aveva scelto di fare. Questa fu forse la causa principale dell’inizio del declino scacchistico del nostro Paese. A pensare che fu l’Italia ad aver dato i natali a gente del calibro di Gioachino Greco e Giovanni da Cutro e a vedere come siamo declinati rispetto a una marea di altre nazioni che ci sono sopravanzate in quantità e qualità di giocatori, un poco di amarezza viene

  2. Matteo, condivido il tuo pensiero, sia sulla qualità di questo imperdibile articolo di Roberto sia sul tema del declino scacchistico: certi risultati di quelle che tu chiami giustamente “scellerate politiche di isolazionismo” si trascinano sempre per decenni, se non addirittura per secoli.
    Deve essere evidentemente un vizio italico ineliminabile.
    Purtroppo c’è ancor oggi qualcuno che (in altri campi, ben più delicati), come il Dubois vorrebbe “non rinunziare così facilmente alle tradizioni de’ padri …””, magari soltanto per ” …. non alienarci al tutto gli animi degl’Italiani”.

  3. Buongiorno e scusate il lieve ritardo.

    Ciao a tutti e grazie per l’apprezzamento. Matteo, un pertinente commento; hai ragione indicando che quella del non adeguamento alle nuove regole dell’arrocco, promozione, e cattura ‘en passant’ sia stata la causa principale: cosi facendo i più forti scacchisti italiani, ‘allenandosi’ esclusivamente con le vecchie regole, non hanno potuto nemmeno partecipare ai tornei di livello internazionale rimanendo sempre più lontani dalla vetta, quella che in epoche precedenti era stata conquistata dal Greco e dal Puttino, ma anche da Paolo Boi detto il Siracusano, Polerio, ecc.

    Sulle ‘regole’ al momento posso aggiungere che è in fase di preparazione, non a mia firma, un articolo che spero piacerà a te e tanti altri lettori del blog.

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