Uno Scacchista

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#CarlsenNepo – Commento finale di UnoScacchista

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I festeggiamenti per Carlsen che si conferma Campione del Mondo (Foto di Eric Rosen)

(Uberto D.)
Ieri, con la cerimonia di premiazione, si è ufficialmente chiuso a Dubai il Match per il Campionato del Mondo 2021. Una cerimonia abbastanza sottotono, devo dire, ma i veri fuochi di artificio si erano già visti sulla scacchiera, anche se solo di fabbricazione norvegese. Ad incontro terminato, si possono svolgere alcune considerazioni sui giocatori, sui loro teams e su come il match si è sviluppato in due metà, separate esattamente dalla sesta fatidica partita.

La premiazione

Carlsen con trofeo e corona d’alloro (Foto di Niki Riga)

La cerimonia finale è stata molto semplice, con la obbligatoria parata di personalità e la consegna di medaglie ai giocatori e del trofeo a Carlsen.

Nessuna coreografia, balletto o musica se non l’inno nazionale norvegese: l’unico richiamo alla tradizione dei Campionati del Mondo è stata la consegna della corona di alloro per il  Campione.

A festeggiare il norvegese c’erano 3 ex-Campioni del Mondo: li riconoscete nella foto? (NdA: La risposta è alla fine del post)

4 Campioni del Mondo sul palcoscenico (Foto di Eric Rosen)

Team Carlsen

E’ evidente che una gran parte del successo di Carlsen è dovuto all’eccellente lavoro svolto dal suo team, che infatti è stato ringraziato dal norvegese in più riprese, anche durante la premiazione subito dopo essere stato confermato Campione del Mondo.

Nel breve video postato da Chess24, Carlsen presenta i 5 membri del suo team: Peter Heine Nielsen (coordinatore), Jan Gustafsson, Laurent Fressinet, Jordeen Van Foreest e Daniil Dubov. Spiega anche i ruoli specifici: Jordeen e Daniil sono quello che portano nel team le nuove idee, Laurent è colui che suggerisce le idee “noiose”, Jan le buone idee e Peter Heine le idee “pazze”.

Al di là della battute non si possono non notare due aspetti importanti.

Il primo è la bravura di Peter Heine Nielsen: il danese non ha solo guidato il team Carlsen nei 5 vittoriosi match mondiali, ma anche il team Anand nei due match vinti e nel torneo del 2007 a Città del Messico, vincendo il quale Anand si laureò Campione del Mondo. Insomma una vera garanzia.

Il secondo è il ruolo di Daniil Dubov: il suo “tocco” in apertura è stato notato da molti, in particolare da Caruana, vedendo Carlsen giocare sacrifici di pedone in apertura con conseguenze non necessariamente chiare ma con un evidente compenso dinamico. La presenza di Dubov nel team avversario dello sfidante ha sollevato molte e pesanti critiche da parte di molti giornalisti e scacchisti russi, primi fra tutti Karjakin e Shipov (ex-allenatore di Dubov). Il ragazzo ha risposto punto su punto alle critiche in una lunga intervista rilasciata al sito www.championat.com, nella quale ha spiegato di aver già lavorato con Carslen per il match contro Caruana, di essersi impegnato con il norvegese ben prima che Nepomniachtchi vincesse il Torneo dei Candidati e che, piuttosto che escluderlo dalla squadra nazionale russa, dovrebbero considerare che uno degli esponenti giovani della squadra russa ha avuto modo di lavorare per mesi con il giocatore più forte degli ultimi anni, portando ad esempio la sua vittoria nel Campionato del Mondo Rapid nel 2018 ottenuta subito dopo aver lavorato con Carlsen per il match di Londra. In ogni caso una coda spiacevole, che, pur non togliendo nulla al successo del norvegese, potrebbe creare problemi a Dubov.

Medaglia d’oro a Carlsen (Foto di Eric Rosen)

La gestione del match da parte del team Carlsen è stata perfetta, sia nella strategia generale nel match, sia preparazione delle aperture con cui cercare di spezzare l’equilibrio in apertura: niente lunghe varianti principali da computer, ma molte linee secondarie, non necessariamente “prime scelte” del computer ma complicate da valutare sulla scacchiera.

Certo, potevano contare sulle qualità di Carlsen (che si è confermato giocatore migliore di Nepo) e non è stato necessario applicare i piani di emergenza come dovettero fare a New York nel match contro Karjakin, ma tutto si è svolto per il meglio, quindi… bravi.

Team Nepo

Per il team guidato dal GM Potkin si potrebbe rovesciare il ragionamento positivo fatto per il Team Carlsen, mettendo in evidenza alcune carenze che si sono evidenziate: la decisione di contrastare Carlsen sul suo terreno anziché esaltare le caratteristiche di gioco di Nepomniachtchi e la insufficiente preparazione mentale dello sfidante a reggere un match contro una “bestia” come il Campione del Mondo.

Non sono stato in grado di recuperare il nome di tutti i membri del team, ma è chiaro che tutti i Top Player russi sono stati a qualche titolo coinvolti, in particolare Sergey Karjakin, che, come avete letto, è anche volato a Dubai dopo la sconfitta nella 6ª partita per dare il suo contributo alla causa.

Medaglia di argento a Nepomniachtchi (Foto di Eric Rosen)

Un paio di considerazioni sono però evidenti e riguardano proprio il giocatore Nepomniachtchi. La prima è che, al momento, non è al livello di Carlsen sotto molti di quegli aspetti che sono indispensabili per vincere un match: la solidità psicologica, la capacità di riconoscere il momento in cui spingere e quello in cui fare patta, la capacità di reagire (in termini più generali, di essere resilienti).

Ma, soprattutto, la considerazione che a me sembra più evidente è stata la mancanza di fiducia nei propri mezzi, di convinzione di poter vincere. Ho sempre avuto l’impressione che Carlsen fosse “entrato nella testa” di Nepo ben prima che il match iniziasse e che, dopo la sconfitta nella 6ª partita, Nepo sia entrato una spirale negativa dalla quale né il suo team, né il taglio del codino sono riusciti a farlo uscire. Il suo ultimo errore (23. g3 nell’11ª partita) è quasi sembrata una decisione consapevole e voluta di mettere fine ad un agonia o di anticipare una fine che aveva già vissuto nella sua mente.

Al di là della capacità di Nepomniachtchi di guadagnarsi di nuovo il diritto a sfidare Carlsen vincendo il Torneo dei Candidati, sembra che solo Caruana abbia fino ad ora trovato la chiave per sfidare il norvegese su un terreno pari. Materia per i prossimi allenatori!

Lo svolgimento del match

Riprendiamo il tabellino finale del match dopo l’undicesima partita.

WCC 2021 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 TOT
Carlsen ½ ½ ½ ½ ½ 1 ½ 1 1 ½ 1
Nepomniachtchi ½ ½ ½ ½ ½ 0 ½ 0 0 ½ 0

Cliccando sul numero della partita si apre il post relativo.

E’ evidente anche graficamente che il match è diviso in due tronconi: le prime 5 partite, chiuse con il risultato di 2,5 a 2,5, e le seconde 5 partite, nelle quali Carlsen ha chiuso il match con un secco 4-1. In mezzo a questi due tronconi, la partita-svolta: la sesta, vinta da Carlsen ma in parità instabile per la sua quasi totalità. Una partita che a posteriori ha scatenato un’effetto slavina sullo svolgimento del match: tutto è dipeso da quel risultato, quasi come se il match sia stato deciso, in sostanza, in una singola partita.

La differenza tra Nepo-1 e Nepo-2 è enorme e non spiegabile solamente con considerazioni puramente scacchistiche. E’ chiaro che dopo il primo risultato decisivo il match sarebbe entrato, in un modo o nell’altro, in un’altra modalità ma è risultato anche chiaro come l’atteggiamento scanzonato e apparentemente fiducioso del russo in conferenza stampa era solo un tentativo di “sfuggire” alla pressione.

