Altibox Norway Chess 2019: le patte sono vietate

(UnoScacchista)
Che nei tornei di scacchi talvolta ci siano troppe patte lo sappiamo tutti, e che alcune patte siano particolarmente fastidiose perché in pratica non giocate, anche. Di tanto in tanto si sono sperimentati tentativi di scoraggiare le patte, con punteggio diversi (3-1-0) o con la cosiddetta “Regola di Sofia” che vieta le patte prima di una certa mossa (di solito la 30ª o la 40ª). Per il prossimo torneo Altibox in Norvegia, gli organizzatori hanno pensato a qualcosa di diverso.

In realtà, la patta è un risultato del tutto lecito negli scacchi e, anzi, molto probabile tra giocatori di forza equiparabile. Il problema è che troppe volte si sono viste patte d’accordo dopo poche mosse (anche dopo 1 mossa!) o partite chiaramente instradate verso posizioni sterili o ripetizioni di mosse senza che ci fosse neanche una parvenza di sforzo da parte dei giocatori.

Se per certi versi questo è comprensibile per chi gioca (chi non ha mai avuto voglia di una patta rapida in quel giorno in cui eravamo di cattivo umore o dopo una serie di sconfitte o quando in quel modo si sarebbe ottenuto il risultato desiderato nel torneo?), non lo è se si considerano i diritti degli spettatori e degli organizzatori che spendono soldi e tempo per mettere in piedi uno spettacolo o per assistervi.

Analisi storica del numero di patte nel periodo 1850-2014 (“A data-driven exploration of the evolution of chess: game lenghts and oucomes“, Randy Olson, 2014)

Tralasciando le competizioni fino al 1867, quando le patte non erano proprio considerate come risultato e le partite venivano rigiocate, negli anni si sono tentati alternativamente incentivi e disincentivi per diminuire il numero di patte. Le forme sono state molte: incentivo economico per i giocatori più combattivi (ovvero che ottengono meno patte), criteri di spareggio che premiano chi vince di più (ovvero chi perde di più!), punteggio maggiorato alla vittoria (tre punti, con un solo punto per la patta). Oppure si è cercato di evitare le patte rapide “per regolamento”, vietandole prima che venga giocato un numero minimo di mossa (“Regola di Sofia”), senza di fatto riuscirci perché la regola della ripetizione della posizione per 3 volte non può essere eliminata. Qualcuno ha anche proposto di considerare lo stallo come una vittoria (magari anche “minore”) per la parte in superiorità di materiale, ma in ogni caso si è sempre avuta la sensazione che fossero tentativi un po’ contronatura: perché penalizzare chi gioca tutte patte combattute e premiare chi vince una partita per uno svarione dell’avversario? Perché eliminare quella gran parte dei finali e le strategie di transizione nei finali che sfruttano lo stallo?

Il problema delle patte è, come dicevo, più sentito dagli organizzatori che dai giocatori e a volte neanche gli spettatori si lamentano troppo (anche se, diciamolo, di questi tempi pagheremmo più volentieri il biglietto per un torneo con Mamedyarov e Ding Liren piuttosto che con Radjabov e Giri).

Bene, gli organizzatori del torneo Altibox Norway 2019 hanno deciso di sperimentare un nuovo approccio: obbligare i giocatori a giocare una partita secca (“Armageddon”) subito dopo una partita “normale” il cui risultato sia stato una patta. Sarebbero quindi possibili solo vittorie o sconfitte, secondo questa semplice tabella:

  • Vittoria nella partita a cadenza lenta: 2 punti
  • Sconfitta nella partita a cadenza lenta: 0 punti
  • Patta nella partita a cadenza lenta e vittoria nella partita-spareggio: 1½ punti
  • Patta nella partita a cadenza lenta e sconfitta nella partita-spareggio: ½ punto

La partita-spareggio sarà giocata pochi minuti dopo la fine della partita “principale”, mantenendo gli stessi colori e dando al bianco un leggero vantaggio di tempo (al momento non specificato): in caso di patta la vittoria sarà assegnata al Nero.

So già che questa proposta farà arricciare il naso a molti e io stesso non sono convinto della bontà dell’idea, soprattutto per le molte implicazione, tecniche ed etiche, che essa comporta. Dal punto di vista tecnico, si concede un certo vantaggio ai giocatori più forti nella cadenze blitz, che potranno essere più propensi a “sterilizzare” le partite e puntare ad un “Armageddon” in cui guadagnare un buon mezzo punto su avversari meno “lampisti”. Dal punto di vista etico, potremmo assistere a giocatori che, in posizioni complicate e a doppio taglio, decidono di piantarla lì e giocarsela blitz invece di rischiare, specialmente in zeitnot.

