Un ragazzino di nome Botvinnik

(Riccardo M.)
Mikhail Botvinnik (1911-1995) fu un campione precocissimo. Ai giorni nostri siamo abituati a vedere norme di grande maestro agguantate da quasi-bambini. Viceversa nel passato la maturazione di un giocatore era molto più lenta, per mille motivi, ad iniziare dalle minori occasioni di confronto con giocatori più forti per continuare, ovviamente, con l’assenza di un allenamento adeguato che rete e programmi di scacchi sono in grado adesso di offrire.

Botvinnik, appunto, era un’eccezione, in quanto aveva appena 16 anni quando gli venne assegnato il titolo di maestro, dopo un inatteso e ottimo 5° posto nel 5° Campionato dell’Unione Sovietica. Era il 1927.

Lui, figlio di un dentista, imparò il gioco a 12 anni, e presto si buttò nello studio dei libri. Fra questi, come raccontò un giorno, c’erano “Chess piece” di M.Chigorin, del 1877, e i testi sulle aperture di N.Grekov e V.Nenarokov.

La sua classe s’intravedeva già da ragazzo, nei tornei di categoria. In uno di questi (una “prima categoria”, si era nel 1925 e Mikhail aveva quindi nemmeno 14 anni) gli capitò di affrontare un giocatore assai più navigato, tale Perfiliev.

Costui prima cercò di sorprenderlo in apertura con una variante poco nota, e poi, vista la consistenza del suo avversario, il Perfiliev tentò invano di offrire “perfidamente” una patta.

Botvinnik, respinta la patta e poi alcune minacce, si ritrovò a gestire correttamente un vantaggio della qualità e presto una posizione vincente. E la mossa brillante per chiudere la pratica-Perfiliev non tardò ad arrivare:

Perfiliev-Botvinnik, 1925
Perfiliev-Botvinnik, 1925

33. … Te8!!

Bel sacrificio di deviazione che chiude rapidamente la partita.

Seguì 34.Dxe8 Dxh4+ 35.Rg1 exf2+ 36.Rf1 Dc4+ 37. 0-1

Un promettente ragazzino.

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