Uno Scacchista

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Ma chi era il barbiere del famoso matto?

(U.Delprato)
Tutti conosciamo il “matto del barbiere“, ma in quanti sanno rispondere alla domanda del titolo? In qualche maniera siamo inclini a pensare che il motivo sia legato alla supposta incapacità dei barbieri di giocare bene a scacchi, pregiudizio oggettivamente indimostrabile. E’ vero che di barbieri che nei secoli siano stati citati per la loro abilità sulle 64 caselle non me ne vengono in mente, ma non è di sicuro l’unica categoria di artigiani o di lavoratori a non aver prodotto campioni di scacchi.

E’ anche vero che il famoso “matto in 4 mosse” richiede collaborazione da parte del Nero, a testimonianza di una certa dose di imperizia, tanto che in molte culture è chiamato “matto dello scolaro” (Inghilterra, Paesi scandinavi, Serbia…). Esistono però altri esempi di riferimenti a lavori considerati di poco valore intellettuale, come “matto del calzolaio” (ungherese, polacco, israeliano…) e “matto del pastore” (Germania, Spagna, Olanda, Portogallo, Turchia, Francia…). Infine, in arabo e in greco viene chiamato “matto di Napoleone“, facendo riferimento alla cosiddetta “Apertura di Napoleone”: 1.e4 e5 2.Df3.

Insomma, tante denominazioni, ma nessuna che faccia riferimento a un barbiere, come abbiamo scelto in Italia. Più per divertimento che per amore di ricerca analitica, sono andato a curiosare in uno dei primi libri di scacchi di cultura anglosassone, il “The famous game of chesse-play” di Arthur Saul, edito per la prima volta a Londra nel 1614.

Oltre ad essere uno dei libri di scacchi più rari dell’epoca (David De Lucia nel suo “Chess Library: A Few Old Friends” del 2007 dice che ne esistono solo sei copie), si tratta di un manuale ben scritto e non senza una certa dose di leggerezza. Divertente, ad esempio, la categorizzazione degli scacchi matti. Eccola, come riportata nell’edizione del 1672:

Il matto di Donna, un matto gentile
Il matto di alfiere, un matto nobile
Il matto di cavallo, un matto valoroso
Il matto di torre, un matto violento
Il matto di pedone, un matto vergognoso
Il matto di scoperta, il matto più ingegnoso di tutti
Il matto in un angolo della scacchiera, il matto di Alessandro
Il matto al centro della scacchiera, un matto sfortunato
Il matto su un lato della scacchiera, il matto del vigliacco
Il matto cieco*, un matto obbrobrioso
Il matto per stallo (!), un matto disonorevole
Il matto in due mosse, il matto dell’imbecille

*(inconsapevole, nel senso che chi lo dà non si era accorto di dare matto)

Ed ecco la descrizione dettagliata del “matto da dare in due mosse”, ovvero il “matto dell’imbecille”.


Ma torniamo alla nostra discussione sul “matto del barbiere”, dato che non è incluso nella lista dei diversi tipi di matto. Fa la sua comparsa nella edizione del 1640 del “The famous game of chesse-play“, come si vede nelle pagine qui sotto riportate (potete cliccare sulle immagini per ingrandirle)

Bene, adesso sappiamo che nel 1640 viene presentato al lettore lo “Schollers Mate“, ovvero il “matto dello scolaro” (tra l’altro con la particolarità del suggerimento di aprire con 1.e3 invece di 1.e4, in modo da invitare l’avversario a spingere gagliardamente in e5 per controbattere questa mossa timida e così indurlo a non chiudere la diagonale c4-f7), ma non sappiamo ancora quando entri in ballo il nostro amico barbiere. Nel libro, infatti, viene esplicitamente riportato che “i Francesi lo chiamano Le mat du Bergier (‘matto del pastore’) a indicare che se un campagnolo giocasse mai a scacchi sarebbe possibile dargli matto rapidamente in questo modo“, ma nulla viene detto riguardo a barbieri (o a calzolai, ad onor del vero).

Bene, guardiamo adesso il frontespizio del libro e facciamo attenzione al suo autore nelle versioni del 1618, 1640, 1652, 1672 (quella da cui è tratta ll’immagine qui sotto) e 1680.

Si vede bene che l’autore indicato è “Jo. Barbier P.”, senza l’indicazione esplicita dell’autore originale, Arthur Saul (di cui comunque rimangono nel libro le introduzioni). Essendo stato Barbier a inserire la descrizione del matto in 4 mosse di cui stiamo parlando, è possibile che in Italia venisse chiamato “Il matto di Barbier” e, per rapida volgarizzazione corroborata dall’immagine poco intellettuale del lavoro, “il matto del barbiere“?

Non ho prove a sostegno, ma l’ipotesi mi sembra interessante. Se qualcuno dei nostri lettori ha considerazioni a favore o contro, le scriva pure nei commenti: sarebbe un esercizio di un certo valore filologico!

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4 pensieri su “Ma chi era il barbiere del famoso matto?

  1. Hola, buenos días !

    De nuevo un fantástico artículo !!

    Mi felicitación !

    Saludos,

    José María Gutiérrez Dopino

  2. Bell’articolo, come sempre 🙂 Il testo lo si trova facilmente (probabilmente nel 2007 non erano ancora stati digitalizzati tanti volumi che ora sono disponibili) e sono andato a spulciarlo e niente, l’articolo è davvero scritto bene e non c’è niente da aggiungere! Grazie, davvero fare i complimenti sarebbe ancora poco!

  3. Sicuramente è per questo motivo che si chiama matto del barbiere perché il primo a parlarne è stato Barbier e italianizzando il nome è stato modificato in matto del barbiere intendendo Barbier e non i barbieri.

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