La scacchiera nell’araldica

(Roberto C.)
Anche se la maggioranza degli studiosi ritiene probabile sia stata la nascita dei tornei cavallereschi nel XII secolo, pare che non esista una teoria davvero soddisfacente che possa spiegare la nascita ed il rapido sviluppo dell’araldica in tutti i paesi d’Europa durante il Medio Evo [1].

In ogni caso l’araldica studia gli stemmi, in origine riprodotti sugli scudi e sui vessilli del cavaliere medievale, che facevano capire, da quel “segno di riconoscimento”, l’appartenenza di una famiglia o ad un gruppo di persone. Lo stemma ha due componenti principali, il campo e la figura, cioè lo scudo (di uno o più colori) e le forme raffigurate al suo interno (singole o multiple, realistiche o inventate che siano). Gli stemmi vennero utilizzati dall’aristocrazia e dal clero e la sua rappresentazione grafica pertanto dovette essere comprensibile anche alla popolazione in gran parte analfabeta, motivo per cui molti stemmi sono cosiddetti parlanti (cioè quelli che i simboli fanno capire senza ombra di dubbio a chi si riferiscono) come l’orso per la famiglia Orsini, una colonna per quella dei Colonna, facile no?

In pratica la simbologia araldica è più complessa ed ha spesso significati allegorici dalla non semplice interpretazione: il GRAPPOLO D’UVA rappresenta l’allegria, la ricreazione, l’amicizia gioviale, la CAMPANA chiara fama o la vocazione religiosa, la SCALA indica l’impresa compiuta, gli onori raggiunti.

Ovviamente anche i simboli scacchistici sono presenti sugli scudi araldici, seppur con significati quasi mai strettamente pertinenti con il gioco degli scacchi. La scacchiera nell’araldica è la rappresentazione di un campo di battaglia con due schieramenti contrapposti ed ha il significato che quella famiglia, quella nobile casata, ha vinto la battaglia. Lo scaccato, secondo Colombiere, una delle più nobili e più antiche figure del Blasone, non si dovrebbe dare che a persone che si sono distinte in guerra.

La scacchiera di 64 caselle è per esempio nell’arme dei Bubendors di Svizzera, dei Clifford di Devon, dei Ward di Birmingham, degli Stiattesi di Firenze[2]; di solito è di 36 o 42 caselle (Barbadori di Firenze, Pepoli di Bologna, la città di Pistoia ed altre) ma molto più spesso ad essere raffigurato è lo scaccato. Molto frequenti sono anche le due corone reali e la Torre, simbolo di nobiltà antica, che poco o niente hanno a che fare col nobil giuoco, mentre gli altri sono decisamente ancor meno frequenti. Vediamone alcuni.

La famiglia gentilizia bolognese Pepoli, ancora esistente, che governò la città nella prima metà del Trecento, ha lo stemma con lo scaccato bianco (argento) e nero.

Stemma della famiglia Pepoli: Scaccato d’argento e di nero di sette file

La scacchiera araldica ha spesso colori differenti dal classico bianco e nero; il bianco e rosso sono nello stemma comunale di Pistoia: ‘uno scaccato d’argento e di rosso di trentasei pezzi’ (sostenuto da due orsi con le teste rivolte all’indietro), simbolo cittadino da tempi antichissimi.

Stemma del comune di Pistoia

Lo scaccato può essere a fasce come nello stemma della città tedesca Hamm in Westfalia, ma anche con bande, pali, sbarre, ecc.

E si trova anche all’interno dei soggetti raffigurati come gli animali blasonati (aquile, leoni ed altri): nello stemma di Papa Innocenzo XIII (della famiglia Conti) è presente l’aquila scaccata e in quello del comune di Marzabotto lo scaccato è nel leone.

 


[1] 1 Viel-Cadet de Gassicourt-Du Roure de Paulin, Le origini simboliche del blasone, Edizioni Arkeios, 1998.
[2] SALVETTI G.A., Scacchi ed araldica, L’Italia Scacchistica, Firenze 15 luglio 1929

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Powered by WordPress.com.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: