Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Un saluto a Wolfgang Uhlmann

6 min read

(Antonio M.)
Ed un altro grande scacchista ha raggiunto i Campi Elisi. Il 24 agosto 2020 ad 85 anni, il giocatore di maggior successo della Germania dell’Est ed in ogni caso uno tra i più grandi di sempre della Germania, ci ha salutato portando con sé un pezzo di storia dello scacchismo mondiale. Una frase quest’ultima che, purtroppo, si ripete periodicamente e che forse andrebbe sostituita, od integrata, con: “con lui se ne va una parte di una generazione dello scorso secolo che ha fatto la storia degli scacchi”.

Parliamo di Wolfgang Uhlmann, un giocatore da un nome e cognome indubbiamente tedeschi, che aveva però una particolarità: era della Germania dell’Est appena creata dopo la seconda guerra mondiale. E quella parola, “dell’Est”, evocava i giocatori forti, quelli per eccellenza, i sovietici, e quindi per associazione anche lui doveva essere uno di quelli forti, ma veramente forti.

Una sua caratteristica per la quale divenne famoso, fu che impiegò come arma contro 1. e4 esclusivamente la Difesa Francese praticamente per tutta la sua carriera, caso quasi unico nel panorama scacchistico di allora e di oggi. Scrivo quasi perché un altro giocatore che mi viene in mente abbia utilizzato quasi sempre le stesse difese è stato Lev Alburt, con la Difesa Alekhine contro 1. e4 ed il Gambetto Benko contro 1. d4.

E fu lui il mio riferimento principale per questa difesa, la Francese, che scelsi per un lungo periodo come la mia principale arma contro 1. e4, alternata qualche volta proprio alla Difesa Alekhine. Una difesa solida, rocciosa alla quale molti giocatori importanti si sono affidati, non per ultimo il fortissimo GM russo Ian Nepomniachtchi. Ma come non ricordare Mikhail Botvinnik, che scrisse che a suo avviso la Francese aveva dei temi strategici di gran lunga superiore alla Siciliana, Victor Korcnoj che la utilizzò spesso ma non in via esclusiva ed il forte GM jugoslavo Vladimir Kovacevic che la impiegò insieme alla su citata Difesa Alekhine. Per non tacere poi di Aaron Nimzowitsch, con il suo studio approfondito della variante di spinta analizzata dal punto di vista del Nero, che per primo svelò le tante possibilità dinamiche che questi ha a sua disposizione, nel famoso libro “il Mio Sistema”, con la spiegazione dell’attacco alla base ed alla punta del cuneo dei pedoni del Bianco “d4” ed “e5”.

Una difesa da trattare come una bella donna, con tanto amore e qualche volta con molta fermezza, con la voglia di continuare sempre anche nei momenti più difficili e molta pazienza, perché si sa, in un matrimonio non sono sempre rose e fiori. E quello che mi angosciava, e penso abbia angosciato la gran parte dei “francesisti”, era sempre lui: il più vituperato, il più sottovalutato, il più “cattivo” di tutti, il tristemente famoso Alfiere case chiare del Nero, conosciuto come “l’Alfiere in c8”. E vederlo manovrare in maniera sopraffina proprio questo Alfiere, e poi in maniera altrettanto sopraffina tutti i pezzi per evitare un’altra trappola della Difesa Francese, quella di venire letteralmente soffocati dal Bianco nel caso di un tardivo controgioco, era veramente illuminante.

Lui, ed invero anche Korcnoj e Kovacevic, contro la Tarrasch del Bianco utilizzava la mia preferita, la “Variante Aperta”, che al prezzo del pedone isolato centrale, dà al Nero un buon gioco di pezzi. Certo, su questa variante bisognava essere obiettivi e se la si vedeva dal punto di vista del Nero analizzando le sue partite e quelle dei Campioni su citati, allora bisognava per contro analizzare quelle di un altro grandissimo Campione quale Anatolj Karpov, che la combatteva di Bianco e che dalla sua aveva un’immensa comprensione delle posizioni e quel tantino in più che lo portò a diventare Campione del Mondo ed a dominare le scene dalla metà degli anni Settanta alla metà di quelli Ottanta. Vedere le vittorie di Karpov non era incoraggiante, ma erano d’insegnamento considerando poi che di sicuro queste arrivavano per la sua indubbia forza e non intaccavano la solidità dell’impianto del Nero.

Ma come è possibile che un giocatore di quel livello si sia affidato ad un’unica apertura per tutta la carriera? Semplice, lui era un autodidatta ed al contrario di tutti i più grandi giocatori sovietici, non frequentò un ambiente quale il “Palazzo dei Pionieri” di Mosca, dove i giovani più promettenti venivano seguiti da altrettanti grandi giocatori del passato. Una fonte inesauribile d’insegnamento e conoscenze che hanno favorito la maturazione dei giovani giocatori sovietici e alla quale Uhlmann non ebbe mai accesso perché niente di simile era presente nella sua patria. Ed all’epoca non c’erano internet, il web, i “chess engines” i famosi programmi di scacchi che tanto hanno cambiato l’approccio e lo studio del Nobil Giuoco e reperire le informazioni solo su supporti cartacei era sicuramente più difficile. Questo dà il senso della grandezza di Uhlmann che nonostante tutto vinse 11 Campionati Nazionali, rappresentò sempre per 11 volte la sua Nazione in altrettante Olimpiadi e vinse la medaglia d’oro come migliore  prima scacchiera alle Olimpiadi di Tel Aviv nel 1964.

Riuscì ad arrivare al Torneo dei Candidati una sola volta, entrando nell’Olimpo dei giocatori più forti dell’epoca, qualificandosi grazie al quinto posto ottenuto al famoso Interzonale di Palma de Mallorca nel 1970, vinto da Fischer che iniziò la sua cavalcata verso la conquista del Campionato del Mondo nel 1972. Venne però fermato al primo match di detto torneo dal forte GM danese Bent Larsen e questo rimase il suo risultato più alto nel ciclo dei tornei per il Campionato del Mondo.

Grande e longevo appassionato del gioco, giocò un match di quattro partite a Zurigo nel 2015 con un altro indomito e mai sopito combattente, il già menzionato Victor Korcnoj con i due giocatori oramai ottuagenari (Wofgang ad un mese dal suo ottantesimo anno e Victor ottantaquattrenne) che per la cronaca finì in parità 2 a 2.

Uhlmann giocò nel 2016 la sua ultima partita ufficiale nel Campionato Nazionale a Squadre della Germania riunita, la “Schach Bundesliga”, dove giocò con la squadra “UPS TU Dresda” e risultò essere il più anziano giocatore che avesse mai preso parte a tale torneo, all’età di ottantuno anni!

E di questo periodo è una frase a lui attribuita, che esplica quello che per lui sono stati gli scacchi nella sua vita: “The game made up my life”; “Il gioco ha costituito la mia vita” ed è stato tutt’uno con la stessa, forse il sogno di ogni scacchista.

Vogliamo terminare con due partite, giocate contro due avversari di spicco, in cui magistralmente dimostra le potenzialità della su citata “Variante Aperta” quando il Bianco non l’affronta con la giusta energia.


E per dirlo alla francese: “Adieu Monsieur Uhlmann, Vous resterez toujours dans nos mémoires”.

2 thoughts on “Un saluto a Wolfgang Uhlmann

  1. Thanks to the author for a reminder of partly already forgotten times / era / persons and capacities of “East Germany”.
    Sabina

    Grazie all’autore per averci ricordato tempi / epoca / persone e capacità della “Germania dell’Est” in parte già dimenticati.
    Sabina

  2. Dear Sabine, I’m glad you liked the article not only from a chess point of view. I hope these are good memories for you.

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