Uno Scacchista

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Tornei Open e FIDE Circuit: le difficoltà dei GM “Forti”

"Grandmaster" (Vasily Shulzhenko)

(Uberto Delprato)
Come prima cosa devo chiarire cosa intendo con GM “Forti”, perché è ovvio che i Grandi Maestri sono tutti ottimi giocatori. Con questa definizione necessariamente sintetica vorrei descrivere i GM che non appartengono al vertice delle liste Elo, diciamo sotto i 2700, ma sono comunque nell’elite mondiale, quindi sopra i 2600.

Si tratta per la quasi totalità di professionisti, ossia di persone che si guadagnano da vivere con gli scacchi. Lo possono fare in diversi modi: partecipando (e auspicabilmente vincendo premi) nei vari tornei, tenendo simultanee o lezioni, lavorando come allenatori, scrivendo articoli o libri, vendendo corsi online o sviluppando contenuti sui social media. In ogni caso lo fanno basandosi sulle proprie capacità di gioco testimoniate, almeno inizialmente, dal titolo e dal punteggio Elo; in seguito possono fare leva sul prestigio acquisito di forti giocatori, autori, allenatori o streamers.

Volendosi concentrare sul guadagnare soldi, punti Elo e prestigio nei tornei, i nostri GM “Forti” devono necessariamente partecipare ai principali tornei Open in giro per il mondo, anche perché di inviti a tornei chiusi ne ricevono ben pochi durante un anno, forse solo per il campionato nazionale e un grande torneo internazionale organizzato in patria e per il quale possono rivecere un invito “ad personam”.

 

Un caso emblematico, ma non unico, è Hans Moke Niemann, che non riceve praticamente inviti a tornei chiusi dai tempi della polemica prima e causa poi con Carlsen e che nella sua ricerca di affermarsi nell’agone internazionale è costretto a inseguire tornei Open un po’ ovunque.

Da quando poi la FIDE ha stabilito le nuove regole del FIDE Circuit 2024, la competizione nei tornei Open è di fatto aumentata, includendo anche i giocatori di prima fascia, come Erigaisi per fare un nome, che hanno nella qualificazione al Torneo dei Candidati 2026 per il vincitore del circuito un eccellente motivo per partecipare. Se si pensa che per la vittoria in solitaria nel Torneo dei Candidati di Toronto (probabilmente il più difficile torneo dell’anno) Gukesh ha ottenuto 26.94 punti, mentre Niemann ha ottenuto 20,82 punti per la vittoria nel Grenke Open, è facile capire perché i vari tornei Open sono appetibili anche per i giocatori sopra i 2700.


“Va bene, abbiamo capito Uberto, ma cosa vuoi dirci con questo post?”


Dopo questa lunga premessa, eccoci a ciò che mi ha dato lo spunto per alcune riflessioni: i commenti di Jordeen van Foreest (un ottimo GM olandese, 25 anni, Elo 2664, picco 2715, già vincitore del Tata Steel Chess 2021, secondo di Carlsen nel match contro Nepomniachtchi e a lungo membro del club 2700+) poco prima dell’inizio dello Sharjah Masters della seconda metà di maggio.

GM Jorden Van Foreest

Ecco la traduzione sul suo breve thread su Twitter/X:

Lo Sharjah Masters inizia oggi con una lista partecipanti molto forte, che include il numero 7 del mondo Arjun Erigaisi. Tuttavia, le condizioni finanziarie e i montepremi sono un disastro. Anche GM da 2600-2699 soggiornano in stanze doppie e il costo del volo non è rimborsato.
Rispetto all’anno scorso le condizioni finanziarie per i giocatori sono peggiorate. In precedenza veniva offerta una certa compensazione finanziaria, ma ora non c’è più neanche questa.
Penso che sia in atto una tendenza preoccupante: i tornei Open stanno diventando più forti, ma le condizioni al contorno e i montepremi sono stabili o in peggioramento. Mi chiedo come facciano i professionisti a sopravvivere in una situazione come questa.
Il circuito FIDE sembra peggiorare la situazione invece di migliorarla, perché incoraggia i migliori giocatori a giocare i tornei Open, togliendo così ai giocatori di livello inferiore la possibilità di andare a premio.

Senza entrare nel merito della situazione finanziaria di Jorden Van Foreest, quello che lancia è una sorta di grido di allarme che riguarda moltissimi giocatori “Forti” che non hanno uno sponsor o non ricevono un sufficiente sussidio dalla loro federazione.

Il GM lettone Arturs Neiksans (41 anni, Elo 2575, picco 2631) gli ha fatto subito eco commentando così:

La triste realtà oggi è che sempre più professionisti di scacchi tendono a giocare nei tornei Open solo per divertimento. Non ha molto senso giocare per guadagnare qualcosa, meglio fare lezioni o pubblicare corsi. Con l’inflazione e la crescente concorrenza la situazione non fa altro che peggiorare.

Il GM armeno Vasif Durarbayli (32 anni, Elo 2627, picco 2638) ha presto elaborato il concetto:

L’ecosistema degli scacchi professionistici viene minato dai giocatori sponsorizzati, in particolare dai giovani giocatori indiani. L’obiettivo principale di questi giocatori non è guadagnare denaro: ricevono abbastanza dai contratti di sponsorizzazione. Pertanto, vogliono giocare e non si preoccupano delle condizioni. Potrebbe non sembrare un grosso problema, ma sconvolge il sistema Open per i professionisti. I giocatori come me, con un punteggio superiore a 2600, perdono la capacità di negoziare. Come si può chiedere una stanza singola e un gettone di partecipazione quando i primi 10 giocatori al mondo come Erigaisi e altri giocano effettivamente per pochi centesimi? Questi giocatori stanno sostanzialmente distruggendo il mercato.

