Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Non voglio vincere!

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(Topatsius)
“Non voglio vincere”. Oppure “non debbo vincere”. E vi spiego il perché. E’ quasi incredibile quando dietro questo pensiero non si nascondono patteggiamenti o compromessi di alcun genere con l’avversario. Eppure succedono anche di queste cose, e succedono anche fra grandi giocatori.

[Nella foto di apertura, Lev Polugaevsky]

Degli esempi? Un caso noto si ebbe nel torneo di campionato della città di Mosca del 1968, quando si arrivò all’ultimo turno con David Bronstein in vantaggio di mezzo punto sul campione del mondo Tigran Petrosjan. Bronstein aveva un ultimo turno abbordabilissimo per vincere il torneo in solitaria, ma propose al suo avversario, inaspettatamente e rapidamente, il pareggio.

Il motivo? Il suo sogno segreto era quello di farsi raggiungere da Tigran Petrosian (come in effetti accadde) in quanto in caso di parità era previsto dal regolamento un match di spareggio. E David non vedeva l’ora di giocare un match contro il campione del mondo! Purtroppo tale match non si poté svolgere, rinunziandovi Petrosian a causa dei suoi numerosi impegni.

E Bronstein in questo senso era recidivo, essendosi (quasi) volutamente fermato ad un passo dalla conquista del mondiale nel 1951 contro Botvinnik. Ovviamente questa è solo una battuta, ma l’aneddoto va ugualmente raccontato. Una decina d’anni dopo quel match Bronstein sostenne una simultanea a Berna, e fu presentato al pubblico da Salo Flohr con queste parole:

“Non vi capiterà tutti i giorni di giocare contro David Bronstein, che nel 1951, ad un passo dal titolo mondiale, fu fermato solo dalla sorte avversa”.

“Quale sorte avversa?”, replicò Bronstein, “Ho semplicemente riflettuto e decisi che sarebbe stato meglio non caricarsi sulle spalle un simile fardello!”.

David Bronstejn, terzo da sinistra, ad Istanbul nel 1970…

 

…. e durante la partita n. 24 di quel famoso match del 1951

Di un altro bizzarro caso già ne ha parlato su queste pagine il nostro Sergio Mariotti, il quale nel 1977 ebbe l’avventura di essere uno dei “secondi” di Henrique Mecking nel match dei candidati di Lucerna contro Polugaevsky. Ma mi piace ricordarlo oggi brevemente.

Orbene, accadde che nell’altro match di semifinale dei “Candidati” Korchnoi avesse eliminato Petrosjan e pertanto attendesse il vincente dell’incontro fra Mecking e Lev Polugaevsky. Quest’ultimo si portò in vantaggio, e poi tentennò un poco, ma non a causa della bravura del brasiliano.

La moglie di Polugaevsky confessò infatti a Mariotti che il marito tremava alla sola idea di dover affrontare Korchnoi e soprattutto di affrontare le conseguenze in patria di una eventuale sconfitta contro il terribile e odiato esule Viktor.

La cosa incredibile fu che Mecking non tentò mai di ribaltare il risultato, asserendo che “perdere 1 a 0 o perdere 2 a 0 non è la stessa cosa” ; e nemmeno Enrique tentò nulla nell’ultima e decisiva partita, proprio mentre il sovietico avrebbe atteso a braccia aperte di subire un bel matto. Insomma, in questo caso particolare nessuno dei due voleva vincere! E ci riuscì meglio Mecking, perdendo il match per 0-1 con 11 patte!

Henrique Mecking

Poi ci sono giocatori che forse vorrebbero vincere ma che dai loro comportamenti pare che talvolta giochino per perdere. Ne fu un esempio un altro brasiliano, il M.I. Francisco Trois (classe 1946), il quale nel 1980 a Vigo (Galizia) aveva i colori neri contro un certo Santos. Si era arrivati appena alla settima mossa (dopo 1.c4 e5  2.Cc3 Cf6  3.Cf3 Cc6  4.e4 Ac5  5.Cxe5 Axf2+  6.Rxf2 Cxe5  7.d4 …).

Molto complicata qui, eh? Ebbene, pare che Trois abbia riflettuto per ben due ore e venti minuti prima di giocare 7….Cg6. Ditemi voi se questa non è una buona tattica per perdere…. A meno che Trois non abbia “pensato” di battere un precedente record di “penzata”! Qualche lettore sa dirci, a proposito, a chi appartiene questo record?

Infine c’è una terza categoria di giocatori, che forse meriterebbero un post e un titolo a parte: sono quelli che non vogliono nemmeno pattare e preferiscono perdere.

Nella posizione del successivo diagramma chiunque si accontenterebbe della patta. Non optò invece per la divisione della posta il G.M. islandese Johann Hjartarson (classe 1963 e che un tempo era noto agli addetti ai lavori con il soprannome di “Baby face”), il quale al torneo di Belgrado 1987 così giocò (quando era in testa al torneo in compagnia di Korchnoi e Beljavsky) nella partita contro il G.M. di casa Popovic:

Hjartarson-Popovic, Belgrado 1987

76.Dxa7?? Dxd6  77.Db7 Dd1+ 0-1

Ma (si chiederà un lettore poco esperto di gioco vivo) la patta dove stava?”.

Semplicissimo: 76.Dxg7+ Rxg7  77.Cxf5+ gxf5 Stallo!

Johann Hjartarson

Buona patta a tutti!

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