Scacco matto all’assassino (3)

(Fabio Lotti)

Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca

Talvolta gli assassini si firmano proprio con i pezzi degli scacchi. “Alfiere” è lo pseudonimo usato da uno di questi per una serie di delitti in L’enigma dell’Alfiere di S.S. Van Dine. Il campione di tiro con l’arco J.C. Robin viene assassinato con una freccia nel campo di tiro situato nella villa del fisico Bertrdand Dillard. Il famoso Philo Vance (ricordo una bella interpretazione di Giorgio Albertazzi alla TV negli anni che furono) è chiamato a risolvere il mistero. Si tratta della prima vittima di una serie di omicidi sulla scena dei quali viene trovato un Alfiere nero.

Vediamolo più a fondo. “New York, ruggenti anni venti. Un sinistro, imprevedibile assassino si macchia di una serie efferati delitti ispirandosi a una filastrocca infantile. I principali sospettati sono tutti eminenti personalità della metropoli. Spetterà a Philo Vance, esteta raffinato e investigatore dalla mente labirintica, affrontare un genio criminale tanto letale quanto perverso”.

Ma come c’entrano gli scacchi con questa storia? C’entrano, eccome, perché l’assassino si firma con il nomignolo di “Bishop” che in inglese vuole dire sia “Vescovo” che “Alfiere”, uno dei pezzi del gioco degli scacchi. E proprio un Alfiere nero viene lasciato sul luogo del delitto. E alcuni dei sospettati, naturalmente, conoscono questo giuoco. Ce n’è uno, Pardee, che addirittura ha inventato un gambetto (un modo di iniziare la partita con un sacrificio, per lo più di pedone) che porta il suo nome e che affronta anche il mitico Rubinstein nel celebre Manhattan Chess Club. Sembra proprio lui l’assassino quando viene trovato ucciso con un colpo di pistola e la faccenda si complica.

Ma più che l’architettura complessiva della trama con il relativo colpo finale a sorpresa (un po’ troppo a sorpresa a dir la verità) qui chi colpisce davvero, chi attira l’attenzione del lettore è il nostro Philo Vance, l’aristocratico, il colto e mellifluo Philo Vance intorno al quale ruotano tutti gli altri personaggi. Costretto ad interrompere “la traduzione omogenea dei principali frammenti di Menandro scoperti nei papiri egizi agli inizi del secolo” per seguire questo caso. E chi già aveva conosciuto il Nostro attraverso La strana morte del signor Benson e La canarina assassinata si può ben immaginare il sacrificio a cui è costretto e di conseguenza l’importanza della storia a cui dovrà assistere e partecipare attivamente. Che gettò l’intera città di New York nel panico più assoluto come nella Londra di Jack lo Squartatore del 1888, o nella Hannover del lupo mannaro Harmann del 1923, opportunamente sottolineato in una nota del libro dallo stesso narratore, l’amico e consulente legale Van Dine. Tanto per aumentare la tensione e attirare ancor più l’interesse del lettore. Ed anche questa volta la scena è tutta per lui, per questo dandy americano, quasi copia perfetta di lord Wimsey della Sayers, che parla e veste in maniera elegante e forbita. Gli anni della loro nascita letteraria sono quasi gli stessi. Peter Wimsey nasce nel 1923 e Philo Vance (interpretato magistralmente alla televisione da Giorgio Albertazzi)  tre anni dopo con La morte del signor Benson già citato. Dalla penna di Willard Huntington Wright, giornalista e critico d’arte americano che usò lo pseudonimo di S.S.Van Dine. Quasi un destino. Willard si ammala di tubercolosi e deve essere ricoverato per due anni in sanatorio. Non sapendo cosa fare si mette a leggere romanzi polizieschi di ogni tipo tanto da diventarne un vero esperto. Quando esce dal sanatorio incomincia a scrivere e crea questo famoso personaggio.

Sarò pure cinico come lettore ma in questo caso, (solo in questo caso, per carità) santa tubercolosi!

Lo stesso accade in La Scacchiera del delitto di David Keith Cohler. New York. A poche ore di tempo l’una dall’altra, muoiono tre famosi atleti, un giocatore di baseball, un fantino, una tennista, mentre un pugile rimane gravemente ferito dall’esplosione di un pacco dono. Accanto alle vittime viene trovato un pezzo degli scacchi: un Cavallo per il fantino e il pugile, una Donna per la tennista, un Alfiere per il giocatore di baseball. Durante un incontro di basket arriva un messaggio di sfida: Adesso che conoscete le regole, possiamo cominciare a giocare.