Vorrei condividere la mia esperienza personale. Ho giocato per anni nel Campionato a squadre turco e guadagnavo una discreta somma. Nel 2019 sono stato invitato di nuovo, ma a condizioni decisamente peggiori. Ho chiesto ad alcuni dei miei amici scacchisti turchi e mi hanno detto che ci sono giocatori indiani sopra i 2600 che giocano per quasi nulla.

Naturalmente non si tratta solo di giocatori indiani; anche giocatori di altri Paesi fanno la stessa cosa, ma c’è sicuramente un’influenza significativa dall’India. Personalmente, sono felice per i giocatori che ricevono sponsorizzazioni e spero che altri ci riescano. Ma accettando di giocare a fronte di pessime condizioni finanziarie stanno sicuramente danneggiando i giocatori di scacchi professionisti che cercano di guadagnarsi da vivere.

GM Vasif Durarbayli

E ancora, in risposta a chi gli domandava quale sarebbe la soluzione a questo problema (incolpare i giocatori indiani che ricevono un contributo fisso? Fondare un sindacato dei giocatori [NdA: che sulla carta esiste già]? Chiedere alla FIDE di risolvere la questione dall’alto?):

Ciò che viene detto non è così importante come CHI lo dice. I migliori giocatori hanno il potere di cambiare la situazione. Ad esempio, è bastato che Nepomniachtchi twittasse una sola volta su come fosse troppo facile ottenere il titolo di GM, che il sistema è migliorato quasi istantaneamente aggiungendo una regola secondo cui almeno una norma deve essere ottenuta in un torneo Open. Probabilmente non era obbligato a farlo, ma il suo gesto si è tradotto in qualcosa di buono per la comunità.

Ora Jorden van Foreest ha parlato del peggioramento delle condizioni, e la cosa ha attirato l’attenzione della comunità degli scacchi, il che è fantastico! Ho detto cose simili e ho presentato questi problemi numeri alla mano due anni fa in un post sul mio blog (NdA: “Am I a Chess Tourist?“), che ovviamente non ha ricevuto la stessa attenzione del tweet di Jorden perché lui ha una posizione migliore della mia nella classifica mondiale e, quindi, è più importante di me. Questo non è lamentarsi, ma solo sottolineare un fatto.

So che puntare il dito verso Erigaisi può sembrare ingiusto, ma è uno dei leader del mondo degli scacchi e dovrebbe pretendere condizioni migliori per se stesso. Ciò migliorerà indirettamente le condizioni per tutti. Secondo me, il minimo che i top player possano fare per la comunità è esigere condizioni adeguate per se stessi. E quando non lo fanno, dovrebbero essere criticati dagli altri. Questo è sostanzialmente quello che sto facendo.

Si può essere d’accordo con ciò che pensa Durarbayli, ma il problema sollevato da van Foreest non credo si possa considerare solo come una lamentela occasionale, né penso che un giocatore giovane come Erigaisi si possa far carico di un andamento che è evidentemente generalizzato.

Decenni fa il problema erano i giocatori sovietici che giocavano a condizioni chiaramente non sostenibili per i giocatori occidentali (oltre a essere mediamente molto più forti), poi arrivarono Fischer e, dopo di lui, Kasparov che, pur guardando al proprio tornaconto, riuscirono ad ottenere un deciso miglioramento delle condizioni economiche per tutti.

Altri tempi: Wesley So, vincitore del Millionaire Open 2014 (courtesy Millionaire Chess)

Oggi viviamo in una situazione generale decisamente più libera dal punto di vista del mercato e non si può certo fare una colpa ai giocatori che trovano uno sponsor o che ricevono sufficienti risorse dalle loro federazioni. In un certo senso si può parlare di libera competizione in un libero mercato, ma sembra evidente che, schiacciati tra il circuito dei tornei chiusi e quello dei tornei online (monopolizzati da chess(dot)com), c’è poco spazio di contrattazione per chi non appartiene, per immagine, per prestigio o per amicizia, al “giro giusto”.

Non ho ricette magiche, sono solo UnoScacchista, ma mi piacerebbe sapere da chi ci legge, specialmente i giocatori professionisti, cosa ne pensano e qual è la direzione verso cui le cose secondo loro stanno andando.

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1 ha pensato a “Tornei Open e FIDE Circuit: le difficoltà dei GM “Forti”

  1. La vera domanda è: “chi ha detto che giocare a scacchi debba essere un lavoro?”. Chi ha scelto questa professione invece di “un lavoro vero”, deve essere consapevole dei rischi che corre. Noi giocatori a -1000 punti Elo dai GM partecipiamo a nostre spese ai tornei, tenendo vivo il nostro gioco, e neanche pensiamo a rifarci con i premi. Chissà, forse siamo solo noi i veri scacchisti? Non ci sono soldi per tutti, negli scacchi, perché gli sponsor sono attratti da altri sport più di massa (almeno in occidente). Chi riesce ad imporsi come personaggio, più che come persona, riesce ad attrarre sponsor e sopravvivere… per gli altri: c’è sempre l’alternativa del “lavoro vero”! 😉

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