Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Grischuk e la lingua delle aperture

(Uberto D.)
Lo studio delle aperture ha subito una sostanziale trasformazione da quando i computer hanno fatto il loro ingresso sulla scena. Questo lo sappiamo (o lo intuiamo) tutti, ma… come è cambiata la vita dei Grandi Maestri da quando i vari Fritz, Komodo, Houdini, Stockfish hanno cominciato a rappresentare uno degli strumenti di preparazione dei giocatori? E cosa significa tutto ciò in termini pratici?

Gli scacchi sono un gioco complesso, questo lo sappiamo bene, e la fase di apertura è quella che, dopo aver appreso i primi rudimenti del gioco, tutti affrontiamo con la sicurezza di imparare ad impostare la partita nel modo a noi più congeniale… salvo accorgerci che non solo esiste un avversario dall’altra parte della scacchiera, ma che è anche difficile ricordare le mosse giuste nel giusto ordine. Nel momento cruciale le varianti diventano più sfocate ed è difficile ricordare con precisione se l’alfiere deve andare in g5 o in f4 quando il Nero ha spinto in c6. Informazioni che tendono a confondersi se non sono collegate in una forma tale da avere un senso logico, se non ci raccontano una storia: insomma se non abbiamo compreso l’idea che sta dietro alla sequenza di mosse.

Ognuno di noi può imparare a memoria una serie di mosse, ma solo chi ha compreso l’idea che sta dietro a una certa variante della Difesa Siciliana saprà continuare quando quello che ha studiato a casa terminerà con un “posizione con possibilità per entrambi” oppure quando l’avversario giocherà qualcosa che non ha mai visto e dovrà capire se è una mossa giusta o no.

Insomma quando sarà stato in grado di trasformare le “informazioni” in “conoscenza”.

E’ un processo che ovviamente non avviene solo negli scacchi, e che nel nostro gioco significa il passaggio tra giocare “ad orecchio” e sviluppare la capacità di interpretare le posizioni sulla scacchiera con originalità e profondità. Ma quando uno è già un Grande Maestro, cosa cambia? Cambia che la quantità di informazioni da trasformare continuamente in conoscenza è enorme e sempre crescente, anche per colpa degli ultimi arrivati, AlphaZero e Leela.

Willi Baumeister, Schachspieler (1927)

Ed è qui che cedo la parola volentieri a Grischuk il quale, durante il commento in diretta alle partite della “Chess24 Legend of Chess” ha dato una interpretazione candida e onesta di cosa significhi, secondo lui, lo studio delle aperture per un Grande Maestro.

“Analizzare è facile… la parte difficile è ricordare”

E se questo è il problema principale, Grischuk chiarisce il suo punto di vista con una bel paragone:

“Una volta era come imparare a memoria una poesia, composta nella tua lingua e con anche qualche tua parola; poi, quando sono arrivati i computer, è diventato come memorizzare una poesia in un’altra lingua e oggi è come mandare a memoria una serie di numeri casuali: è semplicemente impossibile”

Ed ecco perché si sente sempre più spesso anche forti GM confessare “di aver dimenticato la loro preparazione” o di “aver confuso le varianti“. Continuo a credere che un gioco così affascinante e armonioso come gli scacchi non si possa ridurre ad una serie di numeri casuali da imparare a memoria, ma che debba valere sempre di più la comprensione del perché una mossa o una serie di mosse abbiano senso, del disegno che le collega e le rende, quindi, memorizzabili e giocabili.

E’ il motivo per il quale leggo, di tanto in tanto, i commenti dei giocatori di qualche decennio fa, che commentavano spiegando “il piano” o “l’idea” e non snocciolando solo varianti che terminano con un simbolo, come inaugurò a suo tempo l’Informatore. Il motivo per il quale preferisco i commenti parlati alle varianti dei vari programmi o alle valutazioni con un freddo + x.xx. Il motivo per il quale mi manca enormemente il gioco a tavolino con le sua analisi del dopo-partita…

Ciò che mi piace di più di questo “Chess24 Legend of Chess” non sono tanto le partite, vivaci ma inevitabilmente infarcite di errori, ma proprio i commenti diretti di Grischuk (sempre arguto e acuto) e le interviste ai giocatori. Non tutto quello che si vede sulla scacchiera vale la pena di essere memorizzato come informazione e molto poco di quello che viene giocato merita di diventare conoscenza, ma l’occasione di sentire i giocatori raccontarsi e raccontare è molto interessante.

Certo, poi mettersi davanti alla scacchiera e cercare di dare un senso alle varie spinte dei pedoni h e g che si vedono sempre più di frequente è molto difficile senza una guida… quanto mi mancano il Bronstejn, il Timman e, addirittura, l’Hubner dei bei tempi…

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