Uno Scacchista

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Cambiando le torri il finale sarà patto?

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So e Duda ci offrono la possibilità di rivedere insieme alcune manovre da ricordare per giocare bene i finali di pedoni.

(Uberto D.)
30 secondi per decidere: spingere o no in a6? La posizione del diagramma mostra il dilemma al quale, con il Nero, si è trovato di fronte Jan-Krzysztof Duda durante la terza partita del primo set del match dei quarti di finale dell’Opera Euro Rapid che si è recentemente concluso.

Nel suo “Angolo del finale“, il nostro Sergio Mariotti ci presenta ogni mese 4 esempi di finali in cui la tecnica o la tattica permettono di vincere o pattare posizioni, aiutandoci ad assimilare concetti utilissimi per il gioco dal vivo, ma qui il problema è diverso. Si tratta di valutare gli effetti di una transizione irreversibile della posizione.

Se ci seguite da abbastanza tempo, sapete che sono affascinato dal concetto di “transizione“, ovvero di quella trasformazione delle caratteristiche strategiche di base di una posizione. Possono essere realizzate, ad esempio, cambiando la struttura pedonale, cambiando alcuni pezzi, eseguendo una spinta di rottura, sacrificando materiale. Ho cercato di spiegare il concetto nel mio post “Carlsen: il Maestro delle transizioni” di qualche anno fa.

Nella posizione del diagramma, il Nero ha davanti a sè la scelta tra cambiare le Torri ed entrare in un finale con un pedone in meno o continuare a giocare con le Torri sperando di trovare occasioni di controgioco e semplificazione in una posizione oggettivamente difficile. La scelta non è banale, perché è facile rendersi conto che bisogna essere assolutamente sicuri che il finale di pedoni sia patto, visto che non ci sarà modo di tornare indietro.

Cominciamo con l’analisi della posizione e delle sue caratteristiche. E’ evidente che il Bianco, oltre al vantaggio di materiale rappresentato dal pedone e3, dispone di un significativo vantaggio di spazio e di pezzi più attivi. Il Nero non ha linee a disposizione per la Torre e ha due debolezze statiche: il pedone a7 e il pedone g7. Come è noto, due debolezze in una posizione senza controgioco significano sconfitta.

D’altra parte, come si fa a non sentire il mantra “Tutti i finali di Torre sono patti!” riecheggiare tra i nostri pensieri? Perché prendere una decisione così drastica quando potremmo semplicemente mantenere le Torri e chiedere al Bianco di dimostrare se sa vincere questa posizione?

Cominciamo a calcolare le varianti concrete, altrimenti non saremo in grado di effettuare una scelta ragionata.
Entriamo nella partita tra Wesley So, che ha il bianco, e Jan-Krzysztof Duda dopo l’81ª mossa del Bianco, che è stata 81. Rc4-c5.


Come detto, il Nero ha l’opportunità di eliminare una debolezza con la spinta in a6, ma il Bianco non sarà così accondiscendente da prendere e permettere alla Torre nera di entrare in gioco attraverso la colonna a. La variante critica che porta al cambio delle Torri, è la seguente:

La posizione si è stabilizzata ed è ora di analizzare le conseguenze della transizione iniziata dal Nero. Il vantaggio del Bianco è rimasto inalterato e la temporanea attività del Re nero non deve ingannare: dovrà indietreggiare a colpi di “spallate” (© Dvoretsky) da parte del Re bianco. Il pedone in più del Bianco è importante non solo per il supporto che dà al Re nel controllare la mobilità del Re nero, ma anche e soprattutto per la costante minaccia di spinta in e5.

Già, perché nei finali di pedoni con le strutture rigide ma non bloccate, le uniche possibilità di vittoria sono l’aggiramento del Re oppure l’effettuazione di spinte di rottura (anche con sacrificio). Il Bianco ha due possibilità per queste spinte: e4-e5 (che forza la cattura e apre una via di ingresso al Re) e g4-g5 che, in condizioni favorevoli, porta alla creazione di un pedone passato più vicino alla casa di promozione di quello che il Nero otterrà in g5.

Vi ricordo che tutto quello che analizzaremo doveva essere visualizzato e calcolato in quei famosi 30 secondi… Fino ad ora non è stato impossibile, specialmente se vi siete allenati ad analizzare alla cieca, quindi andiamo avanti: le difficoltà iniziano adesso.


Primo intermezzo: Come sappiamo, o intuiamo, allontanarsi dal lato di Re è rischioso a causa delle spinte di rottura di cui parlavo prima. Il Bianco lo dimostra subito.


Riprendiamo quindi la variante dopo 87… Rd6.


Secondo intermezzo: Vediamo prima cosa succede in caso di 88… Rc6 (le varianti sono identiche se il Nero gioca 88… Rc7)


Terzo intermezzo: Molto più interessante per la valutazione della posizione è la variante in cui il Re nero alla 88ª mossa retrocede in e7.

La lezione che può trarre è che il Re nero non deve trovarsi in e7 se il Bianco può spingere in e5.


Il Nero ha quindi dovuto giocare 88… Rd7. Proseguiamo nell’analisi.

… e di nuovo questa è una mossa unica. analizziamo perché.


Quarto intermezzo: Non è una mossa spontanea, ma nei finali sappiamo che mosse di questo genere sono possibili, quindi In partita viva 88… Rd8 deve essere considerata (e, come vedremo, scartata).


Riprendiamo il finale dopo la corretta 88… Re8

Il risultato finale dell’analisi è quindi che il Nero sarebbe stato in grado di reggere nel finale di pedoni e la partita si sarebbe dovuta concludere con una patta.


Tutte queste analisi sono chiaramente impossibili in 30 secondi, ma avrebbero permesso a Duda di ottenere una patta che invece gli è sfuggita inesorabilmente dopo aver deciso di mantenere le Torri in gioco.

Vediamo come è continuata la partita.


La risposta al quesito di apertura del post è quindi: “Sì, va bene spingere in a6 perché il finale di pedoni che ne scaturisce è patto“, ma solo se si è in grado di evitare tutte le possibiltà di errore e di finire in zugzwang in ognuna delle molte varianti. Credo che a quel livello tutte le manovre che abbiamo visto siano ben note e che sia Duda sia So avrebbero saputo giocare il finale correttamente ma, come abbiamo visto, il polacco, sbagliando, ha preferito mantenere le Torri pensando che fosse un modo più sicuro per giocare per la patta.

Un’occasione persa per Duda, ma anche un’occasione guadagnata per noi per vedere applicati in pratica molti metodi di gioco dei finali di pedone che di solito si vedono solo sui libri. E che oggi avete potuto vedere anche qui su UnoScacchista!

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