Uno Scacchista

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Ancora qualche riflessione sugli ultimi giorni di Roberto Cosulich

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(Riccardo M.)
Il destino ha voluto che ci siamo occupati più di una volta su questo Blog di due noti scacchisti italiani spariti e probabilmente deceduti in Perù. Uno è Annibale Dolci, l’altro è, a 54 anni di distanza, Roberto Cosulich. I due non sono soltanto collegati fra loro dal Perù, ma anche dalla città di Genova, dove entrambi hanno giocato a scacchi.

Nessuno in Italia vide più e seppe più di Roberto (veneziano, classe 1946) dopo che lui partì per il Sud America nelle ultime settimane del 1978. Un giorno, presumibilmente da Lima, capitale del Perù, giunse in Europa la notizia, che venne diffusa per prima da una rivista francese (Europe Echecs), del ritrovamento del suo passaporto, un ritrovamento forse avvenuto nel 1980, o forse prima, o meglio del passaporto di un certo Cosulich, fra i disastri provocati da una calamità naturale (un terremoto?). Solo il ritrovamento del documento, però, e non del corpo. Troppi “forse”, è vero.

Quindi: 1980-Lima-terremoto. Normale l’associazione fra le tre voci anche perché in Europa ancora si aveva l’eco di uno dei più catastrofici terremoti della storia del Sud-America, quello che colpì i distretti di Yungay, Huaraz e Chimbote, a circa 140 Km da Lima. Quell’evento, che anch’io ricordo bene, era accaduto nel 1970, non nel 1980. Nel 1970 e oltre, Roberto era ben vivo. Ma (si badi bene!) quell’evento nei giornali italiani ed europei restò celebre come il “terremoto di Lima” più che di Yungay o Chimbote. Ecco quindi l’alta probabilità di coniugare inavvertitamente il ritrovamento di un passaporto sepolto da macerie ad un terremoto di Lima più che ad altri terremoti avvenuti in altre località del Perù.

Perù 1970: nel più devastante terremoto della storia del Paese -magnitudo 7,9 Richter- si contarono alla fine circa 74.000 morti, oltre a 25.000 dispersi, la più parte nella città di Ancash

A voler essere più precisi, molte vittime del 1970 nemmeno dovrebbero essere ascritte direttamente al terremoto. Qui (https://peru.com/retro/peru/danos-lima-terremoto-1970-noticia-437364) si legge, ad esempio, che “… L’episodio più terrificante, però, si è verificato dopo il terremoto. Ed è che a seguito del terremoto, un enorme blocco di ghiaccio e rocce dalla cima settentrionale del nevoso Huascarán si è staccato e ha causato una valanga che ha coperto completamente Yungay e Ranrahírca. Solo in quei luoghi – e dintorni – morirono 26.000 cittadini”.

Tornando a noi, tutti in ogni modo riportarono in seguito quella informazione relativa a Cosulich (che sarebbe stata trasmessa dai responsabili della rivista francese al direttore de L’Italia Scacchistica). Veritiera o imprecisa che fosse, tutti la ripresero così, tout court, senza ulteriori dettagli, e nessuno si preoccupò mai di approfondire.

La notizia pertanto poté apparire in tempi moderni pure su Wikipedia: 1980-Lima-terremoto… finché qualcuno si accorse che a Lima nel 1980 non erano state segnalate vittime da terremoti. Pertanto in un momento successivo sulla stessa enciclopedia apparve la diversa dicitura “catastrofe naturale a Lima nel 1980” in luogo della parola “terremoto”. Com’è facile oggi correggere la storia, vero?

Di detta rettifica parlò già su queste pagine nel 2017 Marco Bonavoglia, nel post Secondo Tartakower ovvero tre misteri scacchistici/3.

Ma di quale catastrofe naturale poté trattarsi? Mah! Sono tutti dettagli, lo so. Noi di UnoScacchista lasciamo volentieri che di questi misteri si occupino prevalentemente altri, ad esempio i colleghi di “Chi l’ha visto?”, ma a qualcuno potrebbe magari interessare sapere cosa ne pensiamo noi, dal momento che già ci siamo occupati del “caso Dolci”. E allora lasciatemi arrivare ad una conclusione che io ritengo piuttosto plausibile.

Del resto abbiamo avuto, a margine del bellissimo articolo di ottobre di Adolivio Capece, un commento, apparso anche su Facebook, del lettore Andrea Mori, che ha scritto: “Vedo che la leggenda di Cosulich scomparso “nel terribile terremoto di Lima del 1980” continua ad essere raccontata. Il fatto è che a Lima, Perù, nel 1980 non vi fu alcun terremoto, si veda ad esempio WikiPedia (https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_earthquakes_in_Peru)“

E’ una conferma dell’interesse, mai del tutto sopito, intorno all’argomento.

No, io non penso che siamo di fronte a una leggenda. Più facilmente siamo davanti ad una notizia generica e a un conseguente equivoco protrattosi nel tempo. Non so in ogni caso quanto credito si possa dare a Wikipedia, che per definizione è soltanto una ‘enciclopedia libera’ e che ad esempio non cita molti dei tanti gravi terremoti e catastrofi naturali che hanno colpito il Perù nel secolo XX. Ma se vogliamo dare un poco di credito a Wikipedia, vi troviamo anche scritto, oggi, che “… una rivista scacchistica francese ha dato la notizia del ritrovamento di un passaporto di uno scacchista di nome Cosulich in Perù, fra le vittime di un disastro naturale. L’assoluta mancanza di notizie dopo di allora fa pensare, nonostante il mancato ritrovamento del corpo, che in quell’evento abbia trovato la morte”.

Più o meno le stesse parole si leggono su “kripkit.com” (altra enciclopedia on line) nelle pagine dedicate ai giocatori di scacchi italiani: “Dagli anni ’60, Cosulich abbandonò la famiglia e gli scacchi divennero il suo unico mezzo di sussistenza. Sempre alla ricerca di sé e fortemente tentato dalle filosofie orientali, Cosulich visse fino ai giorni nostri, nello stile hippie di quegli anni. Nel 1977 Cosulich fu indagato nel corso dell’inchiesta delle Brigate Rosse. Fu esonerato abbastanza rapidamente e, appena tornato in possesso del passaporto, decise di andare in India. Tornò dopo un anno per andare in Sud America, dove era cresciuto. Da allora non si è più sentito. Più tardi, una rivista di scacchi francese ha riportato la scoperta di un passaporto di un giocatore di scacchi di nome Cosulich in Perù, tra le vittime di un disastro naturale. L’assoluta mancanza di notizie in seguito suggerisce, pur non trovandosi il corpo, che vi abbia trovato la morte”.

Notizia”, si badi, non “leggenda”. Del resto, quando i responsabili di una pubblicazione seria quale è “Europe Echecs” divulgano una notizia, per quanto vaga e imprecisa la medesima possa essere, non possiamo ogni volta dubitare della sua attendibilità e della buona fede di chi l’ha trasmessa. Come minimo, quasi sempre un fondo di verità deve esserci. Altrimenti vivremmo fra leggende, navigheremmo continuamente fra ombre ed invenzioni, talora deliri, manifestazioni più tipiche del complicato mondo odierno di Twitter o di Facebook o di Instagram o di WhatsApp.

E allora? Ci può in parte soccorrere quanto scrisse “Scaccomatto”, il notiziario mensile del Circolo Scacchistico genovese Centurini (n.6/1997), dove si accennò alla partenza di Roberto “una sera d’autunno del 1978, dopo essere passato dal Circolo a salutare gli amici”.

Scriveva “Scaccomatto”:

“… Qui ci giunge in aiuto la preziosa testimonianza di Mario Quaglia. Di ritorno dall’India, Cosulich passa da Genova, ora sbarbato, vestito bene, con i capelli corti (!). Racconta di avere girato l’India mantenendosi giocando a scacchi lampo (anche in questa specialità era bravissimo, aveva vinto diversi campionati italiani). Rimane qui qualche giorno, poi riparte. Il suo animo irrequieto e scontento lo spinge verso un’altra meta: torna in Sud America. Da questo viaggio Roberto Cosulich non ha più fatto ritorno. Qualche anno fa si è appreso, da una rivista di scacchi francese, che il passaporto di un certo Cosulich, maestro di scacchi, sarebbe stato rinvenuto in Perù tra le vittime di una calamità naturale. Il suo corpo non è però mai stato ritrovato”.

Sul viaggio di Roberto in Sud America non dovrebbero esserci dubbi. Tra l’altro sembra che in Sud America lui avesse trascorso alcuni anni da bambino, a seguito delle attività commerciali del padre. Ricordo infatti che Roberto era nato in una famiglia di armatori istriani, originari di Lussinpiccolo. Della storia di quell’affascinante e movimentata famiglia si occupò ad esempio nel marzo 2009 (come riportato dal quotidiano “La Stampa”) il Galata Museo del Mare di Genova, in una mostra dal titolo “Sulla rotta dei Cosulich. Navi e cantieri tra l’Adriatico, Trieste e Genova”, tutta dedicata alla lunga e avventurosa vicenda umana e aziendale della famiglia Cosulich.

Si leggeva sul quotidiano torinese: “imprenditori marittimi originari di Lussino i Cosulich sono stati protagonisti attivi della storia della navigazione e dell’imprenditoria marittima fin dalla seconda metà dell’Ottocento con la costruzione delle “bark” – i “brigantini a palo” – nei quali imbarcavano gli equipaggi di isolani per battere ogni angolo del Mediterraneo alla ricerca di carichi e affari, fino ai giorni nostri che vedono la famiglia ancora protagonista del mondo dello shipping”.

Sulla fine di Roberto, con ogni probabilità causata da un evento naturale quale un terremoto o un’alluvione, le notizie arrivarono evidentemente dal Sud America nel 1980 tardive e incomplete, causando equivoci e dubbi che tuttora si trascinano.

Se è vero che Roberto Cosulich partì per il Perù verso la fine del 1978, dopo il ritorno dall’India, e che da quel momento non fece più pervenire nessuna notizia a nessun amico o parente, si potrebbe anche presumere che l’evento naturale nel quale perì Roberto sia stato il forte terremoto (7,0 gradi Richter) dell’alba del 16 febbraio 1979 ad Arequipa, che è la seconda città più popolosa del Perù, città in precedenza già devastata dal terremoto del 1868. Anche in questo caso però il terremoto colpì più esattamente una zona diversa dalla città, ovvero il distretto di Chuquibamba e la Valle del Rio Majes, dove si ebbero vittime il cui numero non fu mai specificato.

La valle di Majes e le Ande peruviane (immagine dal sito Machu Picchu Travel Agency)

Il nostro Roberto poteva anche trovarsi laggiù in quei caldi giorni di febbraio. Teniamo pure conto che è assai più facile reperire, anche dopo molto tempo, un passaporto leggibile fra le macerie di una casa distrutta piuttosto che fra i resti di un’alluvione o di un incendio.

Oggi Roberto Cosulich avrebbe (o avrebbe avuto) 75 anni. E’ purtroppo ovvio che, non essendo mai stato ritrovato/riconosciuto ufficialmente il corpo, ogni supposizione riguardo la sua fine è ancora lecita, lecita come questa mia di oggi, lecita quanto certamente secondaria di fronte alla emozionante descrizione dello scacchista e dell’uomo presentataci dal nostro maestro Adolivio Capece nel suo recente post “Ricordo di Roberto Cosulich


P.S.: Nella immagine sotto il titolo: la T.S.S. MARTHA WASHINGTON (1925) Edit. G. Mastrolonardo – Milano-Trieste, per un’antica pubblicità della “Cosulich Lines”.

2 thoughts on “Ancora qualche riflessione sugli ultimi giorni di Roberto Cosulich

  1. Ricostruzione assai plausibile, ma di tutta la vicenda mi sfugge una cosa. Come si fa a dire passaporto di un maestro di scacchi di nome Cosulich? Non ricordo se sul passaporto, oltre i dati anagrafici, vi è indicata anche la professione, ma dubito fortemente che maestro di scacchi sia una professione indicabile sul passaporto. Quindi come nasce questo accostamento?

  2. No, un momento! Sul passaporto non è indicata la professione (un dato che può cambiare dall’oggi al domani).
    Sul passaporto c’era evidentemente scritto il nome di Roberto Cosulich, e Roberto Cosulich era/è un maestro di scacchi.
    Dunque non si tratta di un “passaporto di maestro di scacchi”! L’espressione “ritrovamento di un passaporto di uno scacchista di nome Cosulich” sta più semplicemente per “passaporto appartenente ad uno scacchista di nome Cosulich”.
    Ciò è vero, evidentemente, a meno che non si sia trattato di un caso di omonimia, eventualità remota ma mai da escludere al 100%.

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