Se non sono gli scacchi sono i loro antenati che si intrufolano nelle storie di morti ammazzati. Il bel romanzo di Danila Comastri Montanari Cui prodest è ambientato nella Roma del I secolo d.C. Un serial killer uccide giovani schiavi ma commette l’errore di sgozzare Glauco, il copista greco di Publio Aurelio Stazio. L’assassino lascia come firma un pezzo del gioco dei latruncoli, l’antico gioco degli scacchi romano. Le indagini portano il lettore a conoscere ambienti diversi, dalle fabbriche di scarpe, dalle terme ai postriboli, dalla caserma dei vigiles agli scarichi di immondizia, alle caldaie degli ipocausti dove gli schiavi fuochisti si logoravano in un lavoro durissimo, ai circoli di latruncoli dove dei veri e propri maestri giocano da professionisti, puntando sesterzi e facendo puntare su di loro il pubblico stesso.

I pezzi degli scacchi possono servire addirittura a smascherare l’assassino. Trascinando i suoi centoventi chili, il commissario De Carli, personaggio di Giuseppe Porta in Scacco all’assassino, la mattina del 20 dicembre entra in un appartamento di via Martinengo da Barco, a Brescia, dove è stato commesso un delitto. Il signor Bozzini è stato ritrovato ucciso da un colpo di pistola al petto. Davanti alla scacchiera. Bozzini tiene in mano due pezzi bianchi: il Re e la Torre. Al termine delle indagini il commissario De Carli accusa la moglie, Annalisa Rocco, e spiega il motivo dei due pezzi tenuti in mano dal morto.

Passiamo ad un libro recente, L’uomo degli scacchi di Peter May. Isola di Lewis delle Ebridi esterne. Cade un aereo. Era un piccolo velivolo, a motore singolo, che giaceva in mezzo a un cumulo di sassi piegato con una leggera angolazione. Scomparso diciassette anni prima con Roddy Mackenzie. Ora irriconoscibile. Trovato da Fin e l’amico Whistler. Non è un incidente perché si tratta di omicidio. E saranno proprio gli scacchi, gli scacchi giganti di Whistler che rappresentano fieri vichinghi un mezzo per scoprire l’assassino. Ecco il punto cruciale con la foto rivelatrice. Fin Esaminò tutte le foto con attenzione prima di scegliere la terza. – Guarda, George. Si può vedere bene qui. La mano tesa quasi a toccare il pezzo caduto degli scacchi. Gunn aggrottò la fronte. – Perché avrebbe cercato di raggiungere un pezzo di legno, signor Macleod? Stava morendo, per amor di Dio! -Probabilmente lo sapeva. Stava cercando di dirci chi l’aveva ucciso, George. Gunn rivolse uno sguardo costernato all’uomo più giovane. – Indicando un pezzo degli scacchi? Fin si sentì stanco. – Non un pezzo qualunque-. Puntò il dito contro quello caduto. Questo è quello che chiamano Berserker. Il più feroce di tutti i guerrieri vichinghi…. Somigliante a…-. Bel libro dove campeggia la natura con i suoi spazi immensi, i suoi lochs, i lampi, la pioggia, dove le amicizie si rompono e ricompongono, gli amori si accendono e appassiscono. Il lato bello e quello oscuro dell’uomo.

Per ultimo cito  “Pessima mossa, Maestro Petrosi”  di Paolo Fiorelli ambientato nel mondo degli scacchi. “È una calda mattina di giugno a Urbavia, amabile cittadina del Centro Italia che vanta una splendida basilica cinquecentesca e un’impareggiabile ricetta a base di cinghiale. L’attenzione è tutta per le battute finali del torneo di scacchi organizzato dalla locale Confraternita scacchistica. Il Grande Maestro Achille Petrosi ha già fatto la sua mossa e, rompendo il silenzio in sala con il cigolio della sua poltroncina, sta aspettando irrequieto quella dell’avversario, che a dire il vero non si è ancora presentato. Quale imprevisto può aver trattenuto il Conte, uno dei favoriti alla vittoria? La risposta arriva poco dopo, quando l’uomo viene trovato senza vita nella sua villa, ucciso a coltellate. Turbato dalla morte del collega, Petrosi decide di indagare sull’accaduto con le poche armi che possiede: una spiccata propensione al pensiero logico, una grande curiosità e una conoscenza profonda del proprio piccolo mondo. D’altronde, ogni partita di scacchi non è forse un romanzo giallo in cui un Re viene assassinato, e bisogna capire come? Muovendosi tra la sua Urbavia e Cannes – dove affronterà la partita della vita – tra strozzini e trafficanti d’arte, Petrosi cerca, esplora, interroga (e s’interroga). Lo aiutano una mamma invadente, una studentessa russa che fa la badante ma sogna di diventare campionessa, un collega albanese che cerca fortuna in Italia. Ne emerge un quadro di invidie, gelosie e rivalità, in cui la verità sull’omicidio si rivelerà sorprendente e… paradossale.”

Commentato dall’autore in tv:

Alla prossima. Se ci arrivo…


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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