Carlsen con il trofeo (Foto di Eric Rosen)

Si è parlato a lungo della accuratezza delle mosse dei giocatori quando paragonate alla scelte dei motori scacchistici, ma è qui che il “tocco umano” di Carlsen ha fatto la differenza. Ho parlato già (qui l’ultima volta) di una caratteristica particolare del gioco di Carlsen, che è la capacità di creare problemi all’avversario. Questa capacità, che nel 2013 il GM Jonathan Rowson aveva definito in inglese “nettlesomeness“, non si evidenzia tanto nel giocare le migliori mosse scelte dal computer (e anche in questo Carlsen è molto bravo, ad esempio in caso di necessità di difendersi), quanto nel trovare mosse non ottimali che cerchino di sbilanciare l’avversario. Per fare ciò serve una capacità mostruosa di riconoscere la differenza tra mosse non ottimali ed errori, ovvero nel saper entrare in posizioni anche leggermente inferiori (ma ancora all’interno della pattabilità) pur di far uscire l’avversario dalla sua “comfort zone”.

Questo è stato proprio ciò che alcuni commentatori russi hanno lamentato: secondo loro Carlsen non avrebbe fatto molto nella prima parte del match se non punzecchiare Nepo cercando di farlo sbilanciare. Poi, una volta creato lo squilibrio, è stato il russo a precipitare nel pozzo. Bene, dico io: questo è esattamente come si gioca un match. Si gioca contro l’avversario e in questo Carlsen ha ormai sviluppato qualità e capacità eccelse.

Da questo punto di vista, la sesta partita è stato solo il detonatore di una situazione critica che il norvegese stava costruendo: Nepo avrebbe potuto pattare quella partita e cadere in una partita successiva, oppure continuare a combattere ad armi pari ma, come la vita insegna, sono gli eventi singoli che spesso decidono il corso delle nostre avventure e Carlsen ha fatto di tutto perché quella crepa nella preparazione di Nepo si creasse e si allargasse.

Il prossimo sfidante, che sia Firouzja, Caruana o chiunque altro, dovrà dotarsi di un’armatura psicologica robusta e flessibile, oltre a prepararsi alla perfezione dal punto di vista puramente scacchistico. I segnali, per me, sono chiari: è la soluzione dell’enigma-Carlsen che ancora non è stata trovata.

Ultime considerazioni personali

La fortunata coincidenza che mi ha permesso di volare a Dubai ed assistere a due partite del match mi porta a valutare l’evento sotto una luce diversa da quella che potrebbe avere un semplice appassionato. Non lo dico dal punto di vista tecnico, ma da quello del coinvolgimento emotivo.

Ho già condiviso con voi molte delle mie impressioni in un post “di colore” qualche giorno fa (“UnoScacchista al mondiale: foto e video“) e ripensando a quei giorni passati tra Sala Stampa e Sala di gioco, non posso che riconoscere l’enorme sforzo organizzativo che un evento del genere richiede e la passione con la quale molti tra FIDE, giornalisti e fotografi fanno sì che un match mondiale giocato in una località diventi un evento di risonanza mondiale, con coperture mediatiche eccellenti, commentatori di prim’ordine e immagini che sanno documentare ed emozionare.

Lo staff FIDE (David Llada è il primo a sinistra) e un certo Magnus (Auto-Foto di David Llada)

Ecco, chiudo ripetendo il mio ringraziamento alla FIDE e a David Llada per avermi permesso di far parte “del gruppo”, ai molti reporter che hanno arricchito la mia permanenza a Dubai, primo fra tutti Leontxo Garcia, e, soprattutto, gli amici fotografi senza i quali i miei post sarebbero stati molto più noiosi.

I fotografi: da sinistra Niki Riga, Eric Rosen, Maria Emelianova e Lennart Ootes (Foto di Eric Rosen)

Grazie, alla prossima! (che per me non sarà ai Campionati del Mondo Rapid e Blitz che si giocheranno tra Natale e Capodanno a Varsavia dopo la forzata rinuncia del Kazakistan)


PS: I 3 Campioni del Mondo (oltre a Magnus Carlsen) che si vedono nella foto che vi ho mostrato sono Vishy Anand, Zhu Chen e Nona Gaprindashvili. Quanti ne avevate riconosciuti?

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