E qui si aggiunge la seconda innovazione decisa dagli organizzatori dell’Altibox 2019: le partite a cadenza lenta si giocheranno con due ore di tempo per giocatore, senza incremento. Anche in questo caso, ho i miei dubbi che i giocatori apprezzeranno questa novità, non tanto per la mancanza dell’incremento, ma per la “ghigliottina” delle due ore, che immagino obbligherà i giocatori a riflessioni più rapide nel mediogioco e a finali più raffazzonati, se non evitati come dicevo prima, per andare alla partita-spareggio senza sprecare troppe energie, soprattutto nervose.

Al primo turno del torneo Altibox 2015, Carlsen perse per il tempo con Topalov perché non si ricordò che non veniva aggiunto tempo di riflessione dopo la 60ª mossa

Anche per la cadenza si gioco sono state esplorate molte varianti negli anni, ultima in ordine di tempo la cadenza ibrida del Korchnoi Zurich Chess Challenge 2017, con soli 45 minuti e 30 secondi di incremento per partita. L’esperimento, che mirava allo svolgimento di due partite al giorno per attrarre più spettatori, non ha poi avuto seguito, anche perché le partite non furono considerate valide per le variazioni Elo, cosa invece garantita dalla cadenza scelta per l’Altibox 2019.

La combinazione di queste due regole mi sembra molto andare nella direzione dei tie-break del tennis o della pallavolo, due sport che nei decenni passati hanno modificato le loro regole per diventare più televisivi, con durate dei set abbastanza prevedibili e mini-set (o mini-games) di spareggio che alzano il livello di attenzione degli spettatori e il tasso di adrenalina dei giocatori. Va anche detto che altri espedienti, come il sudden-death del tennis (a cui somiglia molto l’Armageddon) o il golden-goal nel calcio, non hanno avuto molto successo (unica vittima illustre proprio l’Italia agli Europei del 2000), mentre da molti anni il punteggio 3-1-0 e i rigori nel calcio sono diventati prassi.

Vedremo quale sarà il risultato di questa innovazione regolamentare l’anno prossimo, tra il 3 e il 15 giugno, quando è programmata la 7ª edizione del torneo Altibox Norway.

Nel frattempo, voi cosa ne pensate?

5 thoughts on “Altibox Norway Chess 2019: le patte sono vietate

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  1. Credo che partita a tempo lungo e blitz siano due giochi completamente diversi , il primo privilegia l’emozione il secondo l’adrenalina e fare un torneo dove la prima possa essere decisa dalla seconda potrebbe svilire il gioco nel suo complesso

    L’oceano in cui si sprofonda in un’analisi di 20 minuti alla diciassettesima mossa non potrà mai essere sostituito dai mille battiti di un finale di torri giocato in 30 secondi .. c’e Tanta diversità !!!

    Nella stessa partita a tempo lungo si può finire in zeitnot .. ma la vittoria ottenuta per una serie di erroracci non porta la stessa gioia ..

    1. Sono d’accordo con Massimiliano.
      Personalmente prediligo il sistema “3-1”, che privilegia la vittoria assegnandole i 3 punti contro il solo punto per la patta.

  2. Ho letto adesso dell’idea dl GM spagnolo Illescas su come perfezionare l’idea della partita-spareggio: invertire i colori e far giocare con il tempo che è rimasto sull’orologio, continuando con questo metodo se si ottiene un’altra patta. Alla fine ci sarà in ogni caso (sulla scacchiera o perché uno dei due finisce il tempo) un risultato decisivo. Inoltre, se la patta viene concordata presto la seconda partita è comunque una partita a tempi non blitz.
    L’idea non mi sembra peregrina e leggo che viene adottata regolarmente nei tornei di Shogi (gli scacchi giapponesi)

  3. Non penso che sia possibile risolvere il problema con soluzioni impeccabili. Anche il sistema “3-1-0”,
    probabilmente il migliore per i tornei di alto livello con partecipanti assai noti, non credo darebbe buoni risultati nei tornei minori, rischiando di dare incremento alla “compravendita” delle partite.
    Alla fine la situazione classica, con tutti i suoi difetti e limiti, potrebbe anche non essere la peggiore.

  4. Concordo con Fabrizio. Pur con tutti i suoi limiti e le problematiche che le patte comportano, non credo che risolverla con una partita blitz sia la panacea. Ci può essere il giocatore bravo nella partita “lenta” che si imbatte in un avversario di pari forza (da cui la patta), ma che nel blitz non si trova a suo agio. Perché quindi dare il vantaggio, in caso di patta, rigiocandone una blitz “controvoglia”? Rimango del parere che il sistema classico “2 vittoria, 1 patta, 0 sconfitta” resti alla fin fine il migliore.

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