La prevalenza del kibitzer

(Uberto D.)

Kibitzer: termine Yiddish per uno spettatore (ad esempio di una partita di scacchi) che commenta o offre consigli, senza essere interpellato e in maniera inopportuna.

[“Partita a scacchi” di Giovanni Garinei (Firenze 1846 – ?)]

Il circolo scacchistico dell’Accademia Chigiana era una vera istituzione. Da più di settant’anni rappresentava l’Italia nelle competizioni internazionali e, comprensibilmente, i migliori giocatori ambivano ad esserne parte. Frequentare le sue sale, partecipare alle discussioni teoriche, giocare i tornei di allenamento era il sogno di tutti e la selezione di chi ammettere al circolo era sempre molto attenta.


Senza che nessuno ricordasse come fosse stato possibile, da qualche anno frequentava il circolo un personaggio assolutamente anomalo, un simpatico signore attempato che, in virtù di una posizione di rendita in Accademia, aveva avuto il permesso di assistere alle partite dei vari tornei e unirsi alle discussioni dopo la loro fine. Era un vero e proprio kibitzer, nel senso che, pur non avendo nessuna particolare abilità o cultura scacchistica, era prodigo di commenti e suggerimenti su cosa avrebbe dovuto giocare questo o quel giocatore. E Kibitzer, infatti, da tutti era chiamato.

Nel tempo si era costruito un certo seguito di ammiratori che addirittura ne sollecitavano il parere anche quando i più forti giocatori del circolo analizzavano le partite dei vari campioni in giro per il mondo. Alternando battute, idee strampalate e varianti suggerite da un fantomatico programma scacchistico solo a lui noto, Kibitzer era diventato quasi un’autorità, tanto che qualcuno ebbe la bella pensata di proporlo come membro del Consiglio Direttivo del circolo.


Effettivamente si sentiva il bisogno di imprimere una svolta al circolo dell’Accademia Chigiana perché, nonostante i successi del passato, era ormai da molti anni che nelle varie competizioni i giocatori e le squadre che lo rappresentavano arrivavano in basso nelle classifiche. Non che mancassero i talenti, tutt’altro, ma quello che non si riusciva a garantire era continuità di risultato e fiducia nei propri mezzi.

Insomma, denunciando in maniera banale ma efficace tutti gli errori che, secondo lui, erano stati commessi e c’era il rischio di continuare a commettere, Kibitzer riuscì non solo ad essere eletto, ma addirittura ad essere nominato Direttore Tecnico del circolo.


Tutto cominciò a prendere forma con il primo allenamento collegiale della squadra. Kibitzer aveva già fatto scuotere molte teste quando aveva annunciato i giocatori scelti, che aveva definito “I sette pedoni”, facendo notare come i pedoni siano tutti uguali e, potenzialmente, tutti in grado di essere promossi; non come in passato quando l’attenzione era sempre posta sui soli pezzi pregiati. Ci fu chi chiese conto del fatto che fossero sette e non otto e la risposta fu lapidaria: “Semplicemente non considero degno il Pedone D.” E questo fu tutto.

I sette giocatori (e i loro sostenitori) erano catalogabili in tre gruppi: gli anziani, i giovani e i fan.

Tra gli “anziani” c’erano giocatori di lungo corso, che conoscevano bene tutti i trascorsi del circolo, ma non avevano mai contribuito realmente alle attività agonistiche. Rappresentavano però un nutrito numero di ex-belle speranze, che finalmente vedevano riconosciuto il loro oscuro ma fondamentale ruolo di supporter. Quanto poi questo sarebbe stato utile sulla scacchiera era un mistero per i più.

Facevano parte dei “giovani” alcuni giocatori senza alcuna esperienza pratica, la cui unica caratteristica era quella di essere abituati a giocare su Internet ed allenarsi con i programmi scacchistici, credendo, in questo modo, di poter competere ai massimi livelli. Altro innegabile vantaggio, agli occhi di Kibitzer, era la loro assoluta mancanza di familiarità con i giocatori che avevano rappresentato il circolo fino ad allora: “Finalmente ragazzi liberi di pensare con la loro testa, e non indottrinati a studiare e scimmiottare altri giocatori” amava ripetere il nuovo Direttore Tecnico.

Infine, i “fan” erano… praticamente solo dei tifosi, senza nessun particolare talento scacchistico, ma convinti delle capacità di Kibitzer, che difendevano da qualunque critica espressa dai giocatori, spesso blasonati, in forza al circolo e non selezionati per la squadra.

Durante le sessioni di allenamento, Kibitzer spiegò a tutti cosa non avrebbero dovuto fare, quali decisioni evitare sulla scacchiera e quali erano stati gli errori dei loro predecessori. Poi elencò la serie di aperture che sarebbero diventate le armi con cui sorprendere e sconfiggere gli avversari, dimostrandone l’efficacia con molte citazioni da riviste poco conosciute (“perché nessuno ve le ha mai volute far conoscere”) e con le varianti elaborate dal nuovo programma scacchistico Krikit che tutti avrebbero dovuto acquistare per allenarsi.

E così iniziò il mandato di Kibitzer.


Alla vigilia del primo incontro ufficiale, subito dopo la presentazione della formazione, si levarono molte critiche da parte dei membri del circolo: i giocatori scelti non avevano dimostrato negli anni alcuna particolare capacità di giocare al livello richiesto dalla manifestazione ed anche i risultati nei vari tornei regionali, dopo mesi di allenamento con Krikit, erano stati tutt’altro che positivi.

I “fan” e gli “anziani” fecero comunque in modo di rintuzzare qualunque critica, tacciando chiunque di invidia, disfattismo e scarsa fiducia in chi avrebbe riportato il circolo ai fasti degli anni d’oro e riparato ai tanti errori commessi nel recente passato.

Se l’attacco sul lato di Re non sta funzionando, fermati e attacca sul lato di Donna. Non ci vuole un genio per capirlo!” era una delle massime ripetute spesso da Kibitzer. Alle obiezioni che non era possibile fermare un attacco dopo aver spinto i pedoni, la risposta era sempre “Questo è quello che ha sempre pensato chi per decenni non ha vinto nessun torneo! Adesso è ora di essere coraggiosi e di cambiare.”


Il match era programmato in casa, quindi fu approntata la sala di gioco principale dell’Accademia Chigiana. Lo spettacolo era, come sempre, splendido e il colpo d’occhio offerto dalle decorazioni in stile barocco e dai tavoli di gioco era impressionante per la sua bellezza. Le uniche note stonate durante la cerimonia di apertura erano state l’abbigliamento e il portamento dei giocatori della nostra squadra, che si spostavano in giro parlando ad alta voce e ridendo senza riguardo per l’etichetta e senza mostrare rispetto neanche per i forti avversari.

Era comunque tutto pronto per il primo match dell’era Kibitzer.

Accademia Chigiana – Salone delle Feste

Ed eccomi qua. Sono nella Sala Comune del Circolo per seguire le partite sugli schermi installati alle pareti, assieme ad altri appassionati. Nel vedere i nomi dei nostri ragazzi mi viene sempre un impeto di disperazione: Marchese, D’Enero, Sanucci (capitano) e Settembrino non sono esattamente i giocatori che avrei scelto. E in molti la pensano, silenziosamente, come me.

L’arbitro mette in moto gli orologi e si comincia.

La prima verifica sarà la scelta delle aperture: Kibitzer aveva pontificato per mesi sulle pessime scelte effettuate in passato, ma non aveva voluto dire nulla su cosa avrebbero giocato i nostri. Sullo schermo appaiono una Grob (D’Enero), un Gambetto di Budapest (Sanucci) e una variante di cambio della Francese (Settembrino), mentre Marchese continua a pensare senza muovere.


Kibitzer annuncia l’imminente vittoria “almeno” per 3 a 1, visto come è iniziato il match. I giovani “fan” iniziano a congratularsi l’un l’altro e a dare pacche sulle spalle agli “anziani” che hanno quasi le lacrime agli occhi. Quando qualcuno gli fa notare che si è appena alle prime mosse, lo seppelliscono di contumelie, invitandolo a lasciare il circolo perché “chi non crede non può vincere”. Io tento di mantenere la concentrazione sulle partite, che si svolgono in maniera molto negativa per i nostri. Vedo che nessuno di loro ha una strategia chiara, limitandosi a muovere i pezzi qua e là e finendo, inevitabilmente, in posizioni difficili.

Mentre le cose cominciano a volgere al peggio, mi guardo attorno e noto che nessuno analizza le posizioni. Tutti inveiscono contro chi non ha preso provvedimenti per eliminare il punteggio Elo sostituendolo con il sistema Russo e contro chi ha permesso agli organizzatori del torneo di non concedere più tempo di riflessione ai nostri giocatori, visto che “ne hanno un evidente bisogno” e poi, “insomma, siamo dell’Accademia Chigiana” e, in fin dei conti, “non hanno fatto così per i giocatori della “École des Mines” dopo che hanno superato la 40ª mossa?

Decido che è troppo e che è ormai l’ora di andare via, non solo dalla Sala Comune, ma proprio dal circolo. Mentre esco, vedo Kibitzer che sta andando via anche lui. Entra in un SUV sul tetto del quale c’è una tavola da surf e al cui interno si vede l’attrezzatura da sub: sta andando al mare, forse nella sua villa in Toscana. Evidentemente ritiene la sua missione compiuta.


Dall’interno del circolo si alzano voci di rabbia e disappunto per i primi risultati delle partite.

Kibitzer è già andato via.

Io mi avvio verso casa. Il Circolo dell’Accademia Chigiana verrà probabilmente retrocesso, ma non posso farci nulla.

Ormai lontano, vedo “giovani”, “fan” e “anziani” che si affacciano al balcone, inveendo contro gli organizzatori del torneo.

Fa freddo. Giro veloce l’angolo per non vederli e sentirli più.

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