Uno Scacchista

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I Tornei Internazionali di Scacchi del Banco di Roma: Boris Gulko

Boris e Anna Gulko nel 1977 all'Harvard Chess Club

(Antonio Monteleone)
Questa volta parliamo di uno scacchista statunitense di origine sovietica che negli anni Settanta è stato uno tra i migliori giocatori al mondo: Boris Gulko.

Vinse nel 1977 il Campionato Sovietico insieme a Dorfamn, caso estremamente raro di vittoria condivisa dovuto al fatto che loro pareggiarono anche il match di spareggio di sei partite e, una volta emigrato negli Stati Uniti, quello Statunitense per due volte nel 1994 e nel 1999, divenendo il primo, e ad oggi l’unico, giocatore ad aver vinto entrambi i titoli assoluti di scacchi sovietici e statunitensi. A dire il vero, questa sorta di record lo condivide con sua moglie, Anna Akhsharumova, anche lei scacchista e Grande Maestro Femminile, che vinse il Campionato Sovietico Femminile nel 1976 e nel 1984, e quello Statunitense nel 1987 per poi abbandonare la carriera scacchistica per quella di programmatore.

Nel 1988, a quarantuno anni non più giovanissimo ma sempre giocatore di prim’ordine, fu uno degli invitati all’undicesima edizione del Torneo del Banco di Roma vantando l’ELO più alto e affiancando l’altra stella sovietica (anche se lui aveva da poco cambiato bandiera) ben più matura e ex Campione del Mondo, il GM Vasily Smyslov, di cui abbiamo parlato nell’ultimo post.

Con queste premesse, era uno dei candidati finali per la vittoria e infatti arrivò nel terzetto di testa a pari merito, con lo slavo Marianovic che vinse per spareggio tecnico il torneo.

Nelle seguenti due partite, Gulko affronterà due nostri portacolori: Tatai, oramai in fase calante e il neo Campione d’Italia il MF Mario Lanzani, giovane promessa che pagherà lo scotto della disabitudine a giocare tornei di questi livelli.



Un Tatai spento consegna l’intera posta all’aversario. Le manovre inconcludenti di Cavallo sono il sintomo di una concentrazione non ottimale per uno dei nostri migliori giocatori che ha inseguito il titolo di GM senza riuscire a raggiungerlo.

Dal canto suo Gulko ha applicato la legge del “massimo risultato con il minimo sforzo”, usufruendo delle possibilità che l’avversario gli ha posto su un piatto d’argento.



In questo caso la lotta è stata un poco più intensa, con Lanzani che ha impiegato coraggiosamente un Gambetto di Budapest non frequente a questi livelli. Un unico errore importante lo ha condannato, ma è anche vero che il gap in termini di punteggio ELO era di più di duecento punti e la differenza alla fine è emersa.

Nella prossima partita, eccolo esibirsi in uno dei suoi pezzi forti: la Difesa Francese contro il MI ungherese János Rigó vincitore del Torneo B della precedente edizione.



Certo, il suo avversario l’ha aiutato decisamente, ma non si può criticare la Variante scelta, bensì una certa rilassatezza nella ricerca di un gioco al Centro che andava preparato in altra maniera.

Da considerare che questa Variante è stata impiegata da fior di giocatori, quali Spassky che la usò con successo nel suo primo Match Mondiale contro il granitico Petrosian, raggiungendo la parità del match al diciannovesimo incontro, per poi perderlo di un punto e rinviando l’appuntamento con la conquista del Titolo. In buona compagnia poi di altri nomi importanti quali Gufeld, Dorfman, Platonov, Barlov, Ljubojevic, Adorjan, Rogers e… dal Nostro GM Nazionale, Sergio Mariotti! Insomma, una Variante minore con un suo perché.

Boris Gulko alle Olimpiadi del 1990 (Collection of the World Chess Hall of Fame)

Gulko è stato un fortissimo giocatore, mantenendosi competitivo anche in età matura, vincendo i due Campionati Statunitensi sopra citati e qualificandosi al Campionato del Mondo FIDE nel 2004 da giocarsi in Libia. Qui si verificarono delle controversie dovute alla formula scelta, con un torneone con centoventotto partecipanti, con minimatch ad eliminazione diretta fino alla finale che prevedeva sei partite e poi gli spareggi rapidi con Armageddon finale in caso di reiterata parità, praticamente come si svolgono molti tornei oggi.  Le critiche furono per la formula a match, le poche partite della finale e il tempo di riflessione, che oggi è uno standard con i 90 minuti + 15 e 30 secondi a mossa, ritenuto troppo breve per un Campionato del Mondo.

Ma ben più pesanti furono le critiche alla scelta del paese ospitante, sia per le violazioni dei diritti umani che per il fatto che si impediva l’entrata nel paese ai cittadini israeliani e Gulko aveva la doppia cittadinanza, statunitense e, appunto, israeliana, avendo lui origini ebraiche. Nonostante alla fine questo impedimento venne rimosso con le assicurazioni della FIDE al riguardo, molti giocatori decisero di non partecipare, tra cui lo stesso Gulko e i giocatori con cittadinanza israeliana, a cui si aggiunsero per solidarietà altri giocatori, tra cui Anand e Svidler, con il risultato che solo tre dei primi dieci al mondo ne presero parte, dando vita ad uno dei più deboli Campionati del Mondo mai giocati.

Certo, Gulko arrivato alla soglia dei sessant’anni avrebbe avuto poche chances di aggiudicarsi il titolo, ma visti gli esiti finali se la sarebbe potuta giocare!

Il suo fiore all’occhiello, però, è lo score positivo nientepopodimeno che contro il grande Garry Kasparov, per un totale di otto partite giocate, con tre sue vittorie, una di Kasparov e quattro patte. Niente male, decisamente niente male!

Ancora oggi gioca dei tornei di scacchi a cui ha unito l’attività di giornalista e commentatore politico, trasferendosi con la moglie a Gerusalemme dove dovrebbe aver trovato finalmente “la quadra” per una serena vita scacchistica, professionale e familiare.

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