Il burbero benefico

(Mrs. P)
Quest’anno, nel corso del mio secondo master teatrale, ho affrontato un complesso testo di Carlo Goldoni composto da tre opere collegate fra loro, conosciute come “Trilogia della Villeggiatura”. Durante il lavoro di preparazione, mi sono imbattuta in un testo del grande autore veneziano poco rappresentato a teatro, intitolato “Il burbero benefico” ed ho così scoperto (giuro, non lo sapevo!) che Goldoni era un appassionato di scacchi.

[Foto di scena della compagnia teatrale Il Carro di Tespi]

Nella versione della “Trilogia della Villeggiatura” curata dal nostro regista e maestro Giancarlo Fares, ho dovuto impersonare ben tre personaggi diversi, uno per ciascuna delle tre repliche previste: una bella e faticosa impresa! Cercando di dare corpo e caratteristiche a questi tre personaggi, tanto diversi fra loro, ho voluto approfondire le mie conoscenze del mondo goldoniano.

Carlo Goldoni

Il “Burbero benefico” (anche conosciuto come “Il burbero di buon cuore”) fu originariamente scritto dal Goldoni in francese (titolo originale “Le bourru bienfaisant”), e fu rappresentato per la prima volta a Parigi il 4 Novembre 1771: il più eclatante (e forse unico) successo goldoniano d’oltralpe. Ne è stata rappresentata, in anni diversi, anche una versione lirica su libretto di Lorenzo Da Ponte.

Copertina del DVD dell’opera lirica “Il Burbero di Buon Cuore” messo in scena al Teatro Real di Madrid nel 2007

E’ una straordinaria commedia di caratteri che descrive un mondo vacuo e corrotto dove soltanto un uomo, il retto e puro Geronte, che tutti credono “burbero”, si staglia moralmente sugli altri con la sua generosa benevolenza.

Il “burbero” Geronte non vuole partecipare al gioco perverso di un mondo senza più regole, dove il denaro corrompe i cuori, ma preferisce nascondersi dietro una sua infantile e pura passione: il gioco degli scacchi. Qui ciascuna persona, ciascun carattere, è esattamente come appare e si muove sulla scacchiera seguendo regole condivise  e senza sotterfugi.

In una Parigi medio borghese e conformista, Geronte, uomo burbero e autoritario più nell’apparenza che nella sostanza, è temuto da tutti, compresi i servitori che, comunque, lo amano e lo rispettano.

I suoi due nipoti, Dalancour e Angelica, proprio in virtù del suo burbero carattere, non hanno il coraggio di confidarsi con lui: il giovane, riguardo ai suoi gravi problemi finanziari, la ragazza riguardo al suo amore per Valerio. Nel tentativo di sanare i problemi economici del nipote e ritenendone ormai giunto il tempo, decide di dare in sposa Angelica a Dorval, un signore ormai avanti negli anni, suo unico amico, col quale è solito giocare a scacchi, anche se con alterne fortune, stando a come il protagonista si esprime nella sesta scena del primo atto, avvicinandosi al tavolo con la scacchiera ed esaminando la posizione dei pezzi

Che colpo mai fu quello di ieri! Qual fatalità! Come diamine ho potuto aver scaccomatto con un giuoco disposto sì bene! Vediamo un poco. Questo caso mi fece stare svegliato tutta la notte”.

E ancora, distratto dalle perplessità circa la sua ultima partita a scacchi con l’amico Dorval (monologo nella scena IX) si domanda

“… Ma che diavolo fa questo Dorval che non vien mai? Io muoio di voglia di tentare un’altra volta questa maledetta combinazione che mi fece perdere la partita. Certamente io doveva guadagnare. Avrebbe abbisognato che avessi perduta la testa. Vediamo un poco. Ecco la disposizione dei miei scacchi. Ecco quella di Dorval. Io avanzo il re alla casa della sua torre. Dorval pone il suo matto [1] alla seconda casa del suo re. Io… scacco … sì, e prendo la pedina. Dorval … egli ha preso il mio matto … Dorval? Sì, egli ha preso il mio matto, ed io … Doppio scacco col cavaliere. Per bacco! Dorval ha perduto la sua dama. Egli giuoca il suo re, io prendo la sua dama. Questo sciagurato col suo re ha preso il mio cavaliere. Ma tanto peggio per lui; eccolo nelle mie reti; eccolo vinto con il suo re. Ecco la mia dama; sì, eccola. Scacco matto, questa è chiara. Scacco matto, questa è guadagnata … Ah! se Dorval venisse, gliela farei vedere”.

Dorval, che ne frattempo era venuto a conoscenza dell’amore di Angelica per Valerio, sta al gioco di Geronte e accetta apparentemente di sposarla, ma alla strana condizione, per quel tempo, che anche Angelica sia d’accordo.

Dopo una serie di equivoci d’ogni genere e dopo i molti arrovellamenti scacchistici di Geronte, quest’ultimo accetterà di aiutare il nipote Delancour a sanare i suoi debiti, cosicché la nipote Angelica potrà coronare il suo amore con Valerio.

Il “burbero benefico” potrà pertanto riprendere – e finalmente concludere! – la partita a scacchi con l’amico Dorval, iniziata nel primo atto e continuamente interrotta dal susseguirsi dei colpi di scena.

Ma.. che partita avranno giocato Geronte e Dorval?

“Deponete lo scacchiero”
(da “Il Burbero di Buon Cuore” messo in scena al Teatro Real di Madrid nel 2007)


Chissà se qualcuno dei nostri lettori, leggendo la commedia o guardando le immagini del breve filmato tratto dall’opera lirica, riuscirà a venirne a capo.

Buona fortuna!


[1] Interessante notare come nella traduzione dal francese ad opera dello stesso Goldoni (vedi: “Tutte le opere di Carlo Goldoni”, a cura di Giuseppe Ortolani, I classici Mondadori Fondazione Borletti, vol. VIII, A. Mondadori editore, Milano 1939) la parola “fou” viene resa in italiano come “matto” (significato principale di “fou”) anziché “alfiere” (termine specialistico).

2 thoughts on “Il burbero benefico

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  1. Complimenti a Mrs P per questo interessante articolo su una piece di grande successo! Sapevo che Goldoni era veneziano ma non che visse per oltre 30 anni a Parigi dove c’era il Café de la Régence, in quegli anni frequentato abitualmente da scacchisti professionisti (Philidor, Legall de Kermeur, l’italiano Verdoni, ecc.) e varie celebrità (Diderot, Rousseau, ecc.) penso che non poteva non conoscere il gioco degli Scacchi; chissà se ha inserito altri parti scacchistiche in qualcuna delle sue tante commedie ?

  2. Ci ha scritto il Maestro Adolivio Capece, con un commento che volentieri condividiamo con l’autrice e i lettori:

    Sull’argomento aveva già scritto Chicco (Italia Scacchistica, 15 ottobre 1933) e poi anch’io in varie occasioni, tra le quali Italia Scacchistica marzo 2007, in occasione del terzo centenario della nascita.
    In questo numero (diagramma a pag. 92) è stata anche tentata una ricostruzione della posizione che Geronte ricorda nel suo monologo, dato che ricostruire la partita non è possibile.

    Aggiungo che fu lo stesso Goldoni, quando scrisse la commedia, ad annotare che al centro della scena doveva esserci un tavolo e su questo una scacchiera, cosa che accadde nella rappresentazione del 4.11.1771.

    Altra cosa: dopo il monologo iniziale, l’intreccio prende il sopravvento e gli scacchi vengono apparentemente dimenticati, per ritornare alla fine con la battuta di Geronte che conclude la commedia: “Questa sera tutti cenerete con me. Dorval, nell’attesa una partita agli scacchi!